Stamani Italo Bocchino, in una intervista a Repubblica, ha detto: “è Berlusconi stesso che può precludersi il bis se si fa sfiduciare. Noi non vogliamo elezioni perché la crisi economica è grave. E non vogliamo ribaltoni: no a un governo di responsabilità che mandi all’opposizione chi ha vinto le elezioni; sì, se è con PdL e Lega. Se Berlusconi indica un suo nome – Letta, Tremonti o Alfano – va benissimo”.
Quel che mi colpisce, di questo passaggio, è la povertà di visione politica di questi futuristi, la loro incapacità, al di là delle parole spesso roboanti degli ultimi mesi, a sganciarsi davvero dalla cultura berlusconiana. Riflettiamoci un attimo. Proprio Bocchino, che è indicato come il falco finiano per eccellenza (o, al massimo, secondo al solo Fabio Granata) non esclude un reincarico a Berlusconi e utilizza i canoni comunicativi della retorica antiribaltonista cara al PdL (e non mi si venga a dire che è tattica pre-elettorale per non inimicarsi definitivamente una parte di elettorato). Ma, soprattutto, accetta che a guidare il futuro governo sia un berlusconiano di stretta osservanza come Letta o Alfano, oppure quello stesso Tremonti che più di tutti si è opposto in questi anni a quella “nuova agenda economico sociale” che proprio Bocchino reclama come base per il nuovo esecutivo.
Non so. Forse quella che i finiani hanno in mente per uscire dal pantano in cui – con il loro decisivo contributo – l’attuale governo ci ha infilato è una cura omeopatica.
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