Penso che domani tutti gli editorialisti di destra e buona parte di quelli cerchiobottisti rimarcheranno un aspetto di questo ballottaggio: ossia, la vittoria di candidati che essi definirebbero “di estrema sinistra”. Nel sottolineare questo aspetto non mancheranno di notare (con una punta di malcelata soddisfazione) che si tratta di un indebolimento per il Partito Democratico e il suo segretario.
Ma, prima di lasciarsi andare a un’analisi tanto immediata quanto superficiale, dovrebbero dare un’occhiata ai numeri assoluti. Al secondo turno questi pericolosi comunisti hanno raccolto parecchi voti in più rispetto a due settimane fa: Pisapia ben cinquantamila, il che significa che ha pescato non soltanto tra i grillini, ma pure tra i moderati del terzo polo; De Magistris ha più che raddoppiato; Zedda sembrerebbe aver fatto il pieno tra terzopolisti e liste civiche. Significa che loro – e la coalizione che li ha sostenuti – sono apparsi credibili (o più credibili dei loro avversari che in queste due settimane han dato triste spettacolo di sé stessi) agli occhi di un elettorato che non è proprio di sinistra.
Penso che se il centrosinistra è apparso credibile agli occhi di tanti elettori sia anche perché ha fatto... anzi, no, mi correggo: NON ha fatto. Gli errori commessi in passato.
Cinque anni fa, ai tempi dell’Unione prodiana, non fecero in tempo a chiudere il programma elettorale che già iniziarono i distinguo: e quelli non firmarono una parte perché in disaccordo, e quegli altri si smarcarono su un altro passaggio, e quegli altri ancora volevano la patrimoniale e, insomma, alla fine una baraonda inenarrabile che finì ben presto come era inevitabile che finisse.
Stavolta è andata diversamente. Qualcuno ha vinto le primarie, gli altri hanno evitato le polemiche, il programma era quello e nessuno ha fatto il brillante per guadagnarsi il quarto d’ora di celebrità e lo strapuntino sui giornali. Forse perché pensavano di perdere, chi lo sa, ma insomma han dato una bella prova di responsabilità. E anche a Napoli: dopo il primo turno, dalle parti del PD e di SEL nessuno ha detto “appoggeremo De Magistris se”, ma – a partire dai vertici nazionali – la parola d’ordine è stata “De Magistris”. Senza turarsi il naso. Chi se lo è turato, lo ha fatto in privato, senza farsi vedere. Non so se, a parti invertite, avrei visto lo stesso film, ma non importa: mi basta per auspicare che, una volta tanto, il centrosinistra abbia capito qualcosa dei suoi sbagli.
p.s.: a proposito del nuovo sindaco di Napoli. Fino ad oggi ha campato a base di slogan e proclami. Un Comune non è una Regione o una Provincia. Occuparsi di pattume e di buche nelle strade con il cittadino che lo vede subito se sei bravo oppure no, potrà essere l’occasione, anche per lui, per capire che in politica bisogna essere pragmatici e, talvolta, sporcarsi le mani (che non significa essere disonesti). Alla lunga, potrebbe essere anche questa una vittoria del riformismo.
p.p.s.: poi, certo, il centrodestra ci ha messo tanto del suo per l'affermazione del centrosinistra. Diciamo che c'era un limite che non avrebbe dovuto valicare. Lo ha valicato ed è stato punito. Ma di questo ne parliamo domani.
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