Ho letto in questi giorni alcune reazioni ai dati dell’Osservatorio di Pavia sulla presenza in video di Berlusconi, abnorme rispetto a quella dei suoi oppositori.
Ora, io sono uno di quelli che continua a guardare il Tg1. Non perché gli dia retta o perché abbia fame di notizie (per quelle mi servo di internet e giornali), ma perché all’ora di cena mi torna comodo.
Ebbene, sono sempre più convinto che queste polemiche con la clessidra che misura quanti secondi parla Tizio e quanti Caio siano insulse. Infatti, se io fossi il direttore di un telegiornale e volessi farlo subdolamente schierato, l’ultimo dei miei problemi sarebbe il minutaggio da dedicare a questa o quella forza politica.
Cosa farei, invece?
Innanzitutto, metterei in rilievo alcune notizie a scapito di altre. Mettiamo il caso che un parente di un sindaco della mia parte politica avesse fatto un abuso edilizio: fotonotizia, venti secondi e alé, si passa alla prossima. Che, guarda caso, è un approfondimento – anzi, no: uno scoop – su una vicenda che riguarda sempre la casa (benché sotto il profilo giuridico sia tutto in regola, al massimo un po' di malcostume e di approfitto), ma in un Comune amministrato dall’altra parte politica.
In secondo luogo, girerei bene il coltello nella piaga una volta individuato un punto debole nel partito che io osteggio. Per esempio, potrei mandare in onda due o tre volte nell’arco di poche sere un’intervista a un tizio che denuncia – senza prove, ma questo è un dettaglio e, comunque, io mi limito a intervistare – certe pratiche poco trasparenti nel circolo di un Comune periferico in quella forza politica e, magari, fare un collegamento un po’ subdolo con vecchie vicende, anch’esse mai chiarite né in una direzione né in quell’altra. Ovviamente, tacendo beghe ben peggiori in casa dei miei referenti.
Infine, last but not least, chiederei opinioni sui temi del giorno a editorialisti della mia stessa area ideologica. Oppure a cittadini che, guarda caso, sono tutti per la riforma di - putacaso - quell'articolo costituzionale di cui fino all'altro ieri ignoravano l'esistenza e che oggi indicano come la causa di tutti i mali nazionali.
Se poi il direttore generale mi chiedesse di riequilibrare i tempi di permanenza in video non avrei problemi: una bella intervista a un maggiorente del partito politico in questione, ma tutta incentrata sulle magagne che il suo gruppo sta attraversando; se poi costui fosse della minoranza interna e, durante l’intervista, gli scappasse una bella frecciatina contro il segretario, beh, tanto meglio.
Ecco quello che farei se io fossi un direttore (fazioso) di telegiornale. E andrei tranquillo: l’Osservatorio di Pavia il monitoraggio lo fa sui secondi di parlato. Per fortuna siamo in Italia e uno fazioso come me non andrebbe mai a dirigere le news, soprattutto in una televisione pubblica.
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