mercoledì 3 giugno 2009

L'uomo del popolo

La Livia Turco che va alla trasmissione tv e non riconosce Fabrizio Corona o il Gino Flaminio che chiama “uomo del popolo” Silvio Berlusconi trovando normale che frequenti un commesso comunale non sono altro che le due facce di una stessa medaglia. Anzi, di uno stesso problema. Che riguarda il modo con il quale la sinistra si pone nei confronti dell’italiano medio. Rifiutarsi di scendere al livello del trash, del cinepanettone, degli spettacoli al Bagaglino, dei tronisti, di Stranamore, del Grande Fratello può rappresentare, certo, anche un titolo di merito. Sotto il profilo squisitamente culturale non c’è dubbio che scegliere l’ultimo libro di Hans Magnus Enzensberger o il film di Ken Loach sia più arricchente che non dedicarsi a Massimo Boldi e Maria De Filippi. Ma resta il fatto che la maggioranza degli italiani non sa chi siano Enzensberger e Loach, mentre conoscono benissimo Boldi e De Filippi.
Dobbiamo metterci bene in testa che il dibattito sulla collocazione europea del Partito Democratico o quello sulle prospettive della socialdemocrazia nell’era della globalizzazione o quello sul conflitto di interessi (giusto per citare tre esempi) è importante, ma interessa e coinvolge un numero ristretto di persone. Ciò non significa che non si debba parlare di certe questioni o che si debba scegliere il terreno basso cestinando Enzensberger a favore di Massimo Boldi e, peggio ancora, fare le corna al ministro spagnolo durante la foto di rito o le boccacce alla parata militare. Significa, al contrario, essere consapevoli che, come recitava la canzone, c’è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno e che fermare non potrai. Diciamo che mettere, ogni tanto, la testa fuori dalle quattro pareti di casa male non fa. Ancora più salutare è un periodico bagno di umiltà: se fossi il segretario del PD (o di un’altra formazione di sinistra) obbligherei il gruppo dirigente a fare un volantinaggio porta a porta una volta ogni tre o quattro mesi, giusto per capire l’aria che tira nelle famiglie non impegnate politicamente. E poi qualche capatina al bar, anche soltanto per giocare a briscola e tressette, ché spesso è proprio durante i momenti di scazzo che si trasmettono le idee. Altrimenti, di popolare rimane solo il titolo di un brano musicale di Fossati.

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