Come era prevedibile, le vibranti penne del centrodestra stanno producendosi in performance degne dell’Uomo Ragno per giustificare le uscite del Grande Capo sulla scuola.
Sul Giornale brilla l’editoriale di Mario Giordano. Un classico esempio di come non dovrebbe essere il giornalismo, visto che cita e cita, ma senza mai riportare la fonte (quale sarebbe il manuale su cui studiano abitualmente gli studenti che definirebbe Berlusconi “un delinquente che porta l’Italia nel caos”?). Segnalo l'articolo perché, nella foga di difendere il presidente del Consiglio, Giordano sostiene una tesi paradossale. Questa: “qual è il punto, dunque? Semplice: garantire a tutti la libertà di scegliere. Dare, cioè, alle famiglie la possibilità di decidere quale formazione impartire ai figli, un argomento troppo delicato e troppo importante per essere lasciato al caso o alle fumerie d’oppio ideologico. Vuoi che tuo figlio tutte le mattine intoni Avanti Popolo? Prego, vai alla scuola media di Torino. Vuoi che tuo figlio reciti l’Ave Maria? C’è la scuola cattolica. Preferisci un’ode ad Hare Krishna? Vai alla scuola degli arancioni. Una volta che le scuole rispettano gli standard stabiliti dal ministero, l’unico problema è mettere in condizione le famiglie di optare per l’educazione che ritengono più opportuna. E chi ha paura di dare quest’opportunità, evidentemente, o non ama le famiglie oppure non ama la libertà. E dunque preferisce mantenere il monopolio dell’indottrinamento per continuare a inculcare all’infinito le solite menzogne: i gulag non esistono, le BR erano fasciste, Stalin era giusto”.
Tralascio sia la riduzione a macchiette del corpo insegnante, sia tutta la parte che riguarda quella bazzecola prevista dall’articolo 33 della Costituzione (“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”) che nell’editoriale viene allegramente ignorata. L’aspetto su cui voglio richiamare l’attenzione è invece un altro: Giordano non si rende conto che quello che lui auspica è l’esatto contrario del liberalismo.
Una vera educazione liberale, infatti, parte dal presupposto che se io sono cattolico l’Ave Maria me la insegnano a casa (e al catechismo) e fuori di casa casomai mi spiegano ("mi spiegano" e non: "mi insegnano") sia l’Ave Maria, sia Avanti Popolo, sia l’ode ad Hare Krishna (riprendo l'insulsa triade giordaniana) in modo da farmi un’idea e darmi gli strumenti di base per decidere poi liberamente quando ne avrò coscienza.
Come sosteneva* Norberto Bobbio "rispetto agl'insegnanti essere liberi vuol dire non essere obbligati a seguire certe dottrine a preferenza di altre, ad adottare certe interpretazioni piuttosto che altre, a sostenere certe tesi ad esclusione di altre, e non essere impediti dal manifestare certe idee, dal professare certe convinzioni, dal sostenere certe tesi; rispetto agli allievi, esser liberi vuol dire non essere costretti a ricevere acriticamente, imperativamente, categoricamente, dommaticamente, le idee del maestro, e non essere impediti dal discutere dottrine, interpretazioni, tesi che vengono loro proposte"
Quello che Giordano descrive è invece un sistema in cui davvero i valori vengono inculcati ai bambini e si ha paura di dare loro un’opportunità: quella di conoscere. Non c’è niente di laico in quel che vuole Giordano, c’è molto di indottrinamento integralista. E’ una visione del mondo col paraocchi, in cui le scuole non assumono insegnanti in virtù delle loro competenze, ma sulla base della loro ideologia e in cui anche la storia, la geografia, il diritto vengono illustrati in base non ai dati oggettivi, ma alle finalità ideologiche che quell’istituto scolastico si pone.
Personalmente, sono parecchio preoccupato che a sostenere certe cazzate siano i (sedicenti) liberali di casa nostra.
*citazione tratta da: "Libertà nella scuola e libertà della scuola", in C. Ocone e N. Urbinati (a cura di) "La Libertà e i suoi limiti", Bari 2006, pagg. 132 e ss.
Ciao nonuna.
RispondiEliminaPer spirito 'd'integrazione' del tuo ottimo scritto, mi permetto di segnalare un collegamento trovato nel commento di @Desmond al post di Gilioli 'Idee diverse' di ieri (blog che, come ho notato, pure tu frequenti):
http://it.wikisource.org/wiki/Roma,_11_febbraio_1950_-_Discorso_pronunciato_da_Piero_Calamandrei_al_III_Congresso_dell'Associazione_a_difesa_della_scuola_nazionale .
Penso che basti questo ad illuminare su cosa, già da tempo, si basa l'insegnamento nella scuola pubblica tanto vituperata da editorialisti senza o, ancor peggio, di corta memoria.
Ad Maiora