domenica 19 maggio 2013

Servizio editing per politici piddini in libreria

Sei un dirigente o un aspirante tale del Partito Democratico e vuoi scrivere un libro di attualità politica sul centrosinistra? 
Io, nonunacosaseria, ti aiuterò in questa tua non semplice impresa. 
Ti dirò come scrivere il capitolo del libro in cui sottolineerai che tu lo avevi già detto o previsto. Non importa cosa: un risultato elettorale, un’evoluzione delle dinamiche interne di partito, una congiura di franchi tiratori... 
Scoverò per te le forme migliori per criticare il dirigente che ti sta antipatico, magari senza nominarlo esplicitamente, in modo da fare la parte di quello costruttivo e non di quello rancoroso. 
Posizionerò sapientemente le paroline in inglese che fanno trend e anche brand, oltre la green economy e la web strategy. 
Individuerò i personaggi migliori da citare, inclusi i cantanti e i versi delle loro canzoni e tutti quelli che fra tre anni nessuno più ricorderà chi fossero, ma che oggi sono sulla cresta dell’onda. 
Confezionerò per te gli aneddoti più succosi, i retroscena più gustosi, gli apologhi più curiosi e farò in modo che non sfuggano ai lanci delle agenzie. 
Cosa aspetti? Contattami, non te ne pentirai!

sabato 18 maggio 2013

Perché il Porcellum è a rischio di incostituzionalità

Nel documento della Corte di Cassazione di adire la Corte Costituzionale per l’eventuale incostituzionalità di alcune parti della legge elettorale stanno tre passaggi molto significativi.
  1. La Cassazione spiega che il premio di maggioranza alla Camera è a rischio costituzionalità perché la finalità della stabilità di governo “può giustificare una limitata deroga al principio della rappresentanza e la sottrazione alla minoranza di un certo numero di seggi, tuttavia occorre pur sempre che il meccanismo che consente la traduzione dei voti in seggi non determini una sproporzione talmente grave da risultare irragionevole e, quindi, in violazione dell’art. 3 Cost.”. 
  2. Anche il premio di maggioranza su base regionale per il Senato è a rischio costituzionalità: per i soliti motivi già detti, più altri due. Il primo è che “essendo il premio diverso per ogni regione, il risultato è una sommatoria casuale dei premi regionali che finiscono per elidersi tra loro e possono addirittura rovesciare il risultato ottenuto su base nazionale”, andando così a intaccare i dettami del bicameralismo perfetto (art. 94 co. 1 Cost.) e l’esercizio della funzione legislativa (art. 70 Cost.); il secondo è che “l’entità del premio varia regione per regione ed è maggiore nelle regioni più grandi e popolose, con l’effetto che il peso del voto (che dovrebbe essere uguale e contare allo stesso modo ai fini della traduzione in seggi) è diverso a seconda della collocazione geografica dei cittadini elettori”, violando così gli artt. 3 e 48 co. 2 Cost. Sottolinea la Cassazione che non ha senso invocare l’articolo 57 co. 1 (Senato eletto su base regionale), ossia il motivo per cui fu introdotto questo meccanismo, perché qui è in discussione non l’attribuzione dei seggi su base regionale, ma soltanto le caratteristiche e gli effetti del premio. 
  3. L’abolizione del voto di preferenza secondo la Cassazione intacca gli artt. 56 co. 1 e 58 co. 1 Cost. Essi stabiliscono che il suffragio è diretto per l’elezione dei deputati e dei senatori: “il dubbio è se possa considerarsi come diretto oppure come sostanzialmente indiretto, e quindi incompatibile con la Costituzione, un voto che non consente all’elettore di esprimere alcuna preferenza, ad esempio indicando il nominativo di un candidato sulla scheda”. 
Non so come valuterà la Consulta queste considerazioni. I primi due punti, in particolare, mi paiono molto ragionevoli e condivisibili; ho qualche dubbio sull’ultimo, quello riguardante il voto di preferenza, ma io non sono un costituzionalista. 
Però, nella sostanza, mi pare che il succo della sentenza della Cassazione possa essere raccontato così: è l’ora di finirla con i machiavellismi elettorali, che oltre a produrre effetti perversi sono pure a rischio costituzionalità; il legislatore si ponga un obiettivo da raggiungere e scriva una legge coerente con quell’obiettivo. Avessimo in Parlamento legislatori seri, costoro ne approfitterebbero per mettere una pietra su tutto il Porcellum e tornare al sistema che c’era prima, magari eliminando le storture presenti (lo scorporo), in attesa di trovare l’accordo per una legge elettorale decente. Vedremo se faranno così o troveranno nuovamente delle scorciatoie. Io qualche sospetto di come andrà a finire ce l’ho, ma spero vivamente di sbagliarmi.

