domenica 27 marzo 2011

Rifugiati politici, richiedenti asilo e clandestini

Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status di rifugiati – ripresa dal Protocollo di New York del 1967 – è considerato rifugiato “chiunque, nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”. Secondo la Convenzione, ai rifugiati non possono essere applicate condizioni discriminanti in base a razza (l’atto è del 1951 quando certi termini non erano ancora politically uncorrect), religione o paese d’origine; tuttavia, “in tempo di guerra o in altre circostanze gravi ed eccezionali”, lo Stato ospitante può “prendere provvisoriamente, rispetto a una persona determinata, le misure che considera indispensabili per la sicurezza nazionale, fino al momento in cui abbia accertato se tale persona è effettivamente un rifugiato e se le misure prese devono essere mantenute in suo confronto nell’interesse della sicurezza nazionale”. La Costituzione italiana disciplina la questione all’art. 10 co. 3: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Il diritto d’asilo è dunque quello riconosciuto al cittadino che non può esercitare nel proprio Paese le libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana. Se poi c’è il timore che quel cittadino possa essere anche perseguitato, egli è da considerarsi “rifugiato”. La parola “rifugiato” è dunque diversa dalla parola “richiedente diritto d’asilo”, la quale a sua volta è diversa dalla parola “immigrato”. L’immigrato è uno che lascia il proprio Paese perché è povero, vuole un lavoro e va altrove a cercarlo. Per esempio, quei 26 milioni di italiani che dal 1871 al 1971 lasciarono il Veneto, la Toscana, l’Abruzzo, la Sicilia, la Calabria e si stabilirono in America, in Svizzera, in Germania, in Belgio: molti di loro lavorarono onestamente e fecero i soldi, altri ci provarono e rimasero poveri, altri ancora si organizzarono in modo criminale; alcuni tornarono, altri rimasero all’estero. L’immigrato può essere “regolare” o “clandestino”: nel primo caso, entra in territorio per vie legali, rispettando tutte le leggi. Nel secondo caso, entra in territorio di nascosto. Il richiedente “asilo politico” è uno che non può godere in patria delle libertà democratiche. Rifugiato è uno che in Patria ritiene di essere perseguitato perché appartiene a un’etnia, a una religione, a un’ideologia politica. Per esempio, tutti quegli antifascisti italiani che negli anni Trenta fuggirono in Francia o in Svizzera per evitare di essere incarcerati, bastonati o confinati. Non credo – ma magari son io a essere ingenuo e sbaglio tutto – che un richiedente asilo politico o un rifugiato possano entrare in un territorio straniero per vie legali e alla luce del sole. Ora, di tutte le persone che arrivano a Lampedusa sarei curioso di sapere, effettivamente, quante arrivano perché semplicemente in cerca di lavoro, quante perché nella loro terra d’origine non sono libere di fare quel che lecitamente potrebbero fare e quante perché rischierebbero la vita. A me pare, invece, che il governo italiano – o quantomeno la sua componente dominante, la Lega Nord – e qualche giornale di destra voglia fare un po’ di confusione tra i tre termini, in particolare equiparando i clandestini “per lavoro” (chiamiamoli così) ai rifugiati e richiedenti asilo. Se non facesse confusione, il ministro degli Esteri non avrebbe avuto la bizzarra idea di rimandarli indietro in cambio di un po’ di soldi. A cosa gli servirebbero ‘sti soldi? Forse, una volta tornati in Patria, per corrompere qualche funzionario pubblico e non finire nelle patrie galere o, peggio, essere uccisi? Se non facesse confusione, probabilmente, il consenso nei confronti del governo da parte del proprio zoccolo duro, quello sordo e cieco agli scandali personali del presidente del Consiglio, forse calerebbe in maniera preoccupante.

3 commenti:

  1. La proposta di qualche giorno fa continua a sembrarmi valida...

    http://notiziedelfuturo.blogspot.com/2011/03/profughi-in-piazza.html

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  2. Se la confusione che fanno non fosse pro presdelcons, allora se gli asini volassero gli darebbero da mangiare con la fionda!
    Come scrivere su quotidiani nazionali e fregiarsi del 'titolo' di giornalisti, quando non si ha un minimo di padronanza lessicale?
    Infiammare gli animi da un balcone cartaceo è compito facile, ancorché, 'falsi' ignoranti, ci si rivolga ad un pubblico che ormai ha un vocabolario ridotto a 250 parole, 2/3 delle quali non sono riferibili, con buona pace di Dante e compagnia.
    Ad Maiora
    P.s. Penso che, a giusta ragione, qualche lettore e qualche scrittore possa ritenersi offeso: non lo sarò certo io se il commento verrà 'moderato', mio ottimo nonuna, sapendo a quali traversie il tuo spazio è costretto da qualche tempo.

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