sabato 19 marzo 2011

Una guerra legittima. Una guerra giusta?

E così, siamo arrivati all’uso della forza pure in Libia.
Sotto il profilo giuridico, mi pare che dal 1945 ad oggi questo sia uno dei casi che presenta meno dubbi. C’è una situazione di minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, nonché gross violation dei diritti umani (non saprei come altrimenti definire il bombardamento di civili da parte del proprio governo), il che rende del tutto inutile il richiamo alla non ingerenza negli affari interni di un Paese sovrano di cui all’articolo 2.7 Carta Onu. Il Consiglio di Sicurezza prima ha adottato una risoluzione, la 1970 del 26 febbraio 2011 con la quale, agendo espressamente in virtù dell’articolo 41 Carta Onu (“Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l’impiego della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni, e può invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure”), è stato chiesto, attraverso una serie di misure, “an immediate end to the violence and calls for steps to fulfil the legittimate demands of the population”. Poiché le misure previste si sono rivelate inutili, è stata approvata un’altra risoluzione, la 1973, che fa riferimento alla precedente e sancisce nuove azioni in virtù del Capo VII Carta Onu in generale. In particolare – anche se il riferimento non è esplicito – all’articolo 42: “Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell’articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite”. E, in effetti, la risoluzione prevede una serie di azioni: no fly zone, embargo, chiusura dei collegamenti aerei e così via.
Chi è che può mettere in pratica tali atti? Quando fu redatta, la Carta Onu – all’articolo 43 – prevedeva che “al fine di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, tutti i Membri delle Nazioni Unite si impegnano a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza, a sua richiesta ed in conformità ad un accordo o ad accordi speciali, le forze armate”. Non i caschi blu, attenzione; non una semplice forza multinazionale; bensì un vero e proprio esercito Onu comandato dall’Onu. Ma, ahimè, non è mai stato formato. Quindi, nella risoluzione 1973 c’è l’autorizzazione agli Stati membri “that have notified the Secretary-General acting nationally or through regional organizations or arrangements, and acting in cooperation with the Secretary-General, to take all necessary measures, notwithstanding paragraph 9 of resolution 1970 (2011), to protect civilians and civilian populated areas under threat of attack in the Libyan Arab Jamahiriya, including Benghazi, while excluding a foreign occupation force of any form on any part of Libyan territory, and requests the Member States concerned to inform the Secretary-General immediately of the measures they take pursuant to the authorization conferred by this paragraph which shall be immediately reported to the Security Council”.
Insomma, stavolta non ci sono dottrine Bush, non ci sono difese preventive, non ci sono contorsioni verbali per giustificare giuridicamente l’uso della forza (che, val la pena sottolineare, in questo caso esclude l’occupazione del territorio). Pure per quanto riguarda il nostro ordinamento, il richiamo all’articolo 11 della Costituzione per negare in punta di diritto l’intervento italiano mi pare parecchio forzato: non c’è il ricorso alla guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali” e, anzi, questo potrebbe essere il tipico caso in cui si ricorre all’esercito per consentire “in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.
Quindi, non mi sembra ci siano dubbi sulla legittimità della guerra.
Ma è anche guerra giusta? Io è un paio di giorni che me la pongo questa domanda. Una risposta definitiva non l’ho ancora, ma mi sto avvicinando.
Ho cercato di sgomberare il campo dalle obiezioni più comode. Per esempio, trovo irritante l’atteggiamento della Lega Nord che non ha problemi ad appoggiare un intervento militare in Iraq (quello sì, illegittimo), ma non questo perché si corre il rischio di rappresaglie da parte di Gheddafi. Se tale deve essere il criterio (muoiano pure, basta che siano lontani da casa), certa gente non dovrebbe nemmeno potersi fregiare del titolo di “onorevole”. Né concordo con chi dice: “una scelta necessaria per mantenere il nostro ruolo in Europa”. Non si inizia una guerra e non si espone la popolazione a ritorsioni per mantenere un ruolo: la si fa se è giusta e legittima. Altrimenti, non siamo tanto diversi da Mussolini quando attaccò una Francia ormai allo stremo nel 1940.
Infine, non mi chiedo: perché in Libia sì e – putacaso – in Bahrein no. Con tutte le risposte retoriche che ne deriverebbero: e gli Stati Uniti, e il petrolio, e la Francia, e la Gran Bretagna, e la Russia…
Faccio invece un altro ragionamento. Fino ad oggi, anche a sinistra, ci siamo sempre “nascosti” dietro lo scudo dell’Onu. Ora lo scudo dell’Onu c’è.
La guerra mi fa vomitare e l’esercito, con i suoi riti e le sue mentalità, pure. Vorrei tanto che gli insegnamenti di Gandhi e Capitini trovassero attualità pratica. Tuttavia, in mancanza di strumenti migliori, e pure di Gandhi e Capitini – e lo dico ricordandomi bene di essere stato uno dei primi obiettori di coscienza al servizio militare nella mia piccola città di provincia –, in un caso come questo (minaccia alla pace internazionale; violazione di diritti umani; riconoscimento da parte della comunità internazionale della legittimità della domanda della popolazione libica; risoluzione dell’Onu che rende legittimo l’uso della forza escludendo l’invasione territoriale; costituzione di un panel che controlli il rispetto della legalità internazionale) sono costretto a dire anch’io: a mali estremi, estremi rimedi.

