venerdì 11 novembre 2011

Ministri tecnici e ministri politici

Chi lavora nelle risorse umane lo sa bene: non necessariamente un bravo venditore sarà un altrettanto bravo direttore vendite. E viceversa. Perché il ruolo, le competenze, le funzioni sono completamente diverse. Nella mia carriera professionale, per esempio, ho avuto a che fare con T., uno che sarebbe stato capace di vendere frigoriferi agli esquimesi, ma pessimo direttore commerciale, e ho avuto a che fare con S., un ex carabiniere laureato in ingegneria, pressoché a digiuno di tecniche di vendita (e, addirittura, di alcuni servizi che vendevamo in quell’azienda), ma eccezionale motivatore e organizzatore: il miglior superiore che abbia mai avuto.

Questo credo valga anche per chi guida una nazione, avendo responsabilità di governo. Non necessariamente, come scriveva qualcuno nei commenti al post di ieri, alla sanità dovrà andare un medico e alle infrastrutture un urbanista. Anche qui gli esempi si sprecano. Quintino Sella, che la storia d’Italia ricorda come il ministro delle finanze che raggiunse il pareggio di bilancio, era un ingegnere idraulico specializzatosi poi in mineralologia. Lo stesso Pierluigi Bersani, che ha ben lavorato come ministro economico, è laureato in filosofia con una tesi in storia del cristianesimo, ossia quanto di più lontano possa esserci dalla portabilità dei mutui bancari.
Se poi vogliamo fare i puntigliosi, anche storicamente c’è da dire che il ministro, ossia la posizione apicale, avrebbe dovuto essere una figura politica, mentre la posizione tecnica, il burocrate di riferimento avrebbe dovuto essere il sottosegretario. Infatti, la decisione finale è comunque politica e non tecnica, deve fare i conti con mediazioni parlamentari, con la ragion di Stato, con esigenze talora ideologiche e ciò richiede capacità e competenze politiche, ben diverse da quelle squisitamente tecniche.
L’evoluzione della politica e dell’apparato dello Stato ha portato lontano dal modello teorico: ma quando si parla di istituzioni io sono, più che un conservatore, un purista quasi reazionario e quindi non mi dispiacerebbe si applicasse l’antica struttura. Che, detto per inciso, avrebbe anche l’effetto di ridurre il numero dei membri del governo.
Poi è chiaro che ci sono situazioni e periodi storici in cui le istituzioni politiche di un Paese sono talmente screditate che – non foss’altro per dare un segnale all’esterno – è necessario nominare dei ministri non riconducibili direttamente a deputati e senatori. E’ il caso dell’Italia di oggi. Ma, appunto, sono situazioni eccezionali. In tutti i Paesi la politica la fanno i politici, coadiuvati dai loro tecnici e grand commis, e l’auspicio è che siano bravi politici, altrimenti è un guaio.

Casomai, ci sarebbe un’altra riforma da attuare, anch'essa legata al ruolo, alle funzioni e alle competenze di chi sta al governo. Non mi dispiacerebbe che pure da noi si introducessero le regole francesi sulle incompatibilità in vigore fino a pochi anni fa in quell’ordinamento. Il parlamentare divenuto ministro doveva, entro un mese dalla sua nomina, optare per una delle due funzioni: se non avesse rinunciato a quella ministeriale, sarebbe automaticamente decaduto da eletto e sarebbe stato il suo sostituto a terminare il mandato (dal 2008 la disciplina è cambiata: la sostituzione è temporanea e il ministro ritrova lo scranno se il governo cade anticipatamente).

La novità avrebbe un beneficio immediato: porrebbe fine alla pratica di ricompensare appoggi parlamentari con cariche ministeriali. Uno ci penserebbe due o tre volte prima di diventare sottosegretario, sapendo che se il governo non arrivasse in fondo dovrebbe attendere le elezioni successive prima di tornare alla Camera o al Senato, con il rischio di venir trombato a seguito dei cattivi risultati dell’esecutivo di cui ha fatto parte.
Altro beneficio, stavolta di medio termine: i vari ministri avrebbero un motivo in più per lavorare bene e arrivare alla fine della legislatura e sarebbero anche più indipendenti dai partiti di provenienza.
Infine, terzo effetto: potrebbe essere agevolato un ricambio naturale tra i parlamentari, senza ricorrere a modalità artificiali e forzate come il limite dei due o tre mandati. Un ricambio che, perdipiù, avrebbe basi meritocratiche – sempre che si ritorni al voto di preferenza, ovviamente.

8 commenti:

  1. concordo con il contenuto del post ma non con la valutazione positiva di bersani come ministro economico: bersani non capisce nulla di economia, e si vede. ed è stato un ministro mediocre

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  2. Assolutamente d'accordo con te, l'importante è che i ministri vengano individuati tra competenze d'eccellenza e non tra i soliti parlamentari che tutto possono fare all'infuori che guidare questo paese.

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  3. "Non necessariamente, come scriveva qualcuno nei commenti al post di ieri, alla sanità dovrà andare un medico e alle infrastrutture un urbanista". A me basta che all'istruzione non vada un'avvocata abilitata a Reggio Calabria!!!!!!

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  4. E' davvero necessario mettere una riga vuota di spazio tra un paragrafo e il successivo. Per favore.

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  5. Quintino Sella, che la storia d’Italia ricorda come il ministro delle finanze che raggiunse il pareggio di bilancio, era un ingegnere idraulico specializzatosi poi in mineralologia.
    Vero. Peccato che il mondo di Quintino Sella fosse "leggermente" meno complesso di quello odierno. Grande personalità quindi, ma nel suo tempo.

    Non necessariamente, come scriveva qualcuno nei commenti al post di ieri, alla sanità dovrà andare un medico e alle infrastrutture un urbanista.
    Quando ho scritto questo non è che abbia la verità in tasca e quindi la mia è una posizione dubbiosa. Ma osservare la triste realtà della nostra politica, fatta da persone inadeguate, mi fa riflettere su come funzionano le cose...

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  6. Oohhh finalmente, questo lo vado pensando ormai da anni e nessuno che lo dicesse esplicitamente, nemmeno nei momenti bui e farseschi dello scilipotismo selvaggio

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  7. Io invece non sono d'accordo, anche se devo concedere qualcosa agli argomenti di NUCS.

    E' vero che un buon medico non è necessariamente un buon ministro della sanità, ma è anche vero che se metti uno che non sa cosa si può realisticamente chiedere ad un ospedale (e quindi a tutti gli ospedali), è ben difficile che possa programmare delle politiche valide.

    La mia sintesi è questa: ministro ci deve diventare quello che ha non solo doti di guida politica, visionarietà e carisma ("il politico"), ma anche (eh sì, vabbè) le doti professionali ("il tecnico").

    E' ovvio che stiamo parlando di una figura rara (perché deve tenere i piedi in due staffe, ed essere eccellente in entrambe), però in ogni campo serve solo un ministro ogni 5 anni: si potrà ben cercare l'ago nel pagliaio che soddisfi tanto me quanto NUCS!

    Uqbal

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  8. @ Uqbal

    Comunque - ed è il ragionamento che ho fatto in premessa - io non ho scritto che il ministro non deve avere competenze tecniche nel settore. Ho scritto che non necessariamente deve averle.

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