giovedì 24 giugno 2010

Da ora in poi

Continuo a leggere (su giornali e blog) articoli su Pomigliano.
Al di là del fatto che è facile per noi che non siamo coinvolti pontificare su quella vicenda, mi pare che quasi sempre manchi un elemento.

C'è tutta una generazione di italiani - entrata nel mondo del lavoro più o meno negli ultimi quindici anni - alla quale nel corso degli ultimi due o tre lustri è stato detto
*da ora in poi, togliti dalla testa il posto fisso (va bene! nessun problema!!)
*da ora in poi, dovrai essere flessibile e magari andare a lavorare lontano (certo! sono pronto!)
*da ora in poi, non pensare di andare in pensione già a sessant'anni o addirittura prima (d'accordo!)
*da ora in poi, considera che quando sarai in pensione la tua rendita sarà molto più bassa di quelle attuali (ehm... okay)
*da ora in poi, metti in conto che la precarietà sarà comunque un passaggio della tua vita lavorativa (...v-va bene)
*da ora in poi, pur lavorando di più non è detto che tu guadagni di più, anzi (...s-sssì, se proprio non possiamo farne a meno)
*da ora in poi, l'ascensore sociale è fermo: se nasci benestante o con le amicizie giuste e non sei uno stupido, la vita ti sorriderà; se nasci povero e pensi di cavartela solamente per merito tuo, non è detto che anche facendoti un culo così tu possa salire di livello (...mmmh... er...)
*da ora in poi, sappi che lo stato sociale sarà sempre più ridotto ai minimi termini (...ah! pure!)

Oggi c’è qualcuno che è tentato di dire: da ora in poi, i patti sono questi e se scioperi potresti essere licenziato.
E quel qualcuno che lo dice – chessò, un bravo manager in pullover, un bravo giovine “nipote di”, una brava presidentessa confindustriale “figlia di” – poi si stupisce se la Fiom monta su un quarantotto e tanti la appoggiano.

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