giovedì 30 settembre 2010

Quel gran genio del mio amico / 2

Poi mi si chiede per quale motivo non ho simpatico Di Pietro.
Ieri mattina, in Aula, Berlusconi attacca la solfa ormai nota di una opposizione cattiva che lo demonizza e lo delegittima. E la sera cosa ti combina il Tonino nazionale? Trova il modo di dargli ragione - sì: a lui, a Berlusconi dà ragione! - con una raffica di epiteti assolutamente gratuiti.
Ma l'obiettivo di Di Pietro, in quel momento, non era quello di svelare le bugie raccontate dal presidente del Consiglio in mattinata o durante la replica o di smentirlo con i fatti. Era, più semplicemente, fare un comiziaccio in diretta tv per riguadagnare terreno su Vendola e Grillo (e, magari, en passant, sul PD, il che non fa mai male). Basta leggere i commenti dei lettori sul Fatto Quotidiano per capire che lo scopo è stato raggiunto. Evidentemente, quel 20% di italiani autoreferenziali di cui parlava Michele Serra giorni fa questo desidera. Così facendo ci terremo sine die Berlusconi: l'Italia andrà sempre peggio, ma vuoi mettere la soddisfazione di andare in Parlamento e dire che è un piduista mafioso?

P.S.: ma che ci faceva, ieri durante una pausa dei lavori parlamentari, il capogruppo dell'Italia dei Valori a ridere e fare i siparietti con lo stupratore della democrazia, nonché pregiudicato, nonché...?

mercoledì 29 settembre 2010

Così bugiardo da credere alle sue stesse frottole

Oggi un tale che negli ultimi due anni e mezzo ha fatto massiccio ricorso alla decretazione d'urgenza e al voto di fiducia per blindare la maggioranza lamentandosi delle lungaggini parlamentari, ha detto che il Parlamento "è il luogo in cui la sovranità popolare trova la sua più alta espressione e il suo più alto esercizio. La democrazia nasce con le libere elezioni e vive con i Parlamenti: non vi può essere né autentica democrazia né buongoverno se il Parlamento non è libero e forte".

Oggi un tale che negli ultimi due anni e mezzo ha intrattenuto rapporti cordiali soprattutto con dittatori libici e autocrati russi, facendo perdere posizioni di prestigio all'interno dell'Unione europea, ha detto che "l'Italia finalmente svolge un ruolo da protagonista sulla scena internazionale, dimostrandosi punto di riferimento per le regioni di crisi e di tensione".

Oggi un tale che ha brillato per l'assenza di politiche di sostegno al reddito delle famiglie, in particolare quelle nelle quali lavora una sola persona, ha detto che "per le famiglie, soprattutto per quelle monoreddito delle fasce più deboli della popolazione, resta fondamentale l'obiettivo del quoziente familiare".

Oggi un tale che da anni si appiglia a ogni cavillo possibile e immaginabile (e se non c'è, se lo scrive ad hoc) per rinviare sempre più in là i procedimenti giudiziari a cui è sottoposto ha detto che i processi "per la loro lentezza, rappresentano una delle piaghe della giustizia italiana, una piaga sofferta da tanti cittadini".

Oggi un tale che ha governato l'Italia per sette anni e mezzo negli ultimi dieci ha detto che sulla Salerno-Reggio Calabria "ci sono lavori in corso per sopperire alla carenza di iniziative che si è verificata durante i cinque anni dei Governi della sinistra".

Oggi un tale che presiede un governo il cui ministro per le infrastrutture un anno fa di questi tempi annunciò l'avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto per il 23 dicembre 2009 ha detto che "entro dicembre (beh, sempre dicembre è; ndb) sarà pronto il progetto esecutivo del ponte sullo stretto di Messina".

Oggi un tale che durante il suo periodo di governo ha visto salire la disoccupazione giovanile di ben sette punti percentuali (e con un tasso che arriva al 40% al sud nella fascia 15-24 anni) ha detto che "abbiamo avviato serie misure di lotta contro il lavoro irregolare per favorire l'occupazione dei giovani, soprattutto nelle regioni meridionali".

Oggi un tale a capo di un governo che, unico in Europa, sta tagliando le risorse per scuola e università, ha detto che "se non siamo in grado di valorizzare i nostri figli, il nostro - lo sappiamo tutti - sarà un Paese senza futuro".

Oggi un tale che ama circondarsi di yesmen, ha sempre fatto come gli pareva e ha sollevato un casino del quarantotto soltanto perché alcuni suoi compagni di partito chiedevano procedure democratiche interne, ha detto che "la mia stessa indole personale è sempre stata aperta alla ricerca di soluzioni più avanzate e migliori attraverso il confronto e l'apporto di contributi diversi"

martedì 28 settembre 2010

Il governo del non fare

Non so di cosa parleranno domani i rappresentanti dell’opposizione in Aula durante il dibattito alla presenza di Berlusconi. Nemmeno so su quali basi i finiani rinnoveranno la fiducia a uno dei peggiori esecutivi dal dopoguerra ad oggi.
Certo, gli spunti non mancherebbero: sarebbe sufficiente prendere il programma del Popolo delle Libertà del 2008 e confrontarlo con i risultati ottenuti. Beh, in fondo son proprio loro quelli del governo del fare, son loro che sventolano ogni momento il sacro totem del mandato con gli elettori e i cittadini ci hanno dato fiducia e gli italiani hanno votato noi per portare a termine le riforme.
Nemmeno avrebbero la scusa della crisi economica, visto che l’avevano già prevista. Leggo dal programma per le politiche: “una crisi economica che può aggravarsi e che in questi ultimi due anni è stata irresponsabilmente ignorata o sottovalutata dal governo Prodi”.

Visto che loro la crisi non l'hanno sottovalutata (no, macché!), ne deriva che possiamo prendere alcune proposte tratte dal programma PdL 2008 e che potrebbero anche essere condivisibili e vedere se le hanno attuate.

* pag. 4: graduale e progressiva abolizione dell’Irap, a partire dall’abolizione dell’Irap sul costo del lavoro e sulle perdite
a parte la deducibilità parziale dell’Irap dalla base imponibile Ires e la possibilità alle Regioni del Sud di azzerarla per le nuove iniziative produttive, non risulta che l’Irap sia stata abolita... ma forse son io che ho perso qualche passaggio.

* pag. 6: incremento delle tutele, delle garanzie e dei controlli in materia di sicurezza sul lavoro anche attraverso incentivi alle imprese
il decreto 106/2009 ha reso più blande le sanzioni contro le violazioni della normativa, mentre la politica di Tremonti è quella di rendere più blanda la normativa per le piccole imprese (come se a subire gli infortuni fossero soltanto i dipendenti della grande industria).

* pag. 6: obiettivo della piena occupazione
il tasso di disoccupazione ha raggiunto il livello più alto dal 2003, da prima cioè della famosa sanatoria dei lavoratori immigrati extracomunitari: è all’8.5%. Dal secondo trimestre 2008 al secondo trimestre 2010 sono andati persi 574.336 posti di lavoro.

* pag. 6: attuazione della legge Biagi per incentivare la creazione dei nuovi posti di lavoro e per realizzare una maggiore inclusione nel mercato del lavoro di giovani, donne, anziani e disabili
la disoccupazione giovanile due anni fa era al 20.4%; oggi è al 27.9%.

* pag. 8: graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo
secondo l’Istat il peso fiscale è passato dal 42.9% del 2008 al 43.2% del 2009.

* pag. 13: aumento delle risorse per la giustizia, con un nuovo programma di priorità nell’allocazione delle risorse: più razionalità nelle spese, più investimenti nell’amministrazione della giustizia quotidiana, a partire dalla giustizia civile
quale aumento delle risorse per la giustizia? Le spese per la giustizia nei procedimenti penali e civili sono passate da 484milioni di euro nel 2008 (pari allo 0.06% del bilancio statale) a 328milioni di euro nel 2010 (pari allo 0.04% del bilancio statale).

* pag. 15: ripresa nella scuola, per gli alunni e gli insegnanti, delle 3i: inglese, impresa, informatica
con i tagli del ministro Gelmini non soltanto sono diminuite, in generale, le ore dedicate a inglese e informatica (per esempio, secondo una ricerca del Sole 24Ore, meno 12% di ore di inglese nel liceo scientifico), ma pure le possibilità didattiche: rimanendo all’esempio della lingua straniera, alle elementari la riforma prevede che l’insegnamento sia affidato all’insegnante unico, che diventa specializzato dopo un corso di 150/200 ore.

lunedì 27 settembre 2010

Sarà che è lunedì o forse mi son svegliato male

Non ne posso più della famiglia Tulliani e della casa di Montecarlo.
Non ne posso più dei videomessaggi del fine settimana di Berlusconi ai promotori della Libertà.
Non ne posso più della Marcegaglia che manda avvertimenti al Governo salvo poi finire per appoggiarlo.
Non ne posso più di Fini e dei finiani che blaterano e blaterano, ma poi alla fine convergono sempre.
Non ne posso più del Partito Democratico che annuncia proposte e progetti. Annuncia e basta.
Non ne posso più del disco rotto dipietrista, che non sa dire altro che Berlusconimafiosopiduistacorrotto esattamente come il Berlusconimafiosopiduistacorrotto vuole che l'opposizione lo definisca.
Non ne posso più di Grillo e delle sue tre verità urlate in mezzo a tanto fumo negli occhi.
Non ne posso più di Vendola che in tutto questo bailamme non sa far altro che dire "mi candiderò alle primarie".
Non ne posso più degli imprenditori liberali sì, ma con il culo degli altri.
Non ne posso più di una stampa che, di fronte a problemi come la ricostruzione dell'Aquila, il pattume a Napoli, il tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d'Europa, la crescita del PIL tra le più basse del mondo, la scuola pubblica che viene smantellata, si dedica al chiacchiericcio parlamentare fine a sé stesso.

venerdì 24 settembre 2010

Sallusteide

Da oggi uno dei miti di questo blog, Vittorio Feltri, diventa direttore editoriale del Giornale: un passaggio di carica che servirebbe per mettere a tacere le trecentociquantamila tra richieste di chiarimenti, procedure disciplinari, convocazioni e sanzioni da parte dell’ordine dei giornalisti. Il suo posto di direttore responsabile (ossia, il tizio che firma il giornale e si becca le querele) verrà preso da colui che da anni, oltre che suo condirettore, è una sorta di suo alter ego: un altro mito di questo blog, Alessandro Sallusti. Le masse lo conoscono per le sue comparsate ad AnnoZero e Ballarò, i lettori di settimanali gossippari per la sua intensa (non sappiamo se anche intonsa) amicizia con Daniela Santanché (che, peraltro, è titolare della società che raccoglie la pubblicità per Il Giornale). I fedelissimi del quotidiano berlusconiano, da parte loro, ne apprezzano i toni moderati e mai sopra le righe, la prosa quieta, lo stile educato, la punteggiatura accademica.
Per descrivere meglio il personaggio, ecco una breve e non esaustiva Sallusteide (ho volutamente tralasciato gli articoli più recenti, quasi tutti dedicati alla ben nota vicenda montecarlese della terza carica dello Stato).

