martedì 1 giugno 2010

Gandhi si rivolta nella tomba

Cari attivisti di Freedom Flotilla,
il governo israeliano ha commesso un crimine internazionale violando varie norme di diritto internazionale e quindi è dalla parte del torto, senza se e senza ma.
Io però mi rivolgo a voi perché se veramente siete pacifisti, se veramente desiderate essere operatori di pace i passi da compiere sono un po’ diversi da quelli che avete compiuto voi.
Le provocazioni, per un pacifista, sono necessarie. Ma tenendo presente che di fronte non c’è un nemico da abbattere, bensì un avversario di cui voi contrastate le idee con la forza delle vostre, di idee.
Certo, nel caso tocca pure difendersi perché, come disse quello, essere pacifisti mica significa essere coglioni. O, come disse Gandhi: “nonviolenza non significa mite sottomissione alla volontà dei malvagi, ma comporta l’impegno di tutta l’anima a opporsi alla volontà del malvagio”. Però pensate per un momento come sarebbe oggi il mondo se Gandhi avesse risposto con coltelli e molotov o se Martin Luther King avesse cominciato a sprangare.
E poi, riflettete. Si scrive nonviolenza, tutto attaccato. Non: non violenza. O: non-violenza. No, no. Proprio nonviolenza. E sapete perché? Perché volere la pace è un percorso lungo e faticoso, che non si può fermare al rifiuto della violenza, alla non reazione alle provocazioni dei violenti, ma che implica un passaggio ulteriore: rispondere al male con il bene. La nonviolenza è la forza delle idee, della giustizia, della verità. Per questo, la nonviolenza e la pace - che poi sono due facce della stessa medaglia, quella dell'amore - necessitano di cura, di attenzione, di dedizione. Altrimenti si rischia che passino idee sbagliate, che al posto della giustizia ci sia l'ingiustizia, che invece della verità si affermino tante parzialità o, peggio ancora, il tifo da stadio, con Tizio schierato dalla parte degli uni e Caio schierato con gli altri, ognuno indisponibile a riconoscere le reciproche ragioni e i reciproci torti.

Cari attivisti di Freedom Flotilla,
vi siete fermati a riflettere su cosa avete ottenuto?
Quella di forzare il blocco navale poteva essere anche una bella idea, ma dovevate prepararla meglio. Avreste dovuto sapere che ci sarebbe stato un momento – se non in acque internazionali, in acque territoriali – in cui la marina militare vi avrebbe impedito di andare oltre e proprio in quel momento avreste dovuto essere preparati a reagire in maniera diversa, nonviolenta. Difficile, eh, intendiamoci. Però era quella la strada se l’intenzione era quella della pace. Torno a citare Gandhi: “non si devono accettare volontari impreparati per le grandi dimostrazioni”.
Pensate a come il mondo avrebbe reagito: una nave cerca di forzare pacificamente il blocco e quando viene abbordata dalla marina israeliana invece di reagire con coltelli e spranghe, reagisce gandhianamente e pacificamente. Probabilmente, oggi saremmo qui a dibattere sull’assurdità politica e sull’iniquità umana del blocco navale. Invece siamo qui, divisi, ognuno con le sue certezze di ieri sempre più inamovibili. E se il governo israeliano ha confermato, ancora una volta, di essere inadeguato, sciagurato e formato da una serie di imbecilli (per non dire di peggio), voi avete dimostrato di non essere all’altezza di una sfida, quella della pace, che richiede cuore e cervello. Voi avete soltanto la pancia.

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