martedì 8 giugno 2010

Grillo: demagogia pure sulle pensioni

Poi dice che io ce l'ho con Beppe Grillo.
Oggi ha scritto un post - dedicato a un tema importante e delicato come le pensioni - che la dice lunga sul suo modo di fare politica. Politica... Demagogia. Di bassa caratura, per di più.
E' un articolo che per certi aspetti sobilla la guerra generazionale, ma su questo aspetto, che pure è importante, possiamo anche sorvolare perché è pur vero che l'Italia è un Paese vecchio e per vecchi (ci sarebbe da dire che nemmeno Beppe Grillo è più un giovanissimo, avendo 62 anni: ma il pur ottimo Ilvo Diamanti insegna che certe cose valgono sempre per gli altri e mai per sé stessi).

Riporto alcuni stralci: "Perché un ragazzo deve con il suo lavoro mantenere lo Stato sociale di cui beneficiano le vecchie generazioni? (...) In pensione si può andare a 60 anni, l'innalzamento dell'età pensionabile è dovuto all'enorme spreco di soldi pubblici per le pensioni ATTUALI, non per quelle future (...) diamo a ogni pensionato una pensione commisurata a quello che ha realmente versato". Ora, al di là della questione, non secondaria per chi abbia a cuore il Diritto con la D maiuscola, dei "diritti quesiti", si è chiesto l'ex comico cosa la sua proposta possa significare per tanti ex operai, ex manovali, ex casalinghe, ex collaboratrici domestiche? Si è posto il problema del paradosso in base al quale se vai in pensione prima versi anche meno contributi e quindi la pensione sarà più bassa?
Quello dello spreco di risorse pubbliche è un argomento facile da sbandierare, ma siamo sicuri che il problema delle pensioni sia tutto e solamente legato allo spreco e non anche ad altri fattori, tra i quali una quisquilia denominata "innalzamento dell'aspettativa di vita"? Certo, quando negli anni Sessanta fu introdotto il regime retributivo politici e sindacati non furono lungimiranti, ma Beppe Grillo si è chiesto perché ci fu quel passaggio? Si è chiesto qual era la situazione antecedente? Si è chiesto perché a un certo punto il sistema non reggeva più? Soltanto colpa degli sprechi e dei baby pensionati?

Io sono uno di quelli che andrà in pensione forse a settant'anni. Non credo che il problema, per la maggior parte dei lavoratori, sia quello di ritirarsi a sessant'anni piuttosto che a sessantacinque o a settanta. Il problema è: quanti soldi potremo prendere, se ci basteranno per campare, per pagarci il cibo o le medicine. Vogliamo fare una battaglia di sinistra? Non è sull'età, ma sul livello di retribuzione. Sulla previdenza integrativa, anche. Sugli ammortizzatori sociali che possano tutelare i lavoratori di oggi, mettendoli in condizione di versare contributi decenti per il domani.

Ma non è certo questo che interessa a Beppe Grillo. Lui parte da un altro presupposto. Chi è che legge il suo blog e anima il Movimento 5 Stelle? I giovani o gli anziani? Ecco, appunto.

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