La nuova legge sull’immigrazione
Ciondolare per il Paese senza permesso di soggiorno sarà finalmente reato (...) per le giovani fanciulle che intortano i nostri anziani fino a sposarli non sarà così semplice, una volta rimaste vedove, subentrare nella pensione” (Libero, 14 maggio 2009)

Informazione
La libertà di informazione a sinitra è intesa come libertà di infangare qualsiasi cosa faccia il governo Berlusconi" (Il Giornale, 14 settembre 2009)
(Lerner), come noto, non è cattolico. E’ di religione ebraica e non si è mai sognato di imbastire una puntata (…) sul più grande scandalo finanziario degli ultimi anni, quello che ha visto come protagonista Bernard L. Madoff, ebreo" (Il Giornale, 10 febbraio 2010)

Bersani
Non ha fatto mai nulla nella vita (…) La sua è un’ossessione: il governo Berlusconi non ha fatto nulla, ripete. Come se lui avesse fatto qualche cosa di significativo” (Il Giornale, 17 ottobre 2009)
I capicorrente, Franceschini Veltroni e Rosy Bindi, lo spernacchiano e calpestano manco fosse uno zerbino” (Il Giornale, 30 dicembre 2009)
Crisi, disoccupazione, povertà, sacrifici: c’è da toccarsi ogni volta che parla” (Il Giornale, 13 settembre 2010)

Di Pietro
Come ai bei tempi di Tangentopoli lui gode a vedere la gente soffrire, in cella o in piazza è uguale. Per lui una vita vale meno di un falso in bilancio” (Il Giornale, 14 dicembre 2009)

Io sì che la so lunga...
Dunque, Veronica Lario da anni ha un compagno e questo può aiutare a spiegare molte cose accadute e di cui si discute animatamente” (Libero, 1 giugno 2009)
Romano Prodi non è morto e si appresta a tornare sulla scena politica italiana esattamente nel punto in cui l’aveva lasciata. Cioè a capo di una coalizione mista di democratici, cattocomunisti e bolscevichi puri” (Il Giornale, 28 ottobre 2009)
C’è una sorta di governo parallelo che sta cercando di commissariare quello legittimamente in carica e l’intero Parlamento. Ne fanno parte, dietro le quinte, politici e personalità di primo piano. E’ una manovra che sta avvolgendo il Presidente del Consiglio in una rete sempre più fitta con l’obiettivo di immobilizzarlo e consegnarlo diritto al destino che una parte della magistratura, l’intera sinistra e perché no qualche alleato infido, hanno da tempo in mente, cioè quello di costringere il premier alle dimissioni e ribaltare il risultato elettorale” (Il Giornale, 2 novembre 2009)
La maggioranza (…) è in grado di onorare gli impegni. Che sono questi: riforme costituzionali della giustizia e della forma dello Stato, riforma fiscale con obiettivo due aliquote secche, oltre a immediati provvedimenti ponte (processo breve e legittimo impedimento) anche per mettere al riparo il premier e il governo dalle scorribande di certa magistratura (…) Solo un mese fa più d’uno dava Berlusconi e il centrodestra per moribondi. Ieri c’è stata la dimostrazione che così non è. Ora è d’obbligo tirare diritto. E vada come vada. Ci sono ottime probabilità che vada bene” (Il Giornale, 12 gennaio 2010)
“(Bersani) lo aspettiamo il giorno del voto (per le regionali, ndb) e, nell’improbabile ipotesi di vittoria di Vendola, nel dopo elezioni" (Il Giornale, 25 gennaio 2010)
Dunque si parte. La stagione delle riforme tanto attesa è davvero alle porte. Non si capisce quale disastro dovrebbe combinare Berlusconi, o quale devastante attacco potrebbero mettere in campo i suoi avversari, per invertire la rotta” (Il Giornale, 8 aprile 2010)
Da ieri Fini è ancora un po’ più solo nel suo progetto sfascista. Gli rimane al fianco il fedelissimo Italo Bocchino che nei piani doveva diventare il nuovo regista della politica italiana” (Il Giornale, 18 aprile 2010).

Povero Silvio
Il comitato di liberazione nazionale, riesumato dall’asse Casini-Bersani-Di Pietro per abbattere il governo Berlusconi ha un nuovo socio. Dopo Massimo Tartaglia, il mattacchione che ha preso alla lettera l’invito dei nuovi partigiani, si sono infatti arruolati tra i resistenti anche i componenti della Federazione anarchica informale, che l’altra notte hanno messo una bomba di due chili all’interno dell’Università Bocconi a Milano” (Il Giornale, 17 dicembre 2009)

Toghe rosse
La casta dei magistrati è potente e fa paura” (Il Giornale, 14 gennaio 2010)
Nell’ufficio della magistrata romana che non ha accolto le liste PdL c’è una grande fotografia di Che Guevara. Non è reato ma, siamo uomini di mondo, qualche cosa vorrà pur ben dire” (Il Giornale, 9 marzo 2010)
Una volta, quando si immagina un golpe, lo spauracchio erano i colonnelli, oggi sono le toghe. Le quali tengono un po’ tutti per le palle in un gioco perverso di ricatti e minacce anche non dichiarate, perché si sa, nessuno è perfetto e le code di paglia abbondano” (Il Giornale, 22 luglio 2010)
La vera associazione segreta, antidemocratica e golpista è quella che si muove sull’asse magistrati-sinistra e che vuole salire al potere senza passare dalle urne” (Il Giornale, 28 luglio 2010)

giovedì 23 settembre 2010

Lo scandalo delle finte partite Iva

Il punto è che a volte mi chiedo cosa sia più scandaloso, se avere come presidente del Consiglio un agnostico della democrazia, uno che ha un conflitto di interessi grosso così e una serie di pendenze giudiziarie da paura oppure avere un Governo inerte di fronte a dato come quello della disoccupazione giovanile al 28%, con ministri che ripetono il mantra del "stiamo messi meglio che all'estero".
Sul serio. Da una parte leggo i resoconti di quanto avvenuto ieri alla Camera, degli applausi a Cosentino, dei dossieraggi e mi vergogno di essere italiano, di avere come quarta carica dello Stato un tale che si chiama Silvio Berlusconi. Ma poi leggo pure un articolo - amaramente vero e basta andare a quel che ho scritto un paio di giorni fa per averne conferma - di Cesare Damiano e non posso non indignarmi: "In Italia, secondo i dati del Censis, ci sono quasi sei milioni di partite Iva. (...) di fatto, più del 60 per cento non esercita una vera attività autonoma o libero professionale. Per loro l’apertura di una partita Iva serve a mascherare un rapporto di lavoro dipendente che il committente non intende riconoscere: è una forma di ricatto cui ci si deve assoggettare per lavorare". Questo fenomeno delle pseudo partite Iva è uno scandalo che potremmo definire "silenzioso": i giornali e gli opinionisti, persino quelli più accaniti contro il governo Berlusconi, non ne parlano. E' qualcosa che non fa notizia. Peccato che anche oggi il principale partito di opposizione fosse più impegnato a contarsi i peli sotto l'ombelico che non a denunciare una delle tante anomalie italiane.

mercoledì 22 settembre 2010

Osservatorio minzoliniano / 6

Dopo il Tg1 delle 13.30 (come segnalato dal sempre attento Wil) anche quello delle 20 dimentica di dirci a quale partito di governo che inizia con Popolo e finisce con Libertà appartengono i politici arrestati e/o indagati in Abruzzo per una questione legata allo smaltimento dei rifiuti.
Ma possiamo stare tranquilli: i telespettatori sono stati esaurientemente informati sull'assoluzione di Vittorio Emanuele di Savoia.

Solo chiacchiere e distintivo

Bene, da una settimana il presidente del Senato Renato Schifani - quello amico dei mafiosi, quello che è una vergogna invitarlo alle feste di partito, quello che è giusto fischiare - di ritorno dalla pausa estiva è tornato a presiedere (come è suo dovere) l'Aula.
Mi aspettavo grandi e sonore proteste da parte di quei parlamentari che non più tardi di venti giorni fa gli chiedevano conto di certe sue frequentazioni. Mi aspettavo che i duri & puri che siedono al Senato facessero un bel terzo grado come si conviene in casi del genere. Che magari iniziasse pure la discussione, ma preceduta da un "Lei ci deve spiegazioni!". Magari anche qualche cartello, non so.

Ho aspettato un giorno, due giorni, tre giorni.
Macché, non è mai successo niente.
Tutto un "Signor Presidente", "desidero parlare di una situazione che lei prenderà sicuramente a cuore", "vede signor Presidente".
E io che mi aspettavo i fuochi di artificio... Ingenuo che sono!

martedì 21 settembre 2010

"Il lavoro c'è, basta cercarlo!"

