Uno – giustamente – si chiede se a questa deriva del giornalismo italiano ci sia una via d’uscita, se ci siano i mezzi per controbattere.
Fossimo in un Paese normale, sì.
Ma è normale un Paese che accetta un Capo del Governo che minaccia di far togliere la pubblicità ai giornali che lo criticano o augura loro il fallimento, forte di un conflitto di interessi nel settore? E’ normale un Paese nel quale un Capo del Governo, un Presidente del Senato e un Ministro parlano di “complotti”, “teoremi”, “disegni eversivi” badando bene di non fare nomi o produrre prove? E’ normale un Paese nel quale un Ministro razzista dice che non vuole “presidenti abbronzati”? E’ normale un Paese nel quale esponenti di un governo che ha diminuito le ore di lingua inglese per gli alunni propongono esami di dialetto per gli insegnanti? E’ normale un Paese nel quale il capogruppo del partito di maggioranza relativa dice che la Corte Costituzionale può decidere quel che vuole, tanto poi in Parlamento loro un cavillo per aggirare la sentenza lo trovano?
Soprattutto, è normale tutto questo nel silenzio o nell’accettazione rassegnata della maggioranza dei cittadini di quel Paese? “Franza o Spagna purché se magna”, dicevano i nostri antenati. Noi non siamo tanto diversi. Forse, a differenza di tanti popoli civili, non ci siamo mai (mai, oggi come ieri) chiesti “perché questo accade?”. Lo abbiamo semplicemente e passivamente e acriticamente accettato. I mezzi per controbattere ci sono. Basta usarli. E' la volontà di usarli che manca. Forse anche la capacità.
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