lunedì 4 luglio 2011

La Val di Susa, la buona politica e la cattiva propaganda

Quella della TAV in Val di Susa è una questione troppo importante per regalarla alla violenza dei black bloc, ma anche alla demagogia di qualche ex comico riciclatosi capopopolo o alla faciloneria di qualche giornalista superstar. Di più: è un argomento al quale noi che non siamo “Esperti in Strategia dei trasporti europei” o “Ingegneri di tunnel ferroviari” (a occhio e croce, un buon 99% dei cittadini italiani e, probabilmente, anche una discreta percentuale di abitanti della Val di Susa), dovremmo avvicinarci con umiltà e spirito laico per formarci un’opinione, magari imprecisa, ma perlomeno fondata su presupposti di buonsenso.
Per far capire meglio cosa intendo, linko un articolo molto interessante, nel quale si cerca di sviscerare sia le ottime ragioni del no, sia quelle del sì. Uno arriva alla fine dell’articolo, mette sui due piatti della bilancia le considerazioni degli uni e degli altri e, a quel punto, fa una valutazione di tipo politico e sceglie. Fare una valutazione di tipo politico significa tante cose: far prevalere un valore o un interesse anziché un altro non meno importante, adottare decisioni subordinate (per esempio, riuscire a spostare su rotaia il traffico oggi su gomma) che siano coerenti e che rendano opportuna, giusta e lungimirante la decisione principale, e così via.
Ma la politica, in fondo, serve a questo. Prendere decisioni, talvolta pure impopolari, per il bene della comunità e, possibilmente, almeno con uno dei due occhi rivolto al futuro anziché al presente.
Invece no. Invece succede che spesso partiamo lancia in resta, armati della nostra ideologia e della buona causa – “la” buona causa per antonomasia – della quale ci sentiamo tutori indefessi e pretendiamo che la politica si adegui. Niente ci ferma, neppure il rispetto del procedimento democratico, perché soltanto noi siamo democratici, gli altri son prezzolati o dittatori (o violenti o neobrigatisti). Purtroppo, anche la buona causa raramente si traduce in una politica semplice, dove il bianco si contrappone al nero senza toni di grigio. L’esempio dell’articolo linkato è, sotto questo aspetto, illuminante: tra quelli che si oppongono alla TAV in Val di Susa ce ne sono molti che sono favorevoli alle pale per l’energia eolica e pazienza se per fare queste ultime è necessaria una quantità di acciaio enorme, ma per la quale nessuno solleva le obiezioni sollevate per la TAV.
Se ci pensiamo, chissà quante volte – per pigrizia, ideologia, preconcetto – abbiamo evitato di approfondire argomenti che invece avrebbero meritato ben altra trattazione. Che poi succede come con la gestione del servizio idrico: prima si fa il referendum e diciamo di votare sì, poi ci svegliamo e scopriamo che nella Regione che noi stessi amministriamo non possiamo fare in un certo modo, ma siamo costretti a fare in un altro. Forse sarebbe stato meglio pensarci prima. Forse sarebbe sempre meglio pensarci prima.

Si arriva quindi al secondo aspetto della faccenda. Ci sono personaggi che per avere quello zero virgola in più alla prossima elezione – primaria o secondaria che sia – o per vendere qualche libro in più, o dvd, o copia di quotidiano, o biglietto dello spettacolo, diseducano il “loro” pubblico e alimentano quel circolo vizioso che svaluta anche la causa più buona e giusta, anche l’esigenza reale più importante, anche l’istanza più etica, mettendole al servizio di chi segue obiettivi molto meno buoni, giusti, importanti ed etici. Ma in questi casi non siamo più al momento politico, al massimo a quello della propaganda. Talora pure stupida e controproducente.

11 commenti:

  1. ottimo pezzo. a volte, quando provo a spiegare cosa vuol dire fare ricerca sugli OGM mi trovo davanti allo stesso meccanismo mentale, nel caso degli OGM ancor più esasperato da una certa insicurezza e paura della scienza...

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  2. Ottimo, oltre al tuo post (come sempre, direi), anche l'articolo del Post che hai linkato. Grazie.

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  3. Ho qualche perplessità su quello che scrivi, Feliciano.

    Primo, sull'articolo che linki, e che presenti come un compendio equidistante delle ragioni dell'una e dell'altra parte, mentre a me pare invece un (buon) articolo che mette in fila le ragioni del no - non tutte, in verità: ne mancano alcune decisive, come le preoccupazioni riguardo all'inquinamento da polveri di amianto, per dire - per rispondere loro con quelle del sì, alle quali l'autore riserva l'ultima parola. E' un buon articolo, ripeto, ma starei attento a evitare di farmi impressionare dalla sfilza di numeri, più o meno come capita a tutti quelli che si fanno impressionare dalla sfilza di riferimenti d'archivio e codicilli dei pezzi di Travaglio: il rischio è quello di considerare come un parere tecnico d'ufficio quello che in realtà mi pare essere un parere tecnico di parte.
    Una risposta ai numeri apparentemente definitivi del pezzo di Zuliani la trovi qui: http://www.ilpost.it/2011/07/05/tav-valsusa/comment-page-1/#comments