Pronto?
“Buongiorno, chiamo dalla XYZ Fonti Alternative. Lei è il signor FB che ha risposto a un annuncio per ricerca di consulenti vendite?”
Sì, sono io. Mi dica
“E’ sempre interessato?”
Beh, mi dia qualche delucidazione. Sa, è passato un po’ di tempo...
“Sì, la nostra azienda vende impianti per il fotovoltaico e stiamo cercando venditori. Lei è a partita Iva, vero?”
A dire il vero sono dipendente. Ma se la proposta è inter...
“Quindi, lei ora sta lavorando? Non è disoccupato?”
No, non sono disoccupato. Sto lavorando, ebbene sì. Però mi guardo intorno perché vorrei guadagnare qualcosa di più
(con tono deluso) “Ah”
Comunque, mi dica... Avrei un portafoglio clienti per questo lavoro?
(il tono torna a essere più vivo) “Certamente. L'azienda la supporta con appuntamenti fissati tramite telemarketing per i primi tre mesi, dopodiché lei deve essere in grado di fare da solo”
Capisco. Ma la mia domanda era un’altra: oltre alla ricerca di nuovi clienti, date pure un portafoglio di clienti già consolidati sui quali fare sviluppo oppure son soltanto nomi e cognomi presi casualmente dall'elenco telefonico di potenziali clienti che non si sa bene se interessati o no a installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa?
“L’uno e l’altro”
Ma l’uno e l’altro in che percentuale?
“Questo non glielo posso dire”
Senta, io posso anche essere disposto a licenziarmi e a prendere la partita Iva, ma non campo di aria e quindi se devo partire da zero, senza clienti reali intendo dire, lei capisce che è un problema perché i primi mesi se non ho una base di clienti non avrei nemmeno entrate. Mentre invece le uscite ci sarebbero: spese di carburante per andare dai potenziali clienti, un panino al bar all’ora di pranzo e così via. Per cui, diventa un dato fondamentale sapere se posso contare già su una base di fatturato oppure no....
“Comunque, tanto lei non ha ancora la partita Iva. E poi lavora già. A noi interessano solamente partite Iva. Arrivederci”

Aspetti! Niente, ha riattaccato!


(questa telefonata è reale. Mi spiace soltanto che a riceverla non sia stato il figlio del ministro Maurizio Sacconi)

lunedì 20 settembre 2010

Osservatorio minzoliniano / 5

I finiani lamentano di essere stati oscurati dal Tg1 da quando hanno osato mettere in dubbio la leadership di Berlusconi.
Mah... Sarà!
Di sicuro non sono stati oscurati i veltroniani da quando hanno osato mettere in dubbio la leaderhsip di Bersani.

Effetto Serra

Oggi Michele Serra ha rilasciato un’intervista al Fatto che io trovo molto interessante.
Ribadisce alcuni concetti che su questo blog – con molta meno chiarezza lessicale e sintesi di giudizio – vado esprimendo da sempre. Sono contento che i miei pensieri vengano confermati da un osservatore acuto, attento e autorevole come Serra.
L’intervista va letta tutta, ma estrapolo quattro passaggi che mi paiono abbastanza significativi.
A proposito dell’antiberlusconismo:
il nostro punto di vista è quello del 20% di italiani che sanno chi è Verdini. Quel 20% di italiani che leggono i giornali e si tengono informati. Fuori da questo recinto, che è molto autoriferito, si pensa, si vive, e si vota, in modo molto differente”.
Ha perfettamente ragione. Anzi, quasi quasi suggerisco al coordinatore del circolo PD della mia zona di stampare questa frase e farne un quadretto da appendere al muro (lo farei anche con quello dell’IdV se sapessi chi è e, soprattutto, se dandomi retta, egli non andasse contro la stessa ragion d’essere del suo partito). Perché l’errore che il centrosinistra commette più spesso è proprio dimenticarsi di questo assunto e, dimenticandosene, non parla il linguaggio adeguato. E’ anche un po’ il motivo per cui urlare un giorno sì e l’altro pure che Berlusconi è un farabutto che ha un conflitto di interessi e tanti processi a carico non ha portato i risultati attesi.
Ne deriva anche la verità assoluta di un altro passaggio dell’intervista:
Berlusconi “andrebbe attaccato per i danni strutturali, economici e sociali che infligge. Il problema è che ogni critica a Berlusconi è una critica all’illusione sciagurata di milioni di berlusconiani. E togliere illusioni a un paese che non ha molto altro su cui puntare, rende odiosi. L’aspetto più geniale della propaganda berlusconiana è stato far credere che chi critica lo fa perché è sfigato e invidioso, chi ride come un pirla e dice ‘come sono contento’ lo fa perché è felice. Rimane un pirla: ma gli toccherà scoprirlo da solo”.
Criticare Berlusconi è difficilissimo e non soltanto per il controllo sui media, ma perché – come sostiene Serra – ha introiettato nella maggioranza degli italiani questo pregiudizio sulle motivazioni di chi lo critica. Ed è un’arma di difesa formidabile specialmente quando la critica si sofferma sul Berlusconi farabutto di cui sopra.
Il problema è che chi dovrebbe guidare questo processo di opposizione non è all’altezza. Perché, come sintetizza giustamente Serra,
Fa più politica in un giorno don Luigi Ciotti che in un anno la direzione del Pd”.
Un’amara verità, anche da prima che esplodesse la grafomania giornalistica dei dirigenti piddini. E il problema è che se questa è la realtà del principale partito di opposizione, non è che le alternative siano tanto meglio. Grillo, per esempio: “I toni oracolari e l’insulto indiscriminato lo rendono invotabile per chi ha, della politica, un’idea più articolata e più dialettica. Ma per un ragazzo di vent’anni, che nella politica cerca soprattutto adrenalina, capisco che Grillo possa fare presa”.

Della serie: la politica non può essere soltanto pancia e indignazione, ci vuole anche cervello. Ma forse la penso così perché non ho più vent'anni.

domenica 19 settembre 2010

Osservatorio minzoliniano / 4

Da un po' di tempo il Tg1 ha cominciato ad affiancare al panino tradizionale il doppio commento. In genere, sui quotidiani, il doppio commento si affida a un editorialista che si dichiara a favore di una certa cosa (una legge, un provvedimento, un evento) e a un altro opinionista che invece è contrario. L'augusto direttorissimo ha portato un'innovazione anche in questo settore: il commento a favore è affidato all'opinionista filogovernativo; il controcanto a uno non antigovernativo. A volte, il commentatore esterno è unico: guarda caso è sempre il solo giurista che, fuori dal coro, approva un provvedimento governativo bocciato da tutti i suoi colleghi oppure un editorialista che giusto quella mattina aveva scritto una cosa a favore di Berlusconi o contro la sinistra e che è chiamato a ribadire il concetto al Tg1 delle 20.

Tra i più presenti, le firme di Giornale, Libero, ma anche Corriere della Sera e Sole 24 Ore, purché concilianti con una certa linea politica e con forte preferenza per Piero Ostellino. Mai presenti giornalisti di Repubblica. Ieri all'edizione delle 13.30 del Tg1 abbiamo capito perché.

Ho un dubbio

...e riguarda Enrico Letta. E' il politico giovane più vecchio d'Italia o il politico vecchio più giovane d'Italia?

sabato 18 settembre 2010

Ma sì, continuiamo così... facciamoci del male! / 5

In effetti, credo anch'io che la cosa migliore da fare - in un momento come questo - sia tirare addosso al principale partito di opposizione per guadagnare qualche zero virgola in più nei sondaggi e poter rivendicare di essere gli unici a fare vera attività di contrasto al governo.

Tutto ciò dopo aver letto questo, ma anche questo.

venerdì 17 settembre 2010

Osservatorio minzoliniano / 3

Gli italiani abituati ad informarsi guardando semplicemente il Tg1 non sapranno mai che a luglio il fatturato dell'industria italiana è tornato a calare, per la prima volta da febbraio.
(...sarà perché il ministro dello sviluppo economico non ha rilasciato dichiarazioni in merito?)

Max Weber, la Lega, Umberto Bossi

Leggendo i giornali, i motivi per i quali quelli della Lega Nord ultimamente son saliti agli onori della cronaca sono (considero soltanto gli ultimi tempi e quindi non le dichiarazioni xenofobe di questo o quell’esponente locale o nazionale) più o meno i seguenti:
*utilizzo privato di auto di servizio;
*note spese taroccate;
*parenti e amici sistemati in qualche società partecipata o ente pubblico;
*giri di strane sponsorizzazioni a fini di evasione fiscale;
*scuole pubbliche pittate di verde e di simboli leghisti;
*film propagandistici finanziati dalla tv pubblica.
Se soltanto tre di queste sei categorie avessero riguardato il Partito Democratico sarebbe scoppiato un ambaradan che avrebbe portato alla definitiva implosione di questa forza politica. Invece riguarda la Lega ed è ai massimi storici nei sondaggi.
Per quale motivo?
Non lo so. Provo a darmi delle risposte – dall’interesse, anche fiscale, che in certe zone d’Italia hanno ad avere gente del genere al governo ai pregiudizi di cui tutti noi siamo vittime –, ma nessuna è esauriente.
Mi viene da pensare a quanto avesse ragione il vecchio Max Weber quando descrisse le caratteristiche del potere carismatico: irrazionale, perché manca di regole; rivoluzionario, perché interpreta gli accadimenti in maniera completamente diversa da quella a cui tradizionalmente siamo abituati; in grado di procurare volontaria obbedienza e assoluta dedizione da parte di coloro che lo riconoscono.
Da oltre vent’anni in Italia sottovalutiamo la pericolosità di Umberto Bossi: derubrichiamo tutte le sue uscite sopra le righe a folklore, ogni volta che apre bocca diciamo che in fondo è un vero animale politico, abbiamo reso “senso comune” talune sue rivendicazioni e narrazioni di cui vent’anni fa e anche meno non sentivamo affatto l’esigenza (forse perché non c’era e non c’è). Così facendo abbiamo legittimato il suo potere carismatico. Disposti a chiudere un occhio su tutto, compreso quello che ad altri non saremmo disposti a perdonare.

giovedì 16 settembre 2010

To everything there is a season

Io sono miope. In bocca ho più otturazioni che denti. L'udito è quel che è. Però la memoria mi funziona ancora molto bene.
E allora dico che il Veltroni che parlò al Lingotto mi piacque molto. Aggiungo che lo votai con grande convinzione nell'ottobre del 2007, nonostante certe mie riserve per come aveva guidato i Democratici di Sinistra (tralasciò quella cosuccia chiamata "organizzazione"). Sottolineo che non ha colpe - nonostante gli siano state addebitate pure quelle - sulla caduta del governo Prodi, logorato da ben altri personaggi e per ben altri motivi. Ribadisco che nella campagna elettorale del 2008 fece miracoli, emozionando l'elettorato - me per primo e non lo nego - per far arrivare il Partito Democratico da solo a un livello che appena tre mesi prima non avrei sperato potesse raggiungere tutto l'arco delle forze di centrosinistra. Riconosco che un gruppo dirigente di presuntuosi arroganti gli ha fatto la guerra.