venerdì 17 maggio 2013

Quando Grillo butta il pallone in tribuna

Una cosa che ho capito di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle è che quando la questione è un po’ più complessa e non può essere risolta a Kasta / Fontanelle dell’Acqua Pubblica / Fonti Energetiche Rinnovabili (semplifico un po’, ma ci siamo largamente intesi) fa come i liberi delle squadre di calcio provinciali degli anni Sessanta: butta il pallone in tribuna, il più lontano possibile. 
Ci sono due questioni, in particolare, che non rientrano nella casistica di cui sopra. La prima è l’euro, la seconda è tutto quel che ha a che fare, direttamente o indirettamente, con l’immigrazione. Ora, Grillo deve essere radicale. Non può ammettere le mezze misure, i toni di grigio. Non può essere nemmeno un radicale del riformismo, perché dovrebbe prendere in considerazione soluzioni complesse e difficili da tradurre in slogan. Purtroppo, non può essere né radicale di sinistra-sinistra, né radicale di destra-destra. Grillo non è un Vendola qualunque, nemmeno un Bossi qualunque. E allora cosa fa? Ti scrive dei post in cui parla male dell’euro o in cui trova tutta una serie di obiezioni allo ius soli o ti fa un forzatissimo elenco di casi di criminalità che hanno avuto per protagonisti immigrati. Ma poi, al momento di concludere, non conclude. Si fa un referendum. Oh, intendiamoci: Grillo non ha detto che non vuole l’euro o che è contro l’immigrazione o lo ius soli. Si fa un referendum. Certo, dopo aver letto quel che ha scritto, essere favorevoli all’euro o all’immigrazione o allo ius soli non è semplice, ma si fa un referendum. Appunto, si butta la palla in tribuna. E, mi raccomando, se il pallone non ritorna in campo, poi non date la colpa a quel difensore che l’ha buttato in tribuna.

giovedì 16 maggio 2013

La dannosa "manutenzione minima" del Porcellum

Dalle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dal ministro Quagliariello e da quel che si legge sui giornali, mi pare che la strategia sulle riforme istituzionali segua due (pessime) direttrici. 
La prima è che si continuerà in quest’ottica di vincolare la modifica della legge elettorale a quella costituzionale sulla forma di governo. Per certi aspetti, sarebbe anche giusto: visto che cambio l’assetto istituzionale dello Stato, faccio una legge elettorale che sia la migliore per quell’assetto. Per altri aspetti, però, è una boiata pazzesca. Primo, perché – tanto per citare alcuni esempi – in Europa abbiamo Regno Unito, Spagna e Germania che sono tutte e tre forme di governo parlamentari, ma una con legge elettorale maggioritaria, una con legge elettorale proporzionale e una con legge elettorale mista. A conferma che i due argomenti possono tranquillamente andare ognun per conto suo, basta avere chiaro l’obiettivo di fondo: la priorità è la governabilità oppure la tutela del pluralismo ideologico? Secondo, perché nel nostro ordinamento, per cambiare sistema di voto è sufficiente una legge ordinaria, con tempistiche molto più brevi rispetto alla legge costituzionale: quindi, legare i due aspetti significa rimandare alle calende greche la riforma elettorale. E lasciare che i maligni come me pensino che ciò sia legato al fatto che, a trarne vantaggio, sarebbe il partito di cui Quagliariello è autorevole esponente. 
Infatti – e siamo alla seconda scellerata direttrice – nell’attesa si pensa di intervenire con (cito il ministro Quagliariello nella sua intervista di ieri al Corriere) “azioni di manutenzione minima, allo scopo di avere un meccanismo diverso dal Porcellum qualora fosse necessario andare a votare (…) come è avvenuto di recente, basta uno 0,3% in più per ottenere il doppio dei parlamentari del concorrente”. Mi chiedo cosa significhi questa “manutenzione minima”. Come ho scritto tante volte, i problemi del Porcellum sono tantissimi. La costituzionalità del premio di maggioranza, le liste bloccate, il premio di maggioranza su base regionale al Senato. Togliendo soltanto il premio di maggioranza, o innalzandolo sopra il 40%, si aumenterebbe la democraticità del sistema elettorale, ma renderemmo ancor più proporzionale il sistema aumentando il rischio di ingovernabilità (anche innalzando la soglia per avere il premio, perché si favorirebbero coalizioni ampie in cui partiti piccoli avrebbero potere di veto). Eliminando soltanto l’impossibilità di scegliere i candidati, verrebbero recepite le richieste di milioni di italiani, ma non si risolverebbe il pateracchio generale che combina questa legge. A mio parere, procedendo per manutenzione minima, l’unica sarebbe eliminare la base regionale al premio di maggioranza al Senato: in questa maniera, avremmo comunque una delle leggi elettorali più brutte del mondo e pure a rischio di costituzionalità, ma perlomeno si eliminerebbe l’aleatorietà del risultato elettorale e si avrebbero maggiori possibilità di una coerenza tra gli esiti del voto nelle due Camere. Purtroppo, non credo che Quagliariello si riferisca a quest’ultima opzione quando parla di manutenzione minima. E temo che le anime belle del PD, chiuse nella loro autoreferenzialità, non si accorgano del vicolo cieco in cui si sono infilate.

