Mi rendo conto di aver scritto tanto, ultimamente, su Feltri e questo non è buono, perché – per quanto periferica e sconosciuta – è pur sempre una tribuna concessa a chi non lo meriterebbe. Ma è interessante saper leggere quel che scrive, perché la tecnica usata apre uno squarcio sui peggiori difetti e artifici retorici a cui la stampa militante può fare ricorso.
Prendiamo, ad esempio, l’editoriale uscito stamani.
Il bersaglio apparente è lo scoop del Corriere della Sera, che ha pubblicato le trascrizioni degli interrogatori a Giampaolo Tarantini e “rivela al popolo ciò di cui si parla da circa tre mesi: a Berlusconi piacciono le donne”.
Alt, fermiamoci un attimo. Feltri si prende la briga di riassumere lo scoop e, ovviamente, lo sintetizza a modo suo: “a Berlusconi piacciono le donne”. Si ferma al livello superficiale, perché gli torna comodo fare così e non perché sia uno stupido (tutt’altro!). Peccato che l’articolo del Corriere ci racconti ben di più. Ci racconta di un imprenditore che utilizza le donne per ingraziarsi potenti e riceverne favori finalizzati a profitti e vantaggi per la propria attività aziendale. E che trova questi “potenti” (due, in particolare: Sandro Frisullo, vicepresidente della Regione Puglia, del Partito Democratico; e Silvio Berlusconi) ben disposti. Non sappiamo se e, eventualmente, in che misura costoro lo abbiano aiutato, ma questo è, appunto, il nodo del contendere, non quante volte Berlusconi ha cornificato la moglie. Poi, volendo, lo scoop del Corriere permette anche di fare un altro tipo di approfondimento: ossia, verificare quali erano gli impegni istituzionali del Capo del Governo nei giorni in cui ha avuto questi incontri. E scoprire, come hanno fatto quelli del gruppo Repubblica – L’Espresso, che magari ha rinviato appuntamenti istituzionali con motivazioni diverse (seguire la crisi Alitalia da vicino, problemi di salute). Il che legittima ancor di più alcune delle dieci domande che il quotidiano diretto da Ezio Mauro pone da ormai quattro mesi. E’ evidente, quindi, come a Feltri faccia particolarmente comodo fermarsi al livello superficiale, al Berlusconi a cui piacciono le donne, benché non sia certo questo il problema centrale.
Poi c’è il bersaglio vero: Feltri, dopo aver impostato il suo ragionamento sull'orientamento sessuale berlusconiano tant'è che ogni tanto “se ne fa alcune”, aggiunge che “questa non è una buona notizia per l’Unità diretta dalla maestrina Concita De Gregorio, che ha scritto, non si sa sulla base di quali prove: ‘il premier è impotente’ … se Tarantini ha detto il vero, e cioè che il Cavaliere ci ha dato dentro di brutto, come farà il quotidiano fondato da Gramsci a sostenere in Tribunale il contrario, ossia che Silvio non combina niente per problemi tecnico-pratici?”.
Occhio: in questa frase si trova il nocciolo del feltrismo. Se nella prima parte l’artificio retorico era quello di sviare l’attenzione dalla questione reale per sminuire la vicenda, qui siamo al falso presupposto, alla vera e propria invenzione di una notizia per sostenere una tesi di comodo. Cosa succederebbe se uno scienziato, per dimostrare che la terra è piatta, partisse dal presupposto che non esiste la forza di gravità? Lo prenderemmo tutti per matto. Ecco, Feltri compie un’operazione del genere (con la sostanziale differenza che nessuno lo prende per matto). Infatti, nonostante il direttore del Giornale l’abbia messa tra virgolette, la De Gregorio non ha mai scritto “il premier è impotente”. Ha scritto che i contenuti delle intercettazioni riguardanti Berlusconi erano noti a tante persone e, citando un vecchio articolo di giornale, racconta di uno spettacolo nel quale Luciana Littizzetto parlava di disfunzioni erettili del Presidente del Consiglio perché così stava riportato nelle famose intercettazioni. Non solo: l’Unità non ha mai posto come questione centrale gli eventuali problemi sessuali di Berlusconi, ma – casomai – tutto ciò che è correlato dai suoi comportamenti privati: il “mercimonio come metodo” (7 agosto), la reputazione della nazione (7 luglio), la distanza dai problemi del Paese (23 luglio) e così via.
Falsificazione della realtà per accreditare tesi e accusare alcuni, depistaggi per sminuire responsabilità di altri. Non è un quadro confortante, eppure è quello che sta avvenendo nel silenzio generale. Qualcuno tace per interesse, altri per dis-interesse, altri ancora - la maggioranza - perché siamo un Paese dalla memoria corta che macina tutto velocemente e non si preoccupa di approfondire o di chiedersi “perché”. Le domande di Repubblica, giuste o sbagliate che siano nel merito, hanno questa caratteristica: nascono dall’esigenza di chiedersi “perché”. In un Paese come il nostro esse sono destinate a essere perdenti o rimanere incomprese.
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