Detto questo, però, giro la medaglia e guardo l'altra faccia. Veltroni, da segretario del PD, ha ripetuto quegli errori commessi quando ricopriva analogo incarico nei DS, lasciando in eredità un partito sbrindellato sotto il profilo organizzativo. Subito dopo le elezioni del 2008 ha fatto né più né meno quel che ha fatto Bersani per mesi: ha dormito. Non una proposta programmatica forte e chiara, non un'elaborazione politica netta. Certo, ha la grande attenuante che un partito appena nato ancor prima di potersi organizzare ha dovuto far fronte a una difficile campagna elettorale e quindi non sarebbe stato facile per nessuno, in quella situazione. Ma resta il fatto che le critiche che si facevano al PD nella seconda metà del 2008 erano le stesse che si fanno al PD nella seconda metà del 2010. E i consensi che, stando ai sondaggi, raccoglieva il PD nella seconda metà del 2008 erano gli stessi che, stando ai soliti sondaggi, raccoglie il PD nella seconda metà del 2010.

Dunque?
Dunque - come direbbe Gilioli - le critiche di Veltroni a Bersani sono "cencio che parla a straccio".
Veltroni io l'ho stimato tanto e continuo a stimarlo, ma ha avuto una prima opportunità da segretario dei DS e ha portato quel partito ai minimi storici; ne ha avuta una seconda da leader del PD ed è andata più o meno uguale. Probabilmente è bravo solamente come amministratore, come ministro dei Beni culturali o dell'Interno, ma non come uomo di partito (non c'è da vergognarsene: nella vecchia Democrazia Cristiana c'erano soggetti come Giulio Andreotti, Francesco Cossiga ed Emilio Colombo che non furono mai segretari, perché loro stessi preferivano dedicarsi ad altre pratiche, e c'erano altri personaggi, come Flaminio Piccoli e Arnaldo Forlani, che erano abili e astuti da segretari, ma di cui nessuno ricorda particolari gesta come uomini di governo). E, comunque, c'è un tempo per tutto. Veltroni ha fatto il suo; ora - alla pari di D'Alema al quale ribadisco il mio invito di un bel viaggetto intorno al mondo a bordo della sua barca - si dedichi ad altro. Il suo contributo migliore può darlo seguendo l'esempio dei Tony Blair e dei José Aznar, che a un certo punto - raccogliendo il saggio ammonimento dell'Ecclesiaste cantato dai Byrds - han detto basta.

mercoledì 15 settembre 2010

Osservatorio minzoliniano / 2

Titolo da www.ilgiornale.it: "Marcegaglia, forse la maggioranza non c'è più". Catenaccio: "Le preoccupazioni della leader degli industriali: "I conflitti personali, un governo che forse non ha più la maggioranza, non aiutano la crescita del Paese" (segue articolo, con dichiarazioni e controdichiarazioni).
Titolo da www.repubblica.it: "Gelo Marcegaglia sul Governo". Catenaccio: "La n. 1 di Confindustria: forse non c'è più maggioranza. "Si parla di amanti, cognati, appartamenti. Il governo vada avanti" (segue articolo con dichiarazioni e controdichiarazioni).
Titolo da www.corriere.it: "La Marcegaglia avverte il Governo: Forse la maggiornaza non c'è più". Catenaccio: "Il richiamo leader di Confindustria: «Momento di politica brutta che da mesi parla solo di amanti, cognati e case. Ma il governo vada avanti, i confitti non aiutano la crescita" (segue articolo con dichiarazioni e controdichiarazioni).

Tg1 ore 20, Francesco Giorgino da studio legge una breve: "Per la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia il governo deve andare avanti. La numero uno degli industriali ha ribadito l'invito a fare le riforme che servono al Paese e a concentrarsi sui temi veri come il lavoro, l'occupazione e la crescita" (segue servizio di Maria Soave su intervista di Berlusconi a Le Figaro, con le magnifiche sorti e progressive del Governo da lui guidato).

martedì 14 settembre 2010

Uno che non va rottamato è Renzi

Non nutro particolare simpatia per Matteo Renzi. Lo trovo un bel po' presuntuosetto, penso che parecchie sue polemiche servano più alla sua immagine personale e alla costruzione di una sua futura leadership che non ad affrontare in modo costruttivo i problemi del Partito Democratico, sospetto che il modo in cui si affermò alle primarie per il Comune di Firenze non fosse tutto oro luccicante.
Tuttavia, penso che oggi nella videointervista a Repubblica abbia detto parecchie cose sensate.
Due su tutte, già espresse più volte nei giorni scorsi su questo blogghettino da niente e mi fa piacere che anche uno come Renzi le sostenga:
1.
"Il problema non è con chi facciamo l'accordo, non voglio dire che non dobbiamo fare l'accordo con nessuno, la cosiddetta vocazione maggioritaria. La prima cosa da fare è chiarirsi su cosa vogliamo fare, poi vediamo chi ci sta"
2.
La campagna elettorale "non deve essere fatta sul lodo Alfano, su Mills e sulle questioni giudiziarie". Per Renzi "deve essere fatta invece su quello che Berlusconi non ha fatto: dobbiamo far vedere che Berlusconi ha fallito, che ai suoi proclami non sono seguiti i fatti, dalla riduzione delle tasse alle opere disegnate sulla lavagnetta di Vespa"

Ora attendo qualche proposta concreta su quei punti da lui richiamati: nuovo stato sociale, beni culturali, infrastrutture tecnologiche.

lunedì 13 settembre 2010

Osservatorio minzoliniano

Guardando il Tg1 di stasera, ho scoperto qual è il vero problema dell'istruzione pubblica in Italia: c'è traffico e i genitori che accompagnano i figli a scuola non riescono a parcheggiare l'automobile, mannaggia!
Quanto al resto delle polemiche di questi giorni, la Gelmini ha detto che da che lei ricordi, tutti gli anni è così.

Quaranta per cento

Non sono un grande seguace dei sondaggi politico elettorali. Però dopo aver letto l’ennesima – l’ennesima che va più o meno nella stessa direzione, intendo – rilevazione stamani su Repubblica due parole mi va di dirle. Non foss’altro perché, a mio avviso, i sondaggi confermano una tesi che su questo blogghettino sostengo da sempre.
Dunque, la situazione sarebbe più o meno la seguente.
Nel 2008 il PD e l’IdV insieme avevano il 37.6%. La Sinistra Arcobaleno il 3.1%. Totale: 40.7%.
Nel 2009 il PD e l’IdV erano, insieme, al 34.1%. I due partiti alla loro sinistra erano al 6.5%. Totale: 40.6%.
Oggi, il PD e l’IdV sarebbero al 32%. SEL al 4.7%. Aggiungiamoci il 3.6% dei grillini e il totale fa 40.3%.
Ne deriva che la politica dei decibel seguita – per motivi così diversi e così uguali – da Di Pietro e Grillo si risolve non in una erosione del consenso a Berlusconi, ma in una semplice partita di giro interna al centrosinistra. Oggi sarà Grillo ad avero lo zero virgola in più a scapito di Vendola, domani sarà Vendola a scapito di Di Pietro, dopodomani sarà Di Pietro a scapito del PD, ma sempre di voti già antiberlusconiani si tratta, quelli sono e quelli rimangono. Elettori che girano da un partito all’altro, in cerca di una casa che, forse, non troveranno mai. Perché nessuno di questi soggetti offre una risposta vera alle loro richieste.
In questa maniera vincere le elezioni è pressoché un’utopia.
Forse sarebbe meglio spendere le energie anziché nella gara a chi urla più forte che Berlusconi è un pezzo di merda, in un altro tipo di gara: quella di chi trasmette meglio l’idea che Berlusconi e Tremonti e Bossi e Sacconi e Gelmini non sanno governare, mentre di qua proposte interessanti si riesce a idearne.
Gli spunti non mancherebbero.
Oggi, per esempio, sulla cronaca locale di un quotidiano cittadino guardavo le inserzioni di lavoro. C'è la ditta che cerca un ingegnere elettronico con ottima conoscenza della lingua tedesca e con esperienza, ma da assumere con contratto interinale. C'è la ditta che cerca un barista con esperienza, ma da assumere con contratto da apprendista. C'è la ditta che cerca un tecnico informatico SAP (SAP!), ma da assumere a tempo determinato. C'è la ditta che cerca un venditore – anzi: un consulente vendite – automunito, con esperienza, con portafogli clienti suo da portare in dotazione per contratto a progetto. E, leggendo queste inserzioni, mi veniva da pensare alla Gelmini quando dice che la scuola non dà risposte alle richieste delle aziende, a Sacconi quando dice che la disoccupazione non esiste perché il lavoro basta cercarlo e si trova, a Berlusconi che non sa dare altri consigli ai giovani che andare all’estero.

Ma pure a Bersani, alla sua proposta di salari decenti anche per i precari. E alle proposte di Ichino e Nerozzi sul contratto unico di inserimento.
Forse, se il centrosinistra vuole superare il muro del 40%, più che a urlare Berlusconi mafioso dovrebbe cominciare a urlare la sua idea d’Italia. Alla svelta, però, che il Titanic sta affondando e questi qua continuano a ballare, lieti dello zero virgola strappato a quello che loro chiamano Pidimenoelle.

domenica 12 settembre 2010

E ora però pedalare

Non mi è dispiaciuto affatto il Bersani che ha chiuso la Festa democratica di Torino. Soprattutto, ha fatto una cosa che su questo blogghettino reclamiamo da tempo: avanzare proposte concrete. Ne ha fatte alcune (fiscalità spostata su rendite finanziarie, incassi da digitale terrestre reinvestiti in istruzione, retribuzione del lavoro precario non inferiore a quella del lavoro stabile) sulle quali varrebbe la pena riflettere. Il problema è che poi si è soffermato anche su quelle cose – nuovi Ulivi, alleanze democratiche, governi di transizione – sulle quali sarebbe invece auspicabile una moratoria nei discorsi e nelle interviste dei dirigenti piddini. E così, anche se un buon 60% del suo intervento è stato su questioni concrete e proposte, domani sui giornali troveremo il resoconto dettagliato soltanto del restante 40%, quello che meno è interessante di per sé, anche se è più idoneo a scatenare la polemica politica. Vabbè, ormai ci siamo abituati. Però un po’ più di accortezza da parte di chi non è in politica da ieri mattina e si presume sappia come funzionano i meccanismi della comunicazione giornalisica ci vorrebbe. Anche perché altrove si sa come far parlare di sé gasando gli istinti primordiali di una certa parte di elettorato: basta dire che Berlusconi è un malato psichico e un terrorista politica, ossia esattamente quel genere di cose che Berlusconi vuole sentirsi dire per poter poi intonare il solito refrain al quale seguirà l’ulteriore replica sempre più becera. E’, come dire, un circuito che si alimenta a vicenda.

