giovedì 31 maggio 2012

Berlusconi preso sul serio (di nuovo, sì!)

Credo sia giusto tornare per un attimo alla questione del semipresidenzialismo. E a Berlusconi preso sul serio.
Sul Corriere della Sera di ieri Angelino Alfano interviene con un lungo articolo per ribadire le sue ragioni. Peccato che esse siano basate su false rappresentazioni della realtà.
Vediamole.

Vi sono democrazie della decisione, come la Francia, dove la sera delle elezioni presidenziali i cittadini sanno chi guiderà il Paese nel successivo quinquennio”.
Potremmo ribattere che la sera del 14 aprile 2008 anche i cittadini italiani sapevano chi avrebbe guidato il Paese; nel 2006 ci volle qualche ora di più, ma nel 2001 la sera stessa della chiusura delle urne sapevamo chi aveva vinto e chi aveva perso e così pure nel 1996. Se poi chi ha vinto non dura cinque anni perché la coalizione è litigiosa o perché fa più pasticci che buone azioni, non è colpa della forma di governo. Al limite, della legge elettorale: e quella attualmente in vigore è stata votata, tra gli altri, dallo stesso Alfano.

Se si guarda all’esempio francese, si comprende come solo l’abbinamento al doppio turno dell’elezione diretta del presidente della Repubblica garantisca un esito certamente bipolare e insieme la certezza di non produrre, in nessun caso, il blocco delle istituzioni”.
E perché mai? Al limite, potrà forse – e ripeto: “forse” – essere il contrario. Ossia, è il semipresidenzialismo che si abbina perfettamente a una legge maggioritaria a doppio turno: la Francia ha avuto il suo periodo proporzionale, quando il presidente Mitterrand pensava di scampare a una sconfitta elettorale (e pensava male), e ogni tanto il dibattito torna in auge, ma in linea di massima il sistema regge meglio con un maggioritario. La conferma la avremo fra un paio di settimane, per le elezioni politiche: vedere il risultato che otterrà il Front National per credere. Ma un esito simile i francesi potrebbero ottenerlo con un proporzionale con collegi uninominali alla spagnola e soglia di sbarramento.
Il maggioritario, a turno unico o con ballottaggio, va bene in qualsiasi forma di governo: Regno Unito insegna.
Inoltre, la certezza di non produrre blocco delle istituzioni non si ha grazie a una legge elettorale (che, se incide, incide in negativo e non in positivo), ma casomai in virtù di un’adeguata descrizione di chi fa cosa e perché, con tutti i pesi e contrappesi necessari. Parte che non è prevista nel progetto del PdL.

Le proposte ci sono, i tempi anche. Se fossimo d’accordo e approvassimo, in prima lettura, la riforma al Senato e alla Camera entro i primi di agosto, potremmo giungere entro ottobre al varo definitivo. Resterebbero tre mesi per mettere a punto la legge elettorale e le norme attuative di dettaglio. Con una disposizione transitoria (come è sempre accaduto per i più significativi interventi sulla Costituzione) si potrebbero svolgere le prime elezioni presidenziali dirette della Repubblica italiana entro marzo e le successive elezioni politiche nel mese di aprile”.
Questo scenario, intanto, prevede di concentrarsi solo ed esclusivamente sull’elezione del presidente, senza tener conto dei contrappesi, delle competenze e dei rapporti con il potere legislativo, con il governo e con la magistratura, aspetti invece fondamentali. E sarei curioso di vederlo il nuovo presidente alla prima seduta del CSM a invocare la propria legittimazione popolare, tanto per dirne una.
Comunque, andiamo avanti e facciamo finta che tutto va ben. Come ha dimostrato Marco Bertoncini su un giornale certo non ostile al centrodestra come Italia Oggi, affinché il percorso a tappe forzate illustrato da Alfano venga rispettato bisognerebbe che in questo momento gli sherpa della maggioranza – di tutta la maggioranza, perché sennò col cavolo che approvi la riforma nei tempi giusti e senza andare a referendum confermativo – fossero già al lavoro e pure a buon punto del lavoro. Cosa che non è.

Insomma, chi invoca di vedere le carte stavolta è particolarmente ingenuo. O forse lo chiede pensando ad altro.

1 commento:

  1. ...e non voglio che mi si dica GRAZIE...

    PROMESSA MANTENUTA!

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