Un assessore leghista della Regione Lombardia ha detto: “è inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici, a ogni ora del giorno e della notte, come avviene per esempio ormai da qualche giorno in piazza Oberdan”.Ora, io non pretendo che certi buffoni in camicia verde prima di parlare colleghino la lingua al cervello, ma la logica mi dice che “giardino pubblico” significa – appunto – pubblico, di chi ci passa. Non mio, tuo, suo. Di tutti, compresi i cittadini stranieri. Quindi, se uno statunitense o un inglese o un tedesco si ferma in piazza Oberdan non fa niente di male. Come non lo fa un immigrato senegalese, un richiedente asilo turco, un profugo maliano. O un rumeno.
Purtroppo, l’esponente leghista non si ferma qui. “Chi non è in regola e non ha mezzi di sostentamento deve essere allontanato dal nostro Paese. Le scene di degrado non possono più essere minimamente tollerate”.
Ora uno capisce cosa voleva dire il senatore Federico Bricolo quando, il 9 febbraio, gridò in Parlamento che non è degno di un Paese civile che una persona muoia di fame e di sete: ossia, mandiamolo a morire di fame e di sete nel suo Paese (ovviamente incivile).
Al di là di questa considerazione – logica – fa però pensare la semplificazione – altrettanto logica – compiuta da questo assessore (non mi viene dal cuore citarne il nome).
Sei uno straniero dalle sembianze non proprio anglosassoni o, quantomeno, francesi o ladine. Quindi, sei un immigrato.
E siccome sei un immigrato che te ne stai su una panchina di un parco, sei pure irregolare.
In quanto irregolare, sei un delinquente o giù di lì.
Per cui, fuori dalle palle.
Io non dico che gli immigrati debbano essere accolti tutti indiscriminatamente. Né che siano migliori di noi che abbiamo un passaporto italiano. Tantomeno nascondo il fenomeno della criminalità diffusa tra gli immigrati e, in particolare, quelli irregolari. Però questi sillogismi leghisti non mi sembrano affatto diversi da quelli che giustificavano l’apartheid in Sudafrica o negli Stati Uniti.
Rosa Parks si è trasferita in Italia e domani o dopodomani o fra una settimana rifiuterà di lasciare la panchina al giardino pubblico. Spero che quel giorno gli italiani abbiano un sussulto di dignità e sappiano riconoscerla subito.
Ora uno capisce cosa voleva dire il senatore Federico Bricolo quando, il 9 febbraio, gridò in Parlamento che non è degno di un Paese civile che una persona muoia di fame e di sete: ossia, mandiamolo a morire di fame e di sete nel suo Paese (ovviamente incivile).
Al di là di questa considerazione – logica – fa però pensare la semplificazione – altrettanto logica – compiuta da questo assessore (non mi viene dal cuore citarne il nome).
Sei uno straniero dalle sembianze non proprio anglosassoni o, quantomeno, francesi o ladine. Quindi, sei un immigrato.
E siccome sei un immigrato che te ne stai su una panchina di un parco, sei pure irregolare.
In quanto irregolare, sei un delinquente o giù di lì.
Per cui, fuori dalle palle.
Io non dico che gli immigrati debbano essere accolti tutti indiscriminatamente. Né che siano migliori di noi che abbiamo un passaporto italiano. Tantomeno nascondo il fenomeno della criminalità diffusa tra gli immigrati e, in particolare, quelli irregolari. Però questi sillogismi leghisti non mi sembrano affatto diversi da quelli che giustificavano l’apartheid in Sudafrica o negli Stati Uniti.
Rosa Parks si è trasferita in Italia e domani o dopodomani o fra una settimana rifiuterà di lasciare la panchina al giardino pubblico. Spero che quel giorno gli italiani abbiano un sussulto di dignità e sappiano riconoscerla subito.
A giudicare dal rilievo datogli dalla carta stampata e dai tg, però, non c'è da illudersi troppo...
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