Ora spero soltanto che agli annunci di proposte seguano le proposte. E che questa campagna di autunno finalmente parta, perché uno non è che può rimboccarsi le maniche all’infinito: a star fermi con le maniche rimboccate, coi primi freddi diventa un problema...

A buon intenditor... (Refresh)

Soltanto link e nessun commento.

http://nonunacosaseria.blogspot.com/2010/07/buon-intenditor.html

http://www.repubblica.it/politica/2010/09/12/news/dossier_verdini-6989691/?ref=HREA-1

venerdì 10 settembre 2010

Sacconi e il lavoro dei giovani / 2

Gentile ministro Sacconi,
con lo stipendio che mi ritrovo, io mi leggo i giornali sulla Rassegna Stampa della Camera. E tra gli articoli proposti oggi c’era l’intervista che Lei ha rilasciato a Panorama.
Avrei voluto leggerla tutta, attirato da quel titolo provocatorio: "Bamboccioni, il lavoro c'è: basta andarlo a cercare". Pensavo fosse una di quelle cazzate demagogiche alle quali Lei non è nuovo, ma poi già dalle prime righe mi son trovato di fronte a una realtà ancora peggiore. E non sono riuscito ad arrivare in fondo all'intervista.

Non ci sono riuscito perché l’aneddoto che Lei racconta all’inizio io l’ho trovato offensivo, tanto offensivo che non sono stato capace di andare avanti nella lettura.
Cioè, Lei dopo essere stato parlamentare per tre legislature si è ritrovato senza un vero lavoro e si è fatto un annetto in Inghilterra per imparare l’inglese dopodiché è andato a dirigere un ufficio delle Nazioni Unite. E questa per Lei sarebbe disoccupazione?
Lei lo sa cosa significa per una persona qualunque - non, quindi, per un ex parlamentare PSI anni Ottanta corrente De Michelis (e non aggiungo altro) - andare a lavorare alle Nazioni Unite o in qualsiasi altro organismo internazionale? Io sì. Per esperienza diretta in negativo e per esperienza di alcuni miei amici in positivo. Conosco i sacrifici che loro hanno fatto, la gavetta di stages non retribuiti con permanenza a proprie spese in città come Bruxelles o Ginevra, dove il costo della vita non è esattamente quello di Pescasseroli o San Romano Garfagnana. I loro contratti a tempo determinato in sedi sperdute in Birmania o in Venezuela. Una mia cara amica compagna di studi c’è pure morta, causa un incidente stradale mentre riaccompagnava una profuga a riabbracciare i propri cari.
Lei con quale coraggio paragona la Sua esperienza di ben ammanicato nel Palazzo (ché sennò col piffero che si ritrovava da un giorno all’altro direttore dell’ufficio – italiano! – dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro) con quella di un tizio qualunque che si ritrova a quarant’anni a dover cercare un impiego? E' mai stato in un ufficio provinciale del lavoro, in mezzo a extracomunitari, a ultracinquantenni senza prospettive che hanno bisogno di un'attività purchessia e nessuno li vuole perché troppo in là con gli anni, a giovani che hanno studiato e che nessuno vuole perché senza esperienza? In mezzo a gente che si adatta a stipendi o a posizioni non consone al proprio talento e alle proprie aspettative di vita?
A cercare un lavoro per davvero, intendo, non come ha fatto Lei. Che a ventinove anni è entrato in Parlamento e c’è stato fino a quarantatré.
Ma come può permettersi, Lei, di dire “il lavoro c’è, basta cercarlo”? Sarà stato così per Lei, che dopo quattordici anni a fare il deputato Le è bastato andare a imparare un po’ d’inglese per ritrovarsi direttore di un ufficio ONU. Per centinaia di migliaia di italiani, per milioni di italiani non è affatto così. E io sono estremamente preoccupato, come lavoratore, che il ministro che per primo deve combattere la disoccupazione abbia una così scarna, limitata, deviata idea di cosa sia la disoccupazione, la ricerca di un posto di lavoro, la soddisfazione delle proprie legittime ambizioni.

Sa cosa Le dico, ministro Sacconi? Lei è proprio fortunato. Perché se in Italia ci fosse un'opposizione appena appena decente, Lei non sarebbe ministro o, se lo fosse, si troverebbe un giorno sì e l'altro pure a rendere conto di cose che Lei sa solo per teoria e non per pratica, rimediando figuracce su figuracce. Per quanto mi riguarda, mi deprime che al Governo del mio Paese ci siano persone come Lei.

giovedì 9 settembre 2010

Cose che possono capitare solamente alle Feste del PD

In queste giornate di schizofrenia mediatico-politica, è accaduta alla Festa del PD di Torino una situazione spiacevole e interessante.
Ieri sera - attenzione alla giornata: ieri sera, ossia dopo tutto quel che è successo con Bonanni - c'è un dibattito sulla politica del territorio alla Festa Democratica di Torino. Partecipa un comitato che è contrario alla politica ambientale e paesaggistica di Chiamparino e del PD. Oltre a partecipare, distribuisce delle cartoline palesemente antiPD. Finché interviene qualcuno del servizio d'ordine o di sicurezza o dell'organizzazione e gli dice che non può. O meglio: può, ma soltanto all'interno del tendone dove c'è il dibattito, fuori no.
Il tutto (lo ribadisco perché credo sia importante) dopo quel che era avvenuto con Bonanni.
Oggi l'organizzatore del volantinaggio, Paolo Hutter, ne scrive sul Fatto online, lamentandosene e i commenti contro il PD si sprecano.
Che dire?
Penso che chi ha impedito quel volantinaggio abbia sbagliato, senza se e senza ma, e anche parecchio. Una figuraccia. Con l'attenuante dei nervi alle stelle dopo quel che era appena avvenuto, ma pur sempre una figuraccia e un errore senza se e senza ma.
Però mi chiedo. Qual è quel partito che permette di volantinare a casa sua contro di sé?
No, perché io ce li voglio vedere questi qua alla festa di Sinistra e Libertà a volantinare contro Vendola, o a quella dell'Italia dei Valori a distribuire cartoline contro Di Pietro, o al raduno dei grillini a diffondere fogli in cui si ricorda che Beppe da Genova non è proprio un incensurato. E poi voglio vedere che trattamento verrebbe loro riservato, se venisse loro detto "prego accomodatevi" o venissero presi a calci nel deretano.
Sarà che tendo a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma vedo più la democraticità di un partito che alla sua Festa invece del solito comiziaccio organizza un dibattito invitando qualcuno che lo critica e gli permette per un po' e in uno spazio limitato di distribuire cartoline contro di sé, che non l'antidemocraticità di quello stesso partito che a un certo punto dice "ora basta".

Comunque è curiosa, vero?
Io organizzo una festa in giardino a casa mia, arrivano dei tizi che non conosco, contestano uno dei miei ospiti, mi rovinano anche il buffet e io che sono vittima vengo contestato dagli uni perché ho invitato quell'ospite che secondo loro non avrei dovuto invitare, e dagli altri perché quelli che sono arrivati a fare casino comunque se sono entrati vuol dire che son miei amici (benché nemmeno li conosca). Poi, dopo un paio di ore, arriva un altro gruppetto di persone e si apre un dibattito che coinvolge i presenti alla festa su quanto il padrone di casa sia una testolina di minchia. Solo che il gruppetto in questione non si ferma lì, va a distribuire a tutti i passanti un foglio in cui dice che il padrone di casa è una testolina di minchia. E siccome il padrone di casa a questo punto si sfava, queste persone vanno a lamentarsene con un giornalista, facendo apparire il padrone di casa non soltanto come una bella testolina di minchia, ma pure come un gran maleducato inospitale. Uno a zero e palla al centro. E poi ci stupiamo se il PdL rimane al 30%...

Basterebbe poco, a volte

Oggi i titoli principali dei quotidiani erano dedicati per metà alle cazzate (Berlusconi e Bossi che studiano il da farsi, l’uno che cambia idea e l’altro che ipotizza la sfiducia.... tutta roba che domani a mezzogiorno sarà preistoria superata dagli eventi) e per l’altra metà allo show mediatico dei centri sociali alla festa del PD (con quel che ne deriva: i distinguo su Bonanni, i distinguo sul PD, i distinguo sul resto: e quelli son squadristi, e quelli han diritto di contestare e il PD è tutto da rifare e così via).
Si dà il caso che stamani è uscita una notizia: secondo l’Ocse il Pil italiano, già di défault il peggiore del G7, sarebbe in flessione dello 0.3% nel terzo trimestre.
Ora, un’opposizione che fosse appena appena decente, ossia un’opposizione che non sta a passare le giornate teorizzando nuovi Ulivi e grandi alleanze, un’opposizione che non sta a passare le giornate, da un mese e mezzo a questa parte, a dire “mi candido alle primarie”, un’opposizione che non sta a passare le giornate a recitare il mantra “Berlusconipiduistafascistastallierediarcoredellutrischifanimafiacricca”, un’opposizione normale su una roba del genere ci lavorerebbe un po’ su. Anzi, ci avrebbe già lavorato e avrebbe trasformato la vetrina della festa del PD in una grande occasione di comunicazione.
Nel senso: hai un ministro dell’economia che filosofeggia sui massimi sistemi anziché occuparsi di questioni molto più terra terra; hai un ministro del welfare che pensa solamente a seminare zizzania anziché trovare soluzioni ai problemi; hai un non ministro dello sviluppo economico; hai un ministro della funzione pubblica che, ormai è evidente, è bravo solamente a inventare proclami e a offendere; hai, in poche parole, delle praterie sull’economia e non le sfrutti?
Non occorrerebbe mica chissà cosa: basterebbe una conferenza stampa congiunta Bersani Vendola Di Pietro in cui tutti e tre esprimono lo stesso – ma proprio lo stesso, senza distinguo e senza “noi dell’Italia dei Valori” – concetto e una, dicesi una, proposta concreta neanche tanto dettagliata, qualcosa sulla quale possano trovarsi d'accordo in ventiquattr'ore, sul lavoro o sullo sviluppo industriale o sulle tasse.
Sembra una cosa rivoluzionaria? Macché. E’ quello che facevano un giorno sì e l’altro pure quelli del centrodestra durante il quinquennio 1996-2001, quando al governo c’era il centrosinistra e tutti i giorni si inventavano qualcosa per dare addosso al presidente del Consiglio di turno.
E poi magari ti stupisci se il Popolo della Libertà è sempre al 30% e la Lega ai massimi storici

mercoledì 8 settembre 2010

Non restare chiuso qui, pensiero!

