mercoledì 30 giugno 2010

Il giornalismo ai tempi di Berlusconi / Paolo Granzotto (ter)

Ogni giorno che passa mi affeziono sempre più alle cazzate che scrive Paolo Granzotto sul Giornale. Cioè, io lo capisco anche: deve parlar d'altro, mica può rispondere a eventuali domande su Dell'Utri o sulla crisi economica. Ora ha scoperto i poemi omerici e ci dà dentro. Sono un ottimo argomento per disquisire del niente e distrarre dall'attualità italiana, che non è proprio il massimo di questi tempi.

Giorni fa, qualcuno gli chiede dell'omosessualità del pelide Achille. E Granzotto titola così: "Achille un gay? Non lo so. Però è di destra". Poi, preso dai paragoni va avanti così: "Ettore è un vigliaccone (di sinistra, appunto)". Già definire Ettore un vigliaccone è curioso, ma tant'è. Prendiamo atto che Achille è di destra e il suo avversario troiano di sinistra.
Oggi qualcun altro gliene chiede conto. E Granzotto ammette che "è sterile trastullo il voler appiccicare al protagonista e al coprotagonista del poema omerico un’etichetta politica". Cioè, facci capire: nemmeno una settimana fa ci hai fatto un pippone così per dirci che questo è di sinistra e l'altro è di destra e oggi, come niente fosse, ci vieni a dire che tutto è uno sterile trastullo? Eh no, non vale.
Ma tutto ciò scompare di fronte al finale. Meraviglioso. Imperdibile: "Achille era Achille, Ettore era Ettore (a proposito, dimenticavo: e Fini è Fini)". Fini? Cazzo c'entra Fini? Ma con cosa lo alimenti quel computer con cui scrivi i tuoi articoli, con il lambrusco?

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