12 commenti:

  1. Le guerre non sono mai giuste. Eppoi la comunità internazionale ha tentennato troppo arrivando a prendere una decisione - quella sulla no-fly zone - con almeno due settimane di ritardo quando il rais sembrava sul punto di cadere, per questo trovo la decisione ridicola.

    Detto questo, prima si leva di torno quel pagliaccio e meglio è per tutti.

    PS: Nel frattempo se per ritorsione ci rivelasse i segreti sulla vicenda USTICA ci renderebbe un buon servizio.

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  2. Uscirei dalla logica giusta/sbagliata, legittima/illegittima. Dal punto di vista dei princìpi è molto nobile intervenire a difesa di civili minacciati da un dittatore. Ma mi piacerebbe che certe decisioni avvenissero non sull'onda dell'emotività, bensì secondo logiche geopolitiche. E, francamente, accendere una miccia in uno scenario in ebollizione come l'area del Mediterraneo (Maghreb e Medio Oriente, da Rabat ad Amman è il caos ovunque) temo si rivelerà un grosso errore.

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  3. @ Wallace

    E' una considerazione intelligente e giusta, non presa in considerazione nel mio post.

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  4. @ nonunacosaseria

    Il mio timore è che siano in tanti a non aver preso in considerazione il fattore "scenario". Vedremo.

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  5. giuste valutazioni, ma la decisione di intervenire militarmente è stata un po' affrettata (come affermano le diplomazie russe e cinesi).
    appoggio le considerazioni aqggiuntive qui sopra di Wallace Herny Hartley.

    una perplessità tuttavia mi resta:
    se si interviene contro la violation dei diritti umani ("non saprei come altrimenti definire il bombardamento di civili da parte del proprio governo") occorre evitare di farlo causando altrettante vittime sui civili.
    Leggo nelle ultimora che "Il presidente del Parlamento Mohamed Zwei ha detto che molti civili sono stati uccisi durante gli attacchi alla capitale" (per chi ama la macabra contabilità: le notizie citano 26 morti per le bombe di Gheddafi su Bengasi e 48 morti per i cruise su Tripoli)

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  6. ed altre guerre arriveranno a breve...

    http://notiziedelfuturo.blogspot.com/2011/03/dichiarata-guerra-ad-amauroto.html

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  7. "C’è una situazione di minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale"

    "internazionale" non direi, a meno di non voler considerare gli insorti una o più nazioni e puntare allo smembramento della Libia. Il che potrebbe essere una buona idea, ma non è certo diritto internazionale.