    E poi, insomma, gli argomenti che usi contro l'approccio pregiudizievole e ideologico (o strumentale) sono sacrosanti, a patto però che non finiscano per produrre posizioni dettate a loro volta da pregiudizi, quelli della peggiore specie: i pregiudizi contro i pregiudizi.
    Mi pare che un po' ci caschi, quando liquidi i NoTav come ambientalisti sprovveduti favorevoli alle pale eoliche senza conoscerne i costi ambientali. E in questo modo ti allinei a tua volta a quelli che sostengono certe scelte non a partire da ponderate ragioni di merito, ma per ribadire la propria posizione ideologica (tra le quali è compresa l'opzione modernista, quella efficientista, quella globalista, eccetera): in questo caso, quella di reazione alle pretese ideologie altrui.
    Te lo dico con la solita stima, appunto perché ti so sensibile alla questione.

    Ciao

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  4. @ Giuseppe

    Può darsi che io abbia spiegato male la parte sulle pale eoliche.
    Lo spunto polemico è non tanto verso i valsusini, ma verso altri. Per esempio, quei grillini, grandi fautori di energie rinnovabili, che tra le argomentazioni No TAV, hanno quella sull'uso delle materie prime. Un argomento che non apportano quando invece devono sostenere il ricorso all'eolico.
    Se poi vuoi sapere come la penso, io credo che quando si fanno queste opere bisognerebbe distinguere tra i costi di realizzazione dell'infrastruttura e i costi, chiamiamoli così, di manutenzione e uso. I primi ci sono una volta, gli altri sempre. I primi li "ammortizzi" (uso le virgolette perché forse è improprio il termine ammortizzare), i secondi no.

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  5. Io l'ho letto quell'articolo, e da pro-tav alla fine avevo più dubbi che certezze. Proprio perché Zuliani (e non da oggi) cerca di argomentare con rigore.

    Ma lui è favorevole, e illustra come e perché, in perfetta onestà intellettuale.

    La mia impressione è che talora un articolo è obiettivo soltanto se è No-Tav!

    uqbal

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  6. @ uqbal

    la regola generale è: qualsiasi opinione che conferma le mie è obiettiva; qualsiasi opinione che va contro le mie è spudoratamente faziosa.

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  7. ah beh, è come l'arbitro a calcio...

    uqbal

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  8. Boh, Feliciano: se questa regola generale si riferisce al mio commento, mi pare francamente una polemicuzza ben al di sotto della nostra altezza.

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  9. @ Giuseppe

    No, no... tranquillo, Giuseppe, ti avrei risposto così al precedente commento.
    La mia era soltanto una battuta, probabilmente ho sbagliato la tempistica. Scusami!

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  10. Mah!
    Sarà anche un bell'articolo, questo di Zuliani, ma a me non convince affatto. L'unica cosa che mi sembra degna di nota, e che lui liquida in quattro e quattr'otto è che "la vera magagna del Tav è il costo", ora magicamente ridotto dalla modifica progettuale (sollecitata da chi?). Ho ascoltato anche il video di Travaglio, e non lo trovo affatto fazioso o propagandistico. Per chi avesse dei dubbi, potete anche semplicemente pensare alle grandi opere degli ultimi vent'anni in Italia, regolarmente finite con scempi ambientali e cause in tribunale per mazzette e abusi vari; ultimo esempio, quello della Tav tra Firenze e Bologna, che ha provocato una distruzione ambientale di una striscia di Appennino di 70 km per 10 di larghezza, trasformandolo in una specie di Sahara. Ragion per cui anche i timori su motivi "pelosi" di sostegno al Tav sarebbe meglio considerarli attentamente, che non liquidarli come fa Zuliani.

    La verità, per come la vedo io, è che ogni articolo, per fatto bene che sia, non può essere un compendio di scienza ingegneristica e di previsioni econometriche; sono sintesi, più o meno fatte bene, più o meno argomentate, più o meno infarcite con qualche numero ma senza, necessariamente, tutte le considerazioni e le analisi e le giustificazioni di quei numeri. In più, persino le analisi scientifiche poggiano in gran parte su proiezioni di modelli che non è detto rispondano a ciò che si verificherà veramente. Quindi, l'accusa rivolta ora all'uno ora all'altro di pura propaganda è tecnicamente vera, e al tempo stesso una sciocchezza.

    Posto che nessuno della maggioranza dei cittadini ha né il tempo, né la competenza di un'analisi approfondita, l'unico rimedio è usare quel po' di cervello ancora non cotto dalla politica fasulla che ci governa e dalla stampa di regime che ci nutre per ragionare sulle cose. Dal mio punto di vista, se qualcuno ti vuol far spendere una cifra immensa (tre volte il Ponte di Messina, nell'ipotesi più fortunata), tocca a lui dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che ciò che propone è valido, e non certo il contrario, come invece si cerca di accreditare. E qui siamo molto, ma molto lontani dall'aver raggiunto questa dimostrazione. Specialmente fino a quando si preferirà usare i manganelli o le frasi buone per Porta a Porta come "la necessità di intercettare i finanziamenti europei" o "la necessità del progresso che non si può arrestare".

    By Silvio

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