giovedì 18 giugno 2009

Come ingannare il telespettatore senza incorrere nelle sanzioni dell'autorità garante

Una persona a me cara ha suggerito di non guardarlo più il TG1, ché a vederlo ci si guasta il sangue. Vero. Ma io non posso farne a meno, non posso adeguarmi, perlomeno non ora. Anzi, è proprio questo il momento in cui vanno denunciati gli stupri al buonsenso, all’intelligenza dei telespettatori, all’etica dell’informazione.
Il TG4 è fazioso, è schieratissimo e viene multato per le continue violazioni alla par condicio. Il notiziario di Fede, tuttavia, non è subdolo come il TG1 minzoliniano. Il servizio di ieri sera sull’inchiesta pugliese, giusto per citare un caso, è costruito in modo tale che una eventuale denuncia all’autorità garante non troverebbe alcun riscontro sanzionatorio. Il giornalista che lo ha confezionato potrebbe difendersi dicendo che non ha detto niente che non sia vero, che non è certo colpa sua se D’Alema domenica scorsa ha detto quel che ha detto, che nessuna norma impedisce di dire che un magistrato appartiene a una corrente (anzi: diritto di cronaca), che nel servizio è stato dato spazio a due esponenti del PD così come a due del PdL. Direbbe tutte cose vere.
L’inghippo, infatti, sta nella successione delle frasi dette e di quelle non dette, nelle sfumature di tono e di colore. C’è del mestiere, insomma. Ne ho accennato anche nel mio post di ieri.
Faccio un solo rilievo. Il coinvolgimento di Berlusconi viene raccontato con frasi che evidenziano l’incertezza: millanterie, misteri, tutto da verificare. L’illazione che D’Alema sapesse, che pure è solamente un’ipotesi sostenuta da uno schieramento politico, è invece data per certa e rafforzata dalla notazione dell’appartenenza del pm a una corrente. Un inciso, quest’ultimo, rivolto a un pubblico più attento e informato. Uno si potrebbe chiedere: la famosa casalinga di Voghera cosa ne sa di Magistratura Democratica? Niente ne sa. Ma intanto si butta lì: chi vuol capire, capisce. E gli altri hanno la pulce nell’orecchio: Magistratura Democratica, Partito Democratico.

Di questa situazione ha colpa, intendiamoci bene, anche il centrosinistra. Perché non ha risolto il nodo del conflitto di interessi in quei due anni (1996-98) in cui avrebbe potuto farlo. Ma anche perché si è sempre concentrato sul minutaggio delle presenze in tv, ossia sulla quantità, perdendo di vista il modo con cui la notizia viene fornita, ossia la qualità.
Mi spiego meglio. Quante volte Vespa ha risposto ai suoi critici elencando il numero di volte che ha invitato questo o quel politico di sinistra? L’autodifesa in genere è di questo tipo: “alla mia trasmissione sono venuti tot volte esponenti di centrosinistra e tot volte quelli di centrodestra. Non ho quindi dato più spazio agli uni piuttosto che agli altri”. Il foruncolato zittisce tutti così. Poi uno va a vedere e scopre che Berlusconi è stato intervistato da tre giornalisti amici che gli hanno permesso di dire quello che voleva praticamente senza contraddittorio, mentre il suo rivale diretto (sia chi sia) ha dovuto sottoporsi a un fuoco di fila sulle divisioni interne al suo partito. Oppure si decide di invitare a una puntata sulla bioetica Quagliariello e Gasparri da una parte, Binetti e Marino dall’altra: la par condicio è rispettata, nessuno può dire niente, ma è evidente che la scelta degli ospiti non è casuale ed è costruita in modo tale da porre i due schieramenti su livelli diversi. Del resto, ai tempi dell’Unione uno dei giochini preferiti da Vespa era invitare, in rappresentanza del centrosinistra, qualcuno che fosse interprete di una linea minoritaria e magari parecchio eccentrica (chessò, si parlava dell’Afghanistan e si invitava Marco Rizzo) e su quello imbastire una bella polemica, magari accessoriata, il giorno successivo, da un suo editoriale su Nazione Resto del Carlino.
Chi è causa dei suoi mali pianga sé stesso, si potrebbe dire: non è colpa di Vespa se lo sport nazionale del centrosinistra è il litigio interno, ma è chiaro che questo modo di fare informazione non rende onore alla verità dei fatti.

Augusto Minzolini, di certo giornalismo subdolo, è un maestro. Il fatto che diriga il TG1 non è casuale ed è per questo che son tempi in cui dobbiamo stare con gli occhi bene aperti. Non venga mai il giorno in cui l’indignazione ceda il passo all’assuefazione.

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