giovedì 10 giugno 2010

Parlar d'altro (e pure in modo sbagliato)

A Berlusconia, una delle specialità della casa è quella di parlar d'altro. Si sposta il teleobiettivo su qualcosa che non c'entra niente con la porcata del giorno, si distrae l'opinione pubblica con un po' di fuffa e il giochino è fatto.
Da qualche giorno, per esempio, il quotidiano Libero si sta distinguendo in questa arte. Per esempio, facendo i confronti tra come erano le crocerossine ai tempi di Prodi e come sono ora. Oppure facendo dell'umorismo pacchiano su Marrazzo che va ad abitare in via delle Palle. O, ancora, rilanciando l'ultimo tormentone del boss che lamenta di non avere sufficienti poteri. Stamani, per esempio, lo specialista Fausto Carioti (specialista nel megafonare la propaganda berlusconiana a costo di picconare la realtà), per sostenere le tesi governative (in "Paesi come Stati Uniti, Francia, Regno Unito (...) in un modo o nell’altro, i governi e chi li guida possono azionare leve che a palazzo Chigi") non esistono ha confezionato un articolo abbastanza denso di falsità e omissioni.
Enunciato uno: "Il presidente degli Stati Uniti è eletto direttamente dal popolo ed è il capo del governo, nomina e revoca i ministri e non dipende dalla fiducia del parlamento". Vero. Ma sono previsti una serie di controlli istituzionali che in Italia nemmeno immaginiamo. Il Congresso può porre limiti all'azione del Presidente (accadde con i bombardamenti in Cambogia ordinati da Nixon) e senza il parere vincolante del Senato la Casa Bianca non può nominare funzionari pubblici o stipulare trattati internazionali. E, così come il Presidente non dipende dalla fiducia del Parlamento, quest'ultimo non può essere sciolto anticipatamente da esso.
Enunciato due: "Nel modello francese il presidente della repubblica, eletto dai cittadini e non dipendente dalle Camere, sceglie il primo ministro e gli altri membri dell’esecutivo". Falso. Perché il Presidente nomina il Primo ministro (e i ministri su proposta del premier, come in Italia), ma questi deve godere della fiducia del Parlamento.
Enunciato tre: "Nel modello inglese, il premier è il capo del partito di maggioranza, sceglie e revoca i ministri e può ottenere lo scioglimento anticipato delle Camere". Ora, se soltanto il giornalista avesse letto un po' di cronache recenti avrebbe scoperto che non necessariamente il premier è il capo del partito di maggioranza. Ma questo è un dettaglio. Perché il punto fermo, che viene qui omesso, è che comunque il governo deve godere della fiducia della Camera dei Comuni (l'unica che può sciogliere: i Lord non votano la fiducia).
Soprattutto, Carioti non prende in considerazione un fatto. In Italia l'attività parlamentare è pressoché monopolizzata dalla funzione legislativa; all'estero - e, in particolare, in Regno Unito e Stati Uniti - è molto forte la funzione di controllo sull'esecutivo. Il montesquieviano bilanciamento dei poteri è, insomma, vissuto come una questione seria e importante e, anche se sarebbe il sogno segreto di qualsiasi governante, nessun premier inglese o presidente americano si azzarderebbe a sottomettere il Parlamento come fa Berlusconi in Italia.
Carioti ha avuto culo: è giornalista di Libero, può scrivere anche cazzate. Fosse stato all'esame di diritto costituzionale comparato lo avrebbero buttato fuori.

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