    Saddam aveva aggredito paesi vicini; non è il caso di Gheddafi.

    In quanto ai bombardamenti sui civili va detto che se essi prendono le armi e insorgono essi in qualsiasi paese divengono gli obiettivi della repressione, poliziesca o militare se necessario.

    La missione ONU sta alla guerra come le escort alle puttane. Detto questo, la guerra la possiamo considerare giusta se porterà là dove mancano capitalismo, stato di diritto, libero mercato, diritti umani e democrazia (non necessariamente tutti e non necessariamente in quest'ordine), cioè una pax occidentale.

    In altre parole sono più le similitudini che le differenze con l'Iraq; la linea Sarkozy è nel solco della linea Bush. Resta da vedere se anch'essa raggiungerà l'obiettivo.

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  8. @ Philip

    1. quella che tu dici è la classificazione "classica", del 1945 per intendersi, dove c'era il conflitto tra lo Stato A e lo Stato B. La pace e la sicurezza internazionali possono essere oggi minacciate anche da situazioni che riguardano uno Stato.

    2. la linea Sarkozy e la linea Bush sono due cose completamente diverse. Giuridicamente, Bush agì in violazione del diritto internazionale (che non prevede diritto di legittima difesa preventiva), Sarkozy no. Poi le motivazioni possono essere pessime pure quelle di Sarkozy, ma sotto il profilo giuridico c'è differenza come dal giorno alla notte.

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  9. 1. Non mi pare che la carta sia stata emendata dal 1945. poi ognuno è libero di interpretarla come crede, ma occorre dire allora come stanno le cose, cioè che il diritto internazionale è in buona sostanza il diritto del più forte.

    2. Il punto di vista giuridico è irrilevante. Come ho detto:

    La missione ONU sta alla guerra come le escort alle puttane.

    Ciò che rileva è che Sarkozy oggi si propone di esportare la democrazia con le armi.

    Il che in principio è una buona cosa.

    Ma sia chiaro che stiamo entrando in una guerra civile a sostegno di una delle parti al fine di rovesciare il governo Gheddafi ed instaurarne uno più affine ai nostri valori ed interessi, così come Bush rovesciò Saddam per imporre all'Iraq la pax americana.

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  10. @ Philip

    1. certo che non è stata emendata, ma la prassi (che in diritto internazionale conta parecchio) e la dottrina sono orientate così.
    2. il punto di vista giuridico sarà irrilevante per te. per me e per chi ha a cuore il diritto è rilevante, eccome.

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  11. Vedi, c'è una guerra in corso, e occorre accettarlo senze cercare di crearsi degli alibi morali tipo la copertura giuridica ONU o dire che siamo in missione di pace.

    Una guerra è soggettivamente giusta o sbagliata a prescindere dal fatto che vi sia o meno una risoluzione ONU: la guerra contro la Libia e la guerra contro l'Iraq sono estremamente simili fra loro, e il fatto che siano state trattate in maniera diversa al palazzo di vetro è un dettaglio con cui possiamo trastullarci oggi, ma che non cambierà la storia, e che un domani verrà completamente dimenticato (qualcuno ricorda i dibattiti alla società delle nazioni al tempo della seconda guerra mondiale?).

    Tu puoi avere a cuore il diritto internazionale, ma allora devi ammettere che il "diritto" di oggi è solo la legge del più forte travestita da diritto. Ci sono cinque paesi più uguali di altri, e ci sono una prassi e una dottrina che modificano il contenuto delle norme sottoscritte.

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  12. @ Philip

    Sulle differenze Libia-Iraq ora scrivo un post.
    Sul resto, non mi pare di cercare alibi morali all'intervento in Libia, sto soltanto sviluppando alcune considerazioni; tra SdN e ONU le differenze son parecchie; sulle norme di diritto internazionale, come già discutemmo mesi fa, secondo me fai parecchia confusione.

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