Ieri ho scritto il mio post più intempestivo da quando un anno e mezzo fa ho aperto il blog. Oggi la politica parla di alleanze e ne parla nella maniera più astratta e infruttuosa possibile. Non mi sento di crocifiggere Bersani per quel che ha dichiarato sulle primarie nell'intervista rilasciata a Repubblica: un po’ perché non vedo dove stia la novità nella possibilità di non fare primarie nel caso di alleanza con chi di primarie non ne voglia sentir parlare (e fino a un anno e mezzo fa tra i nemici delle primarie c’era pure Sinistra e Libertà; poi Vendola spopolò in Puglia e il suo partito è diventato pasdaran di questo strumento di partecipazione), un po’ perché – come ho già scritto in passato – a livello amministrativo le primarie più che per investire un candidato vengono brandite per demolirne altri; infine, perché è vero che le primarie interessano tanto a noi malati di politica, ma all'omino del bar importano il giusto.
Invece, critico Bersani per il suo inseguimento a Casini (e probabilmente anche a Fini). No, dico: sei il segretario del partito di opposizione più organizzato e forte e lasci che a recitare il ruolo della principessa sul baccello sia il co-leader di uno pseudoschieramento che alla prossima votazione parlamentare - la legge Gelmini - si presenterà già diviso?
Al contrario, Bersani - e meno male che sembra aver corretto la rotta in una successiva intervista a Sky Tg24 - dovrebbe sempre più insistere e porre l'accento sull'iniziativa del PD, affinché sia chiaro che è il PD che presenta una sua proposta d’Italia. Chi ci sta, ci sta. Senza pregiudizi. Si può limare, correggere, rivedere, ma non stravolgere, perché altrimenti il progetto perde valore e, una volta perso valore, tempo tre mesi e risiamo daccapo a spianare la strada a Berlusconi e stavolta in una via senza ritorno verso la perdizione. Chi non ci sta, affari suoi.
Mi trovo, in definitiva, abbastanza d’accordo con Massimo Donadi (uno dei pochi, nell’Italia dei Valori, che cerca di proporre ragionamenti politici e non demagogici) quando scrive “ho ben chiaro come si può uscire, non nel giro di qualche mese, ma di qualche anno, da questa fase insopportabile della nostra vita politica. Cominciando ad abbattere gli steccati fasulli. Cominciando a parlarsi tra persone che la pensano allo stesso modo, costruendo relazioni e rapporti fatti di idee e di progetti per il futuro e non di tifoserie contrapposte. Mettendo al centro la necessità di servire il paese e la consapevolezza di essere solo pedine temporanee di questo progetto”.
P.S.: sarò retorico, ma forse oggi i fiorentini più che le primarie reclamavano gli spalaneve...
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