Oggi Bossi ha dichiarato: “Se la Consulta dovesse bocciare il lodo noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo. E il popolo lo abbiamo, sono i vecchi Galli”.Non è certo la prima volta che il ministro delle riforme, nonché leader del secondo partito della maggioranza attualmente al Governo in Italia, si lascia andare a dichiarazioni di questo genere.
Breve riepilogo, non esaustivo.
26 agosto 2007, dopo aver consegnato un modulo per chiarire se i leghisti vogliono o meno lo sciopero fiscale: “Fino a ora è andata bene. I padani sono brava gente, lavorano, reclamano un po’ ma poi pagano. Il fucile non l’hanno mai tirato fuori. Ma c’è sempre una prima volta. Il popolo ha aspettato la libertà per secoli, cosa volete che sia un anno in più o in meno”
3 settembre 2007, a proposito di Franco Marini: “E’ meglio stare lontani dai morti, i cadaveri portano a fondo”.
29 settembre 2007, sulle riforme istituzionali: “Dieci milioni di padani, più altrettanti veneti. Se non si può cambiare la Costituzione, visto che abbiamo perso ogni barlume di lucidità democratica, allora la nostra libertà bisogna raggiungerla non in Parlamento, ma con la lotta di liberazione e uomini pronti a lanciarsi nel sacrificio”.
23 gennaio 2008, riguardo alle elezioni anticipate: “Se non si va al voto facciamo la rivoluzione. Vuol dire che metteremo in piedi la polizia del Veneto, della Lombardia e del Piemonte. Certo, ci mancano un po’ le armi, ma prima o poi quelle le troviamo”.
6 aprile 2008, a una settimana dalle elezioni politiche: “Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili. Non voglia il cielo che domani dobbiamo trovarci a cacciare la canaglia romana con i fucili in mano”.
29 aprile 2008, Berlusconi ha difficoltà a comporre il Governo: “I fucili sono sempre caldi. Ho trecentomila uomini sempre a disposizione”.
22 novembre 2008, si parla di federalismo: “Questa volta ce la faremo, altrimenti ognuno cominci a oliare i fucili”
Io dico che è l’ora di finirla di considerare Bossi una macchietta, uno che usa un linguaggio folkloristico, uno che ricorre ai toni forti perché è verace, uno che “chiede cento per ottenere dieci”. E’ un ministro della Repubblica. Per molto meno, quando c’era un parlamentare del centrosinistra Francesco Caruso che non aveva alcun incarico di governo e nemmeno di partito, Prodi e la sua maggioranza venivano bersagliati di critiche e richieste di dimissioni.
Bossi è un ministro della Repubblica, lo ripeto perché è difficile crederci, che dice cose che nessun ministro di una Repubblica democratica oserebbe dire. E se le dicesse verrebbe innanzitutto smentito dai suoi stessi compagni di coalizione e, immediatamente dopo, costretto alle dimissioni. In Italia no. In Italia un ministro che si comporta così fa parte della schiera ristretta dei consiglieri del Presidente del Consiglio e, come se non bastasse, ai consessi riservati con il Capo del Governo porta con sé pure il figlio.
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