Comunque, dobbiamo riconoscere che gli organi di stampa più vicini al Partito dell’Amore l’han presa bene.
Ecco lo spaccato della nuova Italia montiana come risulta dalle pagine del Giornale e di Libero.
“Patrimoniale e Ici: il programma di Monti è già lacrime e sangue”, titola ieri rassicurando tutti il quotidiano di famiglia, mentre Libero lancia un moderatissimo suggerimento: “Occhio ai portafogli”. Claudio Borghi, sul Giornale, anticipa cosa ci attenderà: “Il grande attacco ai nostri risparmi”, si intitola l’articolo in cui – pacatamente – si rileva che “si accoglie tra gli applausi e a braccia aperte il nuovo Re mandato dal Dio Mercato. Come facciamo a sapere che non sarà il serpente della favola, pronto a mangiarci?”. Del resto, come spiega – in modo assai equilibrato – Giuliano Ferrara, siamo “in mano alle lobby finché le urne non ci separino”. In particolare, “sullo sfondo sta una rapina patrimoniale destinata a colpire il valore sociale della casa e a creare nuova depressione, deflazione, ingiustizia”.
Libero ospita un servizio di Fosca Bincher che ci illumina. Tanti editoriali in cui la colpa del debito pubblico era stata data alla sinistra, ai comunisti, al compromesso storico vengono spazzati via in poche righe di titolo: “Monti, il risanatore di conti che moltiplicò il debito italiano. Con lui sottosegretario al Bilancio dal 1989 al 1992, il disavanzo passò da 553 a 799 miliardi di lire e le spese lievitarono di oltre il 45 per cento”. In realtà, non era sottosegretario come bisbigliato da un titolista timoroso di andare sopra le righe, ma soltanto (come riportato correttamente nell’articolo) componente “in tre commissioni di rilievo, quella sul debito pubblico, quella sulla spesa pubblica e nel comitato scientifico della programmazione economica all’epoca guidato da un andreottiano doc come Luigi Cappugi”. Insomma, uno dei tanti consulenti ministeriali, ma, a quanto se ne deduce, fu proprio l’economista bocconiano il diabolico creatore della spirale negativa, il reo non confesso del debito pubblico italiano.
Il sempre puntuale Paolo Granzotto, sul Giornale, aggiunge che Monti è “succube ai diciplinari eurolandici, alle troike franco-tedesche, all’immobilismo sordo e cieco della Banca centrale, alle menate ideologiche sulla moneta unica”. Nell’attesa di capire come possa una troika essere composta soltanto da due elementi, c’è di buono che il presidente del Consiglio incaricato “partirà presto, ma da precario”, come sottolinea il direttore Alessandro Sallusti.
Poteva mancare Vittorio Feltri? Certo che no. E oggi ci spiega, serenamente, con uno dei suoi celebri macché (“Macché economista, bastava un ragioniere”), che “per prelevare euro dai conti correnti degli italiani e per aumentare le tasse sulle case, sulle barche e roba del genere (ovviamente di lusso) non c’era bisogno di mobilitare mezza Bocconi, esimi professori, tecnici celebrati e alcuni tromboni di contorno”. Feltri è un fine conoscitore dell’economia e non manca di farci notare che “alla fine, la contabilità dello Stato non è diversa da quella cosiddetta della serva”. Ha ragione: come tutti possiamo verificare semplicemente consultando il bilancio statale pubblicato dalla Ragioneria Generale, siamo lì, un quadernino a quadretti basta e avanza. E il quieto giornalista-driver ha ragione pure sul fatto che tutti questi professoroni non sono poi granché. Ci aiuta il memorabile scoop di Maurizio Caverzan sulle performances scolastiche di Monti, ingiustamente passato sotto silenzio per un titolo appena appena sussurrato: “Che imbranato, 5 in ginnastica”. E noi vorremmo affidare la nostra economia a uno che da ragazzo non sapeva affrontare la pertica? Il giornalista svela poi un retroscena adolescenziale che dovrebbe farci riflettere e capire quanto sia pericoloso un soggetto del genere: “l’eccessivo apprezzamento del sistema scolastico russo di cui aveva parlato nel giornalino dell’istituto gli procurò una lettera del rettore”. E’ anche per questo, per dissipare quest’ombra sinistra (è proprio il caso di dirlo), che Fausto Carioti pone dieci stringenti domande all’ex commissario europeo inserendo tra esse una di forte attualità: “se si trovasse dinanzi a una situazione simile a quella di Eluana Englaro, come si comporterebbe il suo governo?” Ce lo stavamo giusto chiedendo pure noi.
Libero, sportivamente, non manca di puntualizzare come Monti sia uomo della Casta. Già nei giorni precedenti il quotidiano di Belpietro si era portato avanti con il lavoro di beatificazione, sottolineando come il neosenatore a vita, appena nominato, fosse “già assente alla prima votazione”: e sì che guadagnerà “25mila euro al mese”, orco boia... Come se non bastasse, il governo che formerà “costa il doppio di quello del Cav”. O questa? “Colpa di una legge fatta da Prodi”, spiega l’occhiello. Ah, ecco: ora mi torna. Prodi-Monti è un’accoppiata vincente, a parlarne male non si sbaglia mai.
Siamo solo all'inizio. Vedrai quanto fango nel corso di questi mesi. Bisogna preparare adeguatamente il terreno per le prossime elezioni. E' un film già visto quando Prodi vinse le elezioni nel 2006. Tutti gli house organ compatti nel condurre la guerra mediatica contro Prodi e il suo governo di ladri e vampiri. E mani in tasca di qui e tasse di là. Il tutto per poi dirci che l'unico salvatore è il signore dio nostro Silvio. Resta da vedere se anche questa volta gli italiani voteranno in massa il venditore di fumo(e aspirapolveri).
RispondiEliminaDavide
Certo che hanno proprio tanta fantasia ed inventiva!!!!!Le studiano di notte???? E noi che credevamo che fossero tutti impegnati nel bunga bunga....
RispondiEliminaManca l'invasione delle cavallette.
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