Dalle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dal ministro Quagliariello e da quel che si legge sui giornali, mi pare che la strategia sulle riforme istituzionali segua due (pessime) direttrici.
La prima è che si continuerà in quest’ottica di vincolare la modifica della legge elettorale a quella costituzionale sulla forma di governo. Per certi aspetti, sarebbe anche giusto: visto che cambio l’assetto istituzionale dello Stato, faccio una legge elettorale che sia la migliore per quell’assetto. Per altri aspetti, però, è una boiata pazzesca. Primo, perché – tanto per citare alcuni esempi – in Europa abbiamo Regno Unito, Spagna e Germania che sono tutte e tre forme di governo parlamentari, ma una con legge elettorale maggioritaria, una con legge elettorale proporzionale e una con legge elettorale mista. A conferma che i due argomenti possono tranquillamente andare ognun per conto suo, basta avere chiaro l’obiettivo di fondo: la priorità è la governabilità oppure la tutela del pluralismo ideologico? Secondo, perché nel nostro ordinamento, per cambiare sistema di voto è sufficiente una legge ordinaria, con tempistiche molto più brevi rispetto alla legge costituzionale: quindi, legare i due aspetti significa rimandare alle calende greche la riforma elettorale. E lasciare che i maligni come me pensino che ciò sia legato al fatto che, a trarne vantaggio, sarebbe il partito di cui Quagliariello è autorevole esponente.
Infatti – e siamo alla seconda scellerata direttrice – nell’attesa si pensa di intervenire con (cito il ministro Quagliariello nella sua intervista di ieri al Corriere) “azioni di manutenzione minima, allo scopo di avere un meccanismo diverso dal Porcellum qualora fosse necessario andare a votare (…) come è avvenuto di recente, basta uno 0,3% in più per ottenere il doppio dei parlamentari del concorrente”. Mi chiedo cosa significhi questa “manutenzione minima”. Come ho scritto tante volte, i problemi del Porcellum sono tantissimi. La costituzionalità del premio di maggioranza, le liste bloccate, il premio di maggioranza su base regionale al Senato. Togliendo soltanto il premio di maggioranza, o innalzandolo sopra il 40%, si aumenterebbe la democraticità del sistema elettorale, ma renderemmo ancor più proporzionale il sistema aumentando il rischio di ingovernabilità (anche innalzando la soglia per avere il premio, perché si favorirebbero coalizioni ampie in cui partiti piccoli avrebbero potere di veto). Eliminando soltanto l’impossibilità di scegliere i candidati, verrebbero recepite le richieste di milioni di italiani, ma non si risolverebbe il pateracchio generale che combina questa legge. A mio parere, procedendo per manutenzione minima, l’unica sarebbe eliminare la base regionale al premio di maggioranza al Senato: in questa maniera, avremmo comunque una delle leggi elettorali più brutte del mondo e pure a rischio di costituzionalità, ma perlomeno si eliminerebbe l’aleatorietà del risultato elettorale e si avrebbero maggiori possibilità di una coerenza tra gli esiti del voto nelle due Camere. Purtroppo, non credo che Quagliariello si riferisca a quest’ultima opzione quando parla di manutenzione minima. E temo che le anime belle del PD, chiuse nella loro autoreferenzialità, non si accorgano del vicolo cieco in cui si sono infilate.