Dice: son squadristi quelli che hanno impedito a Bonanni di parlare alla Festa democratica a Torino. Non mi interessa definirli in una maniera: squadristi, fascisti, antidemocratici. Anche perché si dà la stura a tutta una serie di distinguo, rilievi, paragoni che ci portano lontano dal succo della questione. Che, a mio avviso, è questo: ci sono in Italia sempre più persone che non hanno voglia di ascoltare opinioni e idee diverse dalle proprie.
Non la pensi come me? Sei un pezzo di merda. Un poco di buono. Non hai diritto di parola.
Non lo so, magari sono io sbagliato dentro. Ma - esempio banalissimo - se c'è una cosa che mi piace in questo blog nato per caso un anno e mezzo fa sono i commenti che mettono in discussione quello che scrivo. Perché mi danno modo di fermarmi un attimo a riflettere se quel che ho scritto è campato per aria oppure no. Poi magari rimango della mia idea, magari l'ho pure rafforzata, però nel frattempo mi sono arricchito perché son stato costretto a pensare.
Forse hanno paura di pensare, ecco perché tirano i fumogeni.

(poi, certo, la Cisl di Bonanni è - almeno nella mia città, altrove non lo so - sempre più un centro di consulenza sulle controversie individuali che non un sindacato, una struttura che quando c'è da prendere una decisione non valuta se è giusta o se è sbagliata in sé, ma se rispetta l'equilibrio tra la componente piddina e quella pidiellina; ma questo è un altro discorso e ha a che fare con i fischi successivi all'esposizione del pensiero - pratica democraticissima - e niente con i fischi preventivi volti a zittire)

(e non mi si venga a dire: bastava chiedere conto a Schifani, basta chiedere conto a Bonanni. E' una mentalità inquisitoria, non dialogante: ti invito a casa mia non per farti parlare ed esporre il tuo pensiero, ma per metterti ai paletti perché comunque io ho ragione e tu hai torto. C'è differenza con lo zittire preventivamente?)

martedì 7 settembre 2010

Due risposte e una domanda

Rispondo qui a CoB e Michele Reccanello perché i loro commenti al mio post precedente pongono tutta una serie di questioni interessanti.

Intanto, la mia era non era una critica a Di Pietro, né una valutazione di merito sul federalismo fiscale o demaniale e, tantomeno, una difesa del Partito Democratico. Era una critica al Fatto Quotidiano e a una linea editoriale che attacca in maniera pretestuosa il principale partito di opposizione. Non, si badi bene, perché lo attacca; ma perché lo fa in maniera pretestuosa. Ci sono già 1.425 ottime ragioni per criticare il PD: che bisogno c'è di inventarsene una completamente infondata? E, poiché non è la prima volta che accade, diventa lecito domandarsi: per quale motivo?
Che poi, mettiamoci d'accordo: se la legge sul federalismo demaniale era giusta, perché criticare il PD di averne facilitato l'approvazione? Casomai, criticalo perché si è astenuto. Se invece è una pessima legge, perché critichi il PD quando, tra le forze di opposizione, ce n'è una che l'ha votata convintamente? Scrivi che "La sfida alla Costituzione, ma anche a tutte le leggi e ai trattati sottoscritti dall’Italia con il resto del mondo libero e civile, adesso è aperta. Sarebbe bene che lo sapessero e lo ricordassero i compagni, gli amici, gli astanti della Festa del PD di Torino che rimpiangono ancora la mancata partecipazione di Cota, Maroni e Calderoli", perché allora non critichi chi insieme a costoro ha fatto una conferenza stampa?
Non riesco a capire per quale motivo se Di Pietro vota con la maggioranza "è una scelta che un parlamentare può fare o meno" e se la fa Bersani è un inciucio. Io questo vorrei capire.
Il PD concorda sulle leggi sbagliate, come dice Mattia Paoli? Beh, intanto mi dica quali e comunque anche in quel caso è una scelta che un parlamentare può fare o meno, mica c'è una lista oggettiva, tutto è soggettivo. O no? O è un criterio che stabilisce Antonio Padellaro e tutti gli altri si devono adeguare sennò sono delle merdacce pidimenoelle?
E' questo impazzimento mediatico, questo usare due pesi e due misure che io non accetto e non perché sono speranzoso nei confronti del PD, ma semplicemente per onestà intellettuale. Scriverei le stesse cose se, leggendo l'Unità, trovassi analogo trattamento nei confronti di Di Pietro.

E veniamo, così, alle anime belle del PD.
I miei ventiquattro lettori (Marco Campione dichiara di averne venticinque, quindi io mi fermo a ventiquattro, che è pur sempre appena uno meno di don Lisander) sanno che non ho risparmiato critiche al partito che, nonostante tutto, continuo a votare. Se si fa il conto dei post in cui ho criticato Bersani o la Bindi o D'Alema o chi per loro e i post in cui ho criticato Di Pietro e Grillo, credo che il rapporto sia perlomeno di 4 a 0. Appunto, per il motivo di cui sopra: ci sono almeno 1.425 ottime ragioni per farlo. Una di queste, una delle principali, è il ricambio della classe dirigente. Giusto un anno fa - eh sì, era l'8 settembre - a un'iniziativa pubblica dalle mie parti con Piero Fassino e Agostino Fragai (candidato della mozione Franceschini alla segreteria regionale) presi la parola e dissi all'aspirante segretario che aveva ricoperto analoga posizione quindici anni prima quando c'era ancora il PDS e non mi pareva proprio il caso di riesumarlo. Fragai fece buon viso a cattivo gioco, Fassino mi rispose un po' così (non entro nei particolari). Quindi, io sono il primo a riconoscere che esiste questo problema. Ma che facciamo? Siccome non cambia la classe dirigente, allora vado a votare un partito nel quale la classe dirigente mi fa ancora più schifo perché magari è tutta gente riciclata qua e là? O un partito il cui programma trovo di una demagogia sconfortante? Mi astengo?

Dice CoB: "Cosa ti spinge a sostenere, seppure con occhio critico, un partito completamente scollato dalla base?"
Io penso che un partito abbia delle responsabilità. Se "essere scollati dalla base" significa non assecondare la pancia della base, è già un buon motivo per votare quel partito.
La mia pancia corre a Torino e fischia Schifani, anzi: gli lancia le uova marce prendendo bene la mira e poi manda a quel paese chi lo ha invitato. La mia testa, invece, dice che ad oggi Schifani non soltanto non è condannato, ma nemmeno è indagato dalla magistratura e che io ho il dovere di zittirlo con (e grazie a) la forza delle mie idee. Quindi, casomai, lo fischio dopo che ha parlato e per le cose che ha detto. Non prima e a prescindere dalle cose che dirà.
Apro una parentesi: questa cosa di andare a un incontro in cui un Pinco Pallino parlerà di - boh? - debito pubblico, ti arriva il contestatore che lo incalza su - boh? - le scie chimiche e fintanto che non gli risponde ("devi rispondere perché la gente vuole una risposta da te!"), lui non si schioda da lì e lo contesta, è un retaggio televisivo. Lo faceva, per esempio, quel tizio con l'impermeabile giallo quindici anni fa a Striscia la Notizia. E' paradossale che quel sistema pseudogiornalistico (che peraltro va saputo fare) sia stato oggi mutuato da chi denuncia gli strapoteri televisivi.

P.S.: sulla riforma del Titolo V - senza entrare nel merito - credo che il giudizio di oggi sia parecchio condizionato da una certa propaganda. In realtà, su quella riforma inizialmente c'era una buona convergenza di tutte le forze politiche. Poi, passati i tempi della Bicamerale e in arrivo quelli della campagna elettorale, il centrodestra, trainato dalla Lega Nord con la quale aveva appena stipulato la pace, per rimarcare le distanze sconfessò tutta la riforma, con il partito di Bossi che, casomai, la voleva ancor più radicale. Per questo, poi, ci fu la maggioranza risicata. Con il senno di poi, un errore esiziale per i motivi che Michele ha ricordato.

