mercoledì 27 aprile 2011

La naturale evoluzione

Il 24 marzo scorso la Camera dei deputati ha approvato due mozioni.
Una, promossa dalla maggioranza e primo firmatario Fabrizio Cicchitto (300 voti a favore, 293 contrari, 2 astenuti), impegnava il governo, tra le tante cose, “ad adottare ogni iniziativa per assicurare la protezione delle popolazioni della regione, nello scrupoloso rispetto della risoluzione n. 1973 e delle relative prescrizioni” e “ad adottare ogni iniziativa necessaria per assicurare che l'Italia partecipi attivamente con gli altri paesi disponibili, ovvero nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui il Paese è parte, alla piena attuazione della risoluzione n. 1973 ai fini della protezione dei civili e delle aree popolate sotto pericolo di attacco”.
L’altra risoluzione, dell’opposizione e primo firmatario Dario Franceschini (547 voti a favore, 10 contrari, 29 astenuti), impegnava il governo “ad adottare ogni iniziativa per assicurare la protezione delle popolazioni della regione, nello scrupoloso rispetto della risoluzione n. 1973 e delle relative prescrizioni; ad adottare ogni iniziativa necessaria per assicurare che l'Italia partecipi attivamente con gli altri paesi disponibili, ovvero nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui il Paese è parte, alla piena attuazione della risoluzione n. 1973 ai fini della protezione dei civili e delle aree popolate sotto pericolo di attacco”.
La domanda che ci dobbiamo porre alla luce delle due risoluzioni approvate è, pertanto, la seguente: l’evoluzione dell’impegno italiano in Libia, con la possibilità di partecipare a raid aerei e sganciare bombe su obiettivi militari, è compatibile con la risoluzione 1973?
Quella disposizione prevede il ricorso all’uso della forza perché fa espresso riferimento al Capo VII della Carta Onu. Soprattutto, c’è un passaggio – del quale avevo già accennato il 20 marzo – che lascia aperto il campo a tante, troppe interpretazioni: “to take all necessary measures, notwithstanding paragraph 9 of resolution 1970 (2011), to protect civilians and civilian populated areas under threat of attack in the Libyan Arab Jamahiriya, including Benghazi”.
Quell’inciso – “all necessary measures” – significa che si può bombardare?
Se sì (come io penso, anche se sto male a doverlo riconoscere), chi lamenta oggi che l’Onu non ha avallato bombardamenti dice una cazzata e se costui aggiunge che le nostre Camere non hanno mai discusso, né approvato un provvedimento in tal senso, prende in giro gli italiani (ma non sarebbe nemmeno la prima volta) oppure ha votato senza sapere cosa e perché.
Se no, il problema non è italiano: è internazionale e coinvolge il Consiglio di Sicurezza e le Nazioni Unite.
Questo sotto il profilo giuridico.
Sotto il profilo politico, il governo italiano ha cambiato posizione sulla Libia almeno cinque volte: prima era dalla parte di Gheddafi; poi è stato neutrale; poi è intervenuto, ma anche no; poi si è schierato dalla parte dei ribelli; infine, ha accettato di bombardare. Mi chiedo quale autorevolezza possa avere a livello internazionale nel caso voglia porre la questione della conformità dell’attuale evoluzione delle operazioni in Libia alla risoluzione 1973. Secondo me, nessuna.

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