mercoledì 15 maggio 2013

Ius soli e battesimo cristiano

Una delle obiezioni che sto leggendo più spesso alla norma che vorrebbe introdurre lo ius soli in Italia è quella pronunciata oggi in Aula alla Camera da Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia): “Non è detto che un bambino figlio di genitori stranieri da adulto tenga maggiormente alla cittadinanza italiana rispetto a quella del Paese di cui è originaria la famiglia. Il che non ci sembra una questione secondaria, anzi, dare la cittadinanza con lo ius soli – e qualcuno dovrebbe spiegarci perché in Europa non lo addotta quasi nessuno – sarebbe un’imposizione odiosa, una sorta di forma di razzismo al contrario, un’ostentazione di superbia con la quale uno Stato dice: mi sento superiore a quello da cui proviene la tua famiglia e quindi ti concedo il privilegio di diventare mio cittadino”. 
Ora, potremmo osservare due cose. La prima è che nel progetto di legge sullo ius soli presentato dal PD (lo cito non perché del PD, ma perché il ministo Kyenge è cofirmatario) si prevede esplicitamente, all’art. 1 co. 4, la possibilità di rinunciare alla cittadinanza italiana “entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, se in possesso di altra cittadinanza”. Quindi, il problema sollevato da Rampelli (e da tanti altri) nemmeno ha senso di esistere. 
La seconda cosa che potremmo osservare è che è parecchio curioso che tale obiezione venga sollevata in un Paese cattolico, magari da chi – come Rampelli – è cattolico e difende le radici cristiane di questo Paese cattolico: una cultura radicata e diffusa, che non scandalizza nessuno, prevede il battesimo, ossia la pratica di imporre a un bambino non in grado di intendere e volere l’appartenenza a una religione (e se poi, una volta diventato adulto,...?).

martedì 14 maggio 2013

Quei privilegiati dei parlamentari gay

Qui sembra che, a parte l’abolizione dell’Imu, il problema in Italia siano i soldi e i privilegi dei parlamentari. Siamo arrivati al punto che – come ha raccontato oggi Ivan Scalfarotto – l’eliminazione di una discriminazione per alcuni di loro viene equiparata all’introduzione di un privilegio. 
Ora, io capisco che veniamo da una storia di Casta che conosciamo fin troppo bene e sono convinto che in questo momento storico i rappresentanti nelle istituzioni abbiano il dovere etico di dare un segnale ancora più forte e palpabile di sobrietà ai loro concittadini fuori dal Palazzo. Ma tra i doveri non scritti del parlamentare, a mio parere, credo ce ne sia uno che impone a ogni deputato e senatore di saper distinguere dove finisce la propaganda e dove inizia il buonsenso. Non mi pare che questa sia una dote di cui sian colmi i pentastellati di Camera e Senato.

Se questo è un flop

Io non mi stupisco se un canale Mediaset fa un programma di approfondimento sulle vicende giudiziarie di Berlusconi e questo si rivela un flop sotto il profilo degli ascolti. 
Mi stupisco, invece, di chi si stupisce. 
La guerra dei vent’anni esiste solamente nella testa di una minoranza di italiani. Fosse un problema che interessa davvero la maggioranza di noi, Berlusconi non sarebbe ancora lì, dopo aver malgovernato l’Italia per nove anni. 
Però alimentare il clima e tenere alta la retorica su questa cazzo di guerra fa comodo a parecchi. A quelli che utilizzano o scontro tra buoni e cattivi, tra azzurri e rossi, tra apostoli della libertà e comunisti con la toga come arma per poter mettere la sordina alla propria incapacità di governo; e a quelli che ci hanno costruito una fortuna fingendo di opporvisi. Chi sono costoro? Basta leggere le dichiarazioni degli uni e gli articoli degli altri, non è difficile.