P.P.S.: Rimane la domanda: per quale motivo il Fatto Quotidiano attacca in maniera pretestuosa il PD? Io una risposta la sto maturando, ora voglio verificarla, magari nei prossimi giorni la scriverò. Mi piacerebbe conoscere altre opinioni, però.

lunedì 6 settembre 2010

Il Tafazzo quotidiano / 2

Leggere Il Fatto Quotidiano è un po’ come ascoltare quella vecchia canzone di Francesco Baccini su Andreotti. Con il Partito Democratico al posto del vecchio Giulio. Ci manca soltanto che Padellaro e Gomez incolpino Bersani del buco nell’ozono, dello scioglimento dei Beatles (voi pensavate foste stata Yoko Ono?) e della crisi cubana del 1962 e poi abbiam fatto filotto.
Il modo sempre più pretestuoso in cui viene attaccato il principale partito di opposizione – roba da far invidia a Vittorio Feltri – fa davvero pensare che questo giornale voglia in realtà perpetuare il potere di Berlusconi, non foss’altro perché il giorno in cui non ci sarà più, le copie vendute potrebbero dimezzarsi.
Già un paio di mesi fa, apparve ridicolo il modo in cui Bersani fu accusato di non parlare dei “veri problemi” (Dell’Utri e legge bavaglio). Stavolta tocca a Furio Colombo, peraltro senatore del Partito Democratico (non c’è da stupirsi: son cose che fanno parte del folklore di questa forza politica), partire lancia in resta nel suo blog sul Fatto Quotidiano online: “Chissà se interesserà ai colleghi deputati e senatori del Pd che hanno benevolmente facilitato la legge leghista sul federalismo fiscale sapere che il sindaco di Tradate (Varese) ha presentato il primo esplicito testo leghista sulla razza, e lo ha fatto con un atto legale rigorosamente razzista presentato alla Corte di Appello di Milano?
Né Colombo, né Peter Gomez (che dirige il sito web), né le decine di lettori che commentano l’articolo e che, anzi, si uniscono al coro di buuu nei confronti del PD, ricordano che sul federalismo fiscale l’atteggiamento più "facilitatore" lo hanno avuto casomai i parlamentari dell’Italia dei Valori. A maggio, per esempio, sono stati loro, e non il PD, a votare sì al federalismo demaniale ed è stato Antonio Di Pietro, e non Pierluigi Bersani, a fare una conferenza stampa congiunta con Roberto Calderoli. Ma si sa come vanno le cose: se san Tonino da Montenero di Bisaccia organizza una conferenza stampa con un ministro del governo al quale dovrebbe fare opposizione nessun problema; se il PD invita alla sua festa per un dibattito lo stesso ministro è un inciucio.

domenica 5 settembre 2010

Il nuovo leader del centrosinistra

Nell’opposizione – Nuovo Ulivo, Alleanza democratica, insomma quella lì – impazza il totoleader. Bersani, Vendola, Di Pietro, Chiamparino? Oppure, guardando alle amministrative, Pisapia, Boeri?
Chiunque sia, sappiamo già come andrà a finire: verrà impallinato dal suo stesso schieramento un secondo dopo aver vinto le primarie (ammesso che siano fatte).
La dirigenza del PD è quindi in cerca di un nome che possa mettere tutti d’accordo, ma l’impresa si sta rivelando disperata perché il tiro al piccione, sport preferito dal centrosinistra, stavolta è iniziato non un secondo dopo, ma un mese prima delle primarie.
Ecco alcune candidature già avanzate.
Camillo Benso detto “il Cavour”
Potrebbe mettere d’accordo i moderati laici e i riformisti di sinistra. Perplessità rimangono nell’area cattolica (per lo slogan “Libera Chiesa in libero Stato”) e in quella vicina alla Fiom (per le sue origini nobiliari), mentre Il Fatto Quotidiano, Di Pietro e il popolo viola contestano un evidente conflitto di interessi e procedure poco chiare nell’appalto assegnato, qualche annetto fa, all’ingegner Noè per la costruzione del canale di bonifica delle risaie ticinesi.
Luigi Einaudi
Proposto dal think tank di Enrico Letta. Dura polemica dalla sinistra radicale dopo la sua uscita sull’eccesso di statalismo che rischierebbe di impigrire l’individuo. Beppe Grillo lo ha attaccato duramente sul suo blog (chiamandolo “Berlusconaudi”) perché non avrebbe una posizione chiara sullo sviluppo di fotovoltaico ed eolico.
Piero Gobetti
Il leader dei giovani liberaldemocratici è sostenuto da uno schieramento trasversale, ma il percorso è tutto in salita, soprattutto per l’ostracismo dei vertici piddini. Massimo D’Alema ha dichiarato pubblicamente che “non è ancora maturo per incarichi di alto livello, ma verrà il suo tempo, stia al suo posto e non abbia fretta”. Dopo questa autorevole bocciatura, Veltroni e Parisi hanno dichiarato la propria disponibilità ad appoggiarlo.
Giacomo Matteotti
Ecco un nome che sembrava mettere tutti d’accordo: integerrimo difensore delle istituzioni, come piace ai sostenitori della Costituzione; specchiata moralità, come richiesto dall’Italia dei Valori; esponente della sinistra riformista, come auspicato dagli ex ds e dagli ex socialisti; del nord padano, come desiderato da Chiamparino e Cacciari. Tuttavia, la sua dichiarazione di politica tributaria in base alla quale “in una società socialista il profitto del capitale appartiene alla collettività” ha sollevato un vespaio in seno alla coalizione e fatto schizzare in alto i sondaggi favorevoli a Berlusconi che ha subito lanciato un nuovo “no tax day”.
Palmiro Togliatti
Rilanciato da Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero che, per solleticare l’elettorato cattolico, hanno pure ricordato la sua posizione sull’articolo 7 della Costituzione. Ma UdC, rutelliani ed ex margheriti non hanno abboccato all’amo, per Bersani appare troppo sbilanciato a sinistra, mentre Di Pietro ha annunciato che non voterà mai uno che, come lui, è favorevole alle amnistie.
Alcide De Gasperi
Proposto dagli ex diesse che fanno capo a Piero Fassino e subito appoggiato con entusiasmo dai dalemiani. I moderati hanno detto di sì, ma grillini, popolo viola e dipietristi contestano una certa tendenza all’inciucio da parte del politico trentino e sono corsi a fischiarlo alla festa democratica di Torino.
Oreste Zanobini
Studente al settimo anno fuoricorso di Lettere e Filosofia, non si perde un corteo di protesta e un girotondo in difesa della legalità ed è il candidato proposto dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Un emerito sconosciuto per dare un segnale di grande rinnovamento della politica. Tuttavia, dopo che un’inchiesta di Peter Gomez sul Fatto Quotidiano ha messo in dubbio la sua correttezza quando ha sostenuto l’esame di filologia romanza con un professore rivale di Paolo Flores d’Arcais, il popolo delle agende rosse e la corrente di De Magistris si sono riservati di esprimere un nome alternativo.

sabato 4 settembre 2010

Chi comunica e chi non / 2

Da alcuni giorni sto avendo un vivace scambio di e-mail con un membro della segreteria di Bersani, una persona che conosco da anni.
L'argomento del dibattere è, più o meno, quello del post precedente in questo blog. Dico più o meno perché tutto è nato da una discussione su Facebook e da prima che venisse pubblicato il post.
Premetto che, come ha notato pure Marco Campione nel suo commento, succede che uno risponde a una domanda e i giornali riportano solamente quella frase e non anche la miriade di altre cose, magari più interessanti, che sono state dette.
Ma uno si dovrebbe porre la questione: per quale motivo succede tutto ciò?
La risposta del membro della segreteria nazionale è stata: "i giornalisti non pubblicano queste cose... Pubblicano solo questo dibattito che tu dici non interessa a nessuno e loro dicono che fa vendere!"
La mia opinione è che i giornalisti non sono interessati tanto a quella cosa in sé e per sé, ma ne sono interessati - e danno grande risalto - in virtù della polemica politica che essa produce. Una polemica alimentata dagli stessi dirigenti piddini e del resto del centrosinistra (Di Pietro e Vendola in primis) con obiettivi spesso meno nobili delle sorti socioeconomiche del Paese. La conferma è che ad aprile alcuni quotidiani per qualche giorno hanno sguazzato in un'altra polemica interna al PD, quella sul contratto di inserimento lavorativo. La differenza, sostanziale, è che io (e, credo, non soltanto io) se il partito baruffa su come rendere più accessibile il mercato del lavoro son contento. Sono fiero di un partito che si confronta, anche litigando, su un argomento del genere, perché vuol dire che gli sta a cuore. Invece, così sembra che al PD stia a cuore solamente l'ingegneria elettorale.
La risposta del membro della segreteria nazionale è poi proseguita invitandomi a seguire gli interventi della Bindi o di Bersani dal vivo. Già, come se fosse facile (e gratuito) prendere e andare in questa o quella città a sentire tizio e caio (il mio interlocutore mi ha pure rinfacciato di essere andato, ad aprile, a Milano all'incontro organizzato da Civati... Sottinteso: quando ti pare ti muovi e trovi i soldi. Bisognerebbe che uno si chiedesse per quale motivo si muove per tizio anziché per caio e, comunque, il fatto che uno si muove una volta non implica che debba farlo sempre. Anzi, uno fa una scaletta delle priorità e poi agisce di conseguenza).
Soprattutto, quello che mi fa riflettere nelle risposte che mi sono state fornite dal membro della segreteria nazionale, è questo atteggiamento in base al quale il partito elabora le sue proposte e però poi sembra quasi che sia un dovere dei militanti o di chi è interessato andarsele a leggere e cercare. Io non sono un dirigente di partito. Io sono un tesserato, un simpatizzante, uno che se c'è da dare il contributo lo dà, che se c'è da partecipare a una manifestazione ci va. Ma non sono un dirigente o quello che organizza i volantinaggi e i cortei. E il partito che voto - o che vorrei votare - non può pretendere da me che io prenda un giorno di ferie o quattro ore di permesso per andare nel capoluogo di regione ad ascoltare Bersani o che io, invece di uscire dopo cena per andare a mangiare un gelato da Angiolino, mi metta lì a cercare sul sito web del partito la proposta sul welfare state per poi studiarmela. Lo faccio se mi va! O se vedo che merita, perché magari spero che alle parole seguano i fatti.
Invece di lamentarsi tanto del trattamento che i giornali riservano al partito, perché i dirigenti nazionali non si pongono in un'ottica diversa? Se la montagna non va da Maometto, sarà il caso che Maometto prenda le gambine e vada verso la montagna?

venerdì 3 settembre 2010

Un partito concreto

Ma la Rosi Bindi oggi non aveva altro di cui parlare che della grande e fondamentale questione dell’eventuale Nuovo Ulivo e dell’eventuale apertura ai finiani in un’ottica di eventuale alleanza democratica nel caso eventuale si vada a elezioni anticipate?

