venerdì 22 luglio 2011

Un buon motivo perché si dimetta

Caro Berlusconi,
Lei ieri ha detto che l’Italia è un Paese di benestanti: il 75% degli italiani ha una casa di proprietà, il debito pubblico è al 60% detenuto da italiani e abbiamo un sistema pensionistico legato all’incremento della vita media, ha precisato.
Ora, non è perché io faccio parte di quel 25% che non ha casa di proprietà (vivo in affitto), né perché – ahimè – non contribuisco al 60% di debito pubblico in mano italiana (l’unico chiodo che ho è con la banca, per il finanziamento che ho acceso quando ho acquistato l’automobile) e nemmeno perché quando andrò in pensione avrò 69 anni e i miei guai, se non mi sbrigo a farmi una pensione integrativa decente, inizieranno allora. Però qualche domanda glielo voglio fare comunque.

Se gli italiani sono benestanti, com’è che il loro potere di acquisto – fatta pari a 100 la media europea – dieci anni fa, quando Lei iniziò il suo mandato governativo, era a 118 e oggi è a 100, mentre la Germania è rimasta a 118, la Francia è scesa sì, ma molto meno (da 115 a 107), il Regno Unito idem (da 120 a 114) e la Spagna è addirittura cresciuta (da 97 a 101)?
E’ perché siamo benestanti – e quindi non abbiam bisogno di lavorare – che la disoccupazione è ai massimi da dieci anni a questa parte pur avendo, nel frattempo, regolarizzato la posizione lavorativa di centinaia di migliaia di immigrati?
Se il 46.4% dei giovani tardano a uscire di famiglia a causa della precarietà lavorativa e del costo delle abitazioni è perché non hanno capito di essere, in realtà, dei benestanti?

Comunque sia, delle due l’una. O il Paese è diventato ricco (nessuno se ne è accorto, ma tant'è) e Lei, presidente Berlusconi, ha realizzato quel miracolo italiano che aveva promesso diciassette anni fa e quindi, visto che è riuscito nell’impresa, Lei può anche dimettersi tranquillamente e svernare alle Bahamas. Oppure il nostro non è un Paese di benestanti e, poiché un presidente del Consiglio non può mentire in maniera così spudorata ai suoi concittadini, è meglio che Lei si dimetta e sverni alle Bahamas.

(Oh, non ho detto “in galera”. Ho detto alle Bahamas: spero sia un incentivo perché si levi di ‘ulo)
...
(macché, non ci sente da quell'orecchio!)

7 commenti:

  1. Montanelli diceva che Berlusconi è pericoloso perché crede nelle bugie che dice (cito a spanne). Secondo me crede anche a quest'ultima.

    Un settantacinquenne, un nonnino che non riesce ad immaginare che là fuori ci sia un'Italia diversa da quella cui lui è abituato. Uno di quelli che crede che le cose non cambino mai per davvero.

    D'altronde, che ne può sapere lui? Quanta realtà gli arriva attraverso le numerose siepi che circondano i grandi giardini delle sue ville?

    Peccato che l'altro ancorato all'Italia di trent'anni fa sia Tremonti.

    uqbal

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  2. Caro NUCS,
    Se Berlusconi si dimettesse e si ritirasse ai caraibi, egli sì scomparirebbe dalla vita politica, ma i problemi resterebbero.
    C'è qualcuno oggi
    1. che ha la ricetta per uscirne e
    2. che sia capace di aggregare il consenso necessario per metterla in pratica?
    La risposta è no (*).
    Allora a che serve, che beneficio ne avremmo noi cittadini, a fare fuori Berlusconi?


    (*) Berlusconi avrebbe il punto 1 ma non il 2, il PD ha forse il 2, ma non il punto 1.

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  3. @ Philip

    Sai qual è il problema?
    Che Berlusconi al governo i problemi non soltanto non li risolve, ma li peggiora pure (altro che essere in possesso della "ricetta per uscirne", come scrivi tu!).
    Se io o te o Uqbal facessimo i presidenti del Consiglio son sicuro che faremmo meno danni di lui.

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  4. Quali problemi sarebbero peggiorati in conseguenza delle scelte politiche di Berlusconi?

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  5. @ Philip

    Beh, a mio avviso quasi tutti. Dall'Alitalia alla libera concorrenza, dall'amministrazione della giustizia alla (mancata) crescita economica, dalla politica estera all'immigrazione, dalla scuola dell'obbligo alla riforma della pubblica amministrazione, le scelte politiche di Berlusconi e del governo da lui guidato non soltanto non hanno risolto un nodo che fosse uno, ma, anzi, hanno peggiorato la situazione precedente.

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  6. Hai citato otto punti. Per esaminarli tutti occorrerebbe spazio (un articolo, e non un commento sul tuo blog) e tempo (che ultimamente purtroppo non ho).
    Poi dici che i nodi non sono stati risolti (al che occorrerebbe chiarirsi su cosa significa il termine "risolto"), ma che la situazione è stata peggiorata. Riguardo a quest'ultima cosa, per fare un'affermazione simile occorre dimostrare che esisteva una situazione, e che la legge X (o la mancata approvazione di essa) ha cambiato (o fatto evolvere) le cose in peggio per le ragioni W, Y, Z.
    Ecco, se al di là degli slogan, che sanno tanto di pre-campagna elettorale, tu andassi nel merito, allora una discussione sarebbe possibile.


    PS: degli otto punti ve ne è uno di cui velocemente posso parlare: Alitalia. Essa -direi- è un nodo risolto.

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  7. @ Philip

    Come tu hai detto ci vorrebbe un post per ognuno degli otto argomenti. In questa sede, ti posso citare solamente una qualsiasi delle leggi finanziarie di Tremonti in questi anni su uno qualsiasi degli otto punti sopra citati (dai provvedimenti sulle parafarmacie ai tagli lineari, sai benissimo anche tu che gli esempi abbondano).

    Su Alitalia, brevemente: beh, con tutti i favori che gli hanno fatto in questi tre anni, la compagnia ora sta certamente meglio e non avrebbe potuto essere altrimenti. Ma che quella attuata fosse la soluzione migliore - viste anche le conseguenze su tutto il settore del trasporto aereo e i costi per le casse pubbliche - è tutto da dimostrare! Anzi...

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