Ho un tasso di sopportazione piuttosto alto nei confronti delle cagate fatte dai nostri politici. Soprattutto – lo confesso – perché spesso tassi di sopportazione bassi sconfinano nella demagogia e nell'approssimazione. Per dire: Repubblica ha pubblicato ieri un editoriale del suo vicedirettore e oggi un commento di un suo notista blogger entrambi tarati sull’antipolitica ed entrambi con dati sbagliati o comunque fuorvianti. Strizzare l’occhio a certe tendenze fa vendere copie, me ne rendo conto, però bisognerebbe anche andare oltre i calcoli opportunistici.
Diamine, pure a me dà noia che i parlamentari abbiano ruzzato su vitalizi e retribuzioni e province, ma, a norma di legge, hanno ragione loro e il decreto di Monti in proposito era stato scritto male.
Mi dà assai più fastidio, invece, il rinvio delle liberalizzazioni. Erano provvedimenti che probabilmente avrebbero inciso poco o niente, relativamente al 2012, sulla crescita e sulla competitività. Ma erano un segnale importante tanto quanto l’altro segnale, quello sui tagli ai costi della politica. Riforme che avrebbero indicato una strada da percorrere: “signori, basta con i privilegi corporativi! Per adesso è poca roba, ma da oggi si liberalizza!” Come con le pensioni, in fondo: “signori, fino a 70 anni si lavora! Eeeeh, sarà dura, ma dovete farci l’abitudine!”
Una strada che nel medio-lungo periodo avrebbe imposto alle imprese italiane produttive, commerciali e di servizi di migliorare la loro competitività, di essere più forti, di avere (e dare ai propri dipendenti) maggiori opportunità.
Invece i politici hanno avuto paura. A quanto si legge, hanno avuto paura soprattutto quelli di centrodestra, quelli che per quasi vent’anni si son riempiti la bocca di liberismo e di lacci e lacciuoli da togliere e di meno Stato e più mercato. E che, ancora una volta, alla prova dei fatti hanno dimostrato che per loro tutte queste riforme sono soltanto slogan da campagna elettorale.
P.S.: il governo Monti non è affatto esente da colpe in tutto ciò (e, non per citarmi, ma io l'avevo scritto che le riforme più drastiche dovevano essere prese subitissimo), ma prima di prendercela con l’esecutivo e chi lo guida dovremmo ragionare su un dettaglio che forse ci sfugge. Perché la manovra è cattiva ignorante e brutta, ma ha bisogno di essere approvata. E per essere approvata – mentre i mercati finanziari son lì pronti a far schizzare in alto lo spread e lo spettro della bancarotta è dietro l’angolo – c’è bisogno del consenso anche di un certo numero di personaggi di cui possiamo pensare tutto il male possibile (e che se li meritano tutti, gli accidenti a loro diretti), ma che in questo momento sono assolutamente indispensabili, vista la composizione del Parlamento.
AGGIORNAMENTO ORE 21.15 - A quanto pare il rinvio delle liberalizzazioni è stato tolto dalle commissioni bilancio e finanze della Camera. Ne sono lieto. Ma rispetto alle mie considerazioni cambia poco: già il fatto che ci abbiano pensato, che abbiano dovuto mediare tanto...
Purtroppo è cosi. La si pensi come si vuole ma comunque MM è - perdonami l'espressione un pò esagerata - in ostaggio di B. Ma anche del PD. Se si capisce questo, si capisce anche che il premier è costretto navigare dando un colpo al cerchio e un colpo alla botte, con tutto quello che poi ne consegue...
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