giovedì 2 settembre 2010

Il Pil di Berlusconi

Vorrei riallacciarmi all’articolo di Alexander Stille da me linkato ieri e al commento di Antonio Lo Nardo. Che, giustamente, sottolinea come molti problemi dell'economia italiana siano strutturali e non siano direttamente imputabili a Berlusconi.
E' vero.
Però ci sono dei dati che parlano chiaro e che non lasciano scampo alla politica economica dei governi di centrodestra che si sono succeduti in Italia dal 1994 ad oggi.
Non starò a tediare con tabelle comparative di dati. Però sbirciando su Eurostat si può notare come, per esempio,
*il reddito pro capite in potere d’acquisto (fatta 100 la media Ue27) è diminuito di botto proprio durante gli anni dei governi berlusconiani, mentre negli altri grandi Paesi europei calava meno o rimaneva addirittura invariato. Se ancora alla fine del 2000 il nostro potere d’acquisto era superiore a quello francese, tedesco e spagnolo, oggi è di gran lunga più basso (14 punti di divario rispetto alla Germania).
*la crescita del PIL è stata nettamente inferiore agli altri Paesi sia negli anni di Prodi, sia in quelli di Berlusconi. Ma con una differenza: che l’Italia è entrata nella crisi finanziaria 2008 nelle condizioni peggiori, ha avuto la performance peggiore (meno 5% nel 2009) e, eccezion fatta per la Spagna, è quella che sembra uscirne con minore velocità (vedi Ocse, 18 agosto scorso).
*la disoccupazione: bisognerebbe sfatare il mito, così spesso evocato dal centrodestra, del “siamo messi meglio di altri”. Intanto, una considerazione storica: la Francia è almeno dal 1998 (prima non ho dati) che sta messa peggio di noi: nel 2000 la disoccupazione era al 13.8% e da noi il 9.8%. Quattro punti di differenza. Oggi siamo, rispettivamente, a 11.6% e 8.4%: poco più di tre punti. La Germania nel 2000 era al 13.7%, oggi è al 16.4%, solamente il Regno Unito stava meglio (6.7%) e ora sta peggio (9.4%). C’è da dire, però, innanzitutto che questo è il dato sui disoccupati; se prendiamo la popolazione attiva stanno tutti meglio di noi. Nel nostro Paese tante persone, specialmente al sud, hanno proprio smesso di cercare lavoro e quindi non rientrano nelle statistiche dei disoccupati. E c’è da aggiungere, poi, che in nessuno di questi Paesi è stata compiuta una operazione di regolarizzazione del lavoro nero di immigrati come abbiamo fatto noi a metà del decennio passato. Altrimenti, la statistica sarebbe stata ancor peggiore.
Mi fermo qui e faccio alcune considerazioni di carattere generale.
Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo se, per esempio, il governo Berlusconi nel 2001 non avesse sottovalutato la portata di una minor crescita economica mondiale – i cui sintomi erano già evidenti prima dell’11 settembre – e avesse fatto i bilanci previsionali con la stessa saggezza con cui li facevano Ciampi e Visco. Forse, valutando meglio il tasso di crescita, avrebbe evitato talune spese. Evitando talune spese, avrebbe evitato di azzerare il saldo primario (ossia, la differenza tra entrate e uscite in un anno al netto degli interessi sul debito). Evitando di azzerare il saldo primario avrebbe evitato qualche manovra poco accorta. Evitando qualche manovra poco accorta, forse ci sarebbe stato spazio per una riduzione delle tasse e un rilancio dell’economia.
Continuo a chiedermi cosa sarebbe successo se certi provvedimenti di politica anti-evasione fiscale adottati da Padoa Schioppa e Visco nel 2006 fossero stati presi da Tremonti nel 2004 o da questi non fossero stati aboliti nel 2008.
Continuo a chiedermi cosa sarebbe successo se invece di avvitarsi in uno scontro tutto ideologico con la Cgil già nel 2002, sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il governo Berlusconi avesse impostato una politica virtuosa delle relazioni industriali e sindacali.
Continuo a chiedermi cosa sarebbe successo se nel quinquennio 2001-2006 fosse stata fatta una legge sul falso in bilancio tarata sulle esigenze della trasparenza anziché su quelle del Presidente del Consiglio e di certi suoi amici.
Continuo a chiedermi cosa sarebbe successo se la politica dei trasporti aerei fosse stata impostata non sulla base del populismo elettorale (vedi Alitalia 2008) o della fame di poltrone leghista (vedi vari aeroporti lombardi), ma su quella delle esigenze di mobilità di cose e persone.
Non sono un economista e mi fermo qui senza infilarmi in cose che non maneggio con destrezza. Però quelle da me citate sono tutte situazioni in cui una politica economica avrebbe potuto incidere.

Berlusconi si è sempre presentato come l’innovatore, il liberalizzatore, colui che avrebbe liberato l’economia italiana da lacci e lacciuoli. Ha avuto a disposizione un periodo di tempo più che sufficiente, cinque anni più altri due e mezzo, per farlo e la domanda è: lo ha fatto? La risposta è: no.

mercoledì 1 settembre 2010

Due link

Suggerisco la lettura di due post.

Il primo parla dei fallimenti economici dei governi guidati da Silvio Berlusconi: dovremmo parlarne più spesso, dovrebbe essere un tema sempre al centro dell'attenzione di un'opposizione troppo sbadata, che scrive lunghe filippiche ai giornali per disquisire di grandi alleanze e di Casini e di Vendola, dimenticandosi che un punto di PIL in meno significa qualche migliaio di disoccupati o cassintegrati in più.
Alexander Stille
Il secondo, invece, è dedicato a una discussione che si è sviluppata intorno a Dell'Utri.
Alessandro Gilioli

Attenzione, perché i due argomenti sono soltanto apparentemente lontani: entrambi, infatti, sono strettamente legati al modo in cui il centrosinistra fa opposizione e, spesso, si fa vincere dalla pancia senza usare il cervello.

E c'entra come il culo con le quarant'ore

Stamani mattina un mio illustre concittadino ha pensato bene di esporre la propria filosofia dei diritti umani al principale quotidiano italiano. Il tizio in questione è stato molto in auge anni fa, finché – sic transit gloria mundi – altri personaggi ne hanno preso il posto. Il suo declino era iniziato nel momento in cui sembrava all’apice della potenza, dopo un epico duello con il sindaco della sua e mia città, conclusosi con le dimissioni dell’amministratore locale e il commissariamento del Comune, e dopo che un bizzarro e obsoleto progetto autostradale (o forse solamente stradale, non si è mai capito bene) da lui tenacemente sponsorizzato era stato accantonato a furor di popolo.
Dopo il dovuto periodo di purgatorio, però, l’illustre concittadino sta tornando da par suo nell’agone politico. Abbandonata la prosaicità dello scontro con sindaci e comitati di cittadini incazzati, si è rifugiato nel suo terreno preferito: la filosofia. Il nostro è un cosiddetto “ateo devoto”. Un tempo mangiapreti, ha negli anni mutato posizione fino ad apparire più papista di Ratzinger. Oggi, mentre il suo Capo vede comunisti dappertutto, lui vede laicisti dappertutto. Il pericolo dell’umanità, secondo Pera, è il laicista. Personaggio invero non ben definito, se non in negativo: è colui che non soltanto non crede in Dio, ma nemmeno si arrende a far propri i dettami della religione cattolica.
Scrive, dunque, Marcello Pera al Corriere della Sera: “se i diritti umani si possono giustificare senza ricorso a Dio o alla legge morale, perché, come dicono i laicisti, la democrazia non ha bisogno né dell’uno, né dell’altra e basta a sé stessa, allora i diritti umani cadono nelle braccia degli umani e subiscono le vicende delle cose umane, compresa la distruzione”.
Cazzo (io non sono filosofo e quindi mi esprimo come so esprimermi), non ci avevo mai pensato! Ero convinto che i diritti umani venissero violati – in Iran, in Corea del Nord, in Russia, in Cina, in Afghanistan, in Libia, a Cuba, in un’infinità di Paesi che a far l’elenco ci si perde – per colpa di un manipolo di stronzi che vogliono imporre il loro porco comodo e non esitano, per questo, a commettere soprusi. Invece tutelare i diritti umani è abbastanza semplice e Pera ce lo spiega magnificamente: “Senza una operazione di riaggancio della cultura dei diritti al messaggio cristiano non c’è speranza né per i diritti né per l’Europa”. Hai capito? Basta convertire l’Europa orridamente laica al cristianes... al cattolicesimo e siamo a posto: “Dio ha creato l’uomo come persona; avendo la dignità di essere immagine di Dio, la persona e i suoi predicati essenziali sono valori trascendenti; questi valori generano diritti inalienabili; i diritti inalienabili devono comunque essere tutelati”.
Ma qual è il fine ultimo di questa lectio magistralis?
Presto detto: “Perché la protezione della dignità dell’uomo deve parlare il linguaggio proprio di quel sindacato, di quello statuto dei lavoratori, di quel contratto di lavoro?”. Uhm... stai a vedere che...
Infatti: “Davvero Gesù Cristo si è fermato a Melfi?”.
Ah! Eccolo, il nodo del problema: Pera ce l’ha con la Fiom. Ma avendo poca confidenza con il diritto amministrativo, il diritto civile, l’economia aziendale e la politica dei redditi, l’ha presa un po’ alla larga, diciamo così.
Qui subentra un altro problemino. I laicisti i laicisti i laicisti: o i preti? Qualcuno di loro sulla vicenda Melfi non è stato zitto, anzi. E non soltanto su quella vicenda, anche su altre di tanto in tanto qualche critica a Berlusconi la fanno. Come li inquadriamo? Niente paura, il politico filosofo ha una risposta anche a questo: “non mi stupisce che alcuni esponenti della Chiesa cedano all’odierna cultura dei diritti (lo Zeitgeist laicista è così pervasivo che entra anche in canonica)”. Eh, le umane debolezze! E questi laicisti: così diabolici...

I diritti umani e il laicismo applicati a una contesa sindacale in uno stabilimento Fiat e alle critiche di alcuni (pochi) uomini di Chiesa al governo: cosa c’entra? Niente. Come il culo con le quarant’ore. Ma dopo aver scritto una roba del genere il buon Marcello Pera deve essersi rimirato (in mutande, visto che a lui piace, come confessò tempo fa) a lungo allo specchio di casa dicendo a sé stesso: “tanti discorsi a bischero, ma confezionati alla grande. Schifani e Bondi non arriveranno mai a questi livelli”.

(“cosa c’entra il culo con le quarant’ore?” è un modo di dire delle mie parti. Le quarant’ore erano una liturgia cattolica del periodo pasquale molto in voga fino a qualche decennio fa. Si narra che un giorno in chiesa ci fosse talmente tanta gente che, nella calca, la mano di un tizio si appoggiò al bel didietro di un’avvenente signora. Essa si voltò e gli chiese spiegazioni. Lui, imbarazzato, non seppe dire altro che un semplice “eh... le quarant’ore!”, riferendosi al gran numero di fedeli presenti. E lei rispose: “e cosa c’entra il culo con le quarant’ore?”)