mercoledì 16 maggio 2012

Democrazia ed economia

Da un po’ di tempo mi capita di leggere con una frequenza sempre maggiore interventi che si sviluppano secondo il seguente canovaccio (più o meno).
C’è la crisi.
C’è lo spread con i bund tedeschi.
Non c’è più democrazia, comandano l’economia e l’alta finanza.
Sono la BCE e tutti i banchieri a muovere i fili per noi.
Colpa dell’euro (corollario: perché dovremmo impiccarci al dio euro?).

Ora, io penso innanzitutto che prendersela con l’euro e con chi l’ha voluto perché c’è la recessione è come incolpare il motore a scoppio (e Barsanti e Matteucci che lo inventarono) perché ci sono tanti incidenti stradali: non è colpa della moneta unica se Lehman Brothers ha fatto casino sui mutui subprime e se la Grecia ha truccato i conti e speso un pandemonio per organizzare le Olimpiadi e se la Merkel...
Ma non è nemmeno questo il punto.
Immaginiamo per un momento che non esista la BCE. Nemmeno l’euro. Immaginiamo che esistano ancora la lira italiana, il franco francese, la dracma greca e il marco tedesco.
Probabilmente ora saremmo in mezzo a una svalutazione competitiva o chissà cos’altro, ma politicamente saremmo allo stesso punto in cui siamo: le decisioni dei governi dipenderebbero ugualmente da un differenziale con i bund (a proposito, lo spread esisteva anche ai tempi della lira, tant’è che proprio la sua riduzione fu uno dei capisaldi della politica di Carlo Azeglio Ciampi ministro del Tesoro), dalla liquidità delle banche, dalle decisioni dei tedeschi, dalla forza del dollaro e così via. E tali decisioni condizionerebbero la vita di milioni di persone per i prossimi decenni esattamente come oggi stiamo scontando decisioni di politica economica assunte venti o trent’anni fa.
Sono decenni che le scelte dei governi – di tutti i governi – sono dettate dall’economia e che se questo significa essere privi di un governo democratico, allora sono decenni che in Italia, in Germania, in Francia, negli Stati Uniti e un po’ ovunque siamo privi di un governo democratico.
Chi lo scopre oggi è perché per anni si è tappato gli occhi per vedere e le orecchie per sentire. Probabilmente gli ha fatto pure comodo tapparsi occhi e orecchie, perché soltanto così è stato possibile accettare politiche che nel lungo periodo si sono rivelate perniciose, ma che nel breve gli hanno fatto tanto, tanto, tanto comodo.

16 commenti:

  1. Post da applausi (uno dei tanti). Perché quelli come te in Italia sono così rari?!

    Salvatore

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  2. E poi a smontare tutte le chiacchiere inutili intorno all'euro basterebbe ricordare che è da più di 17 anni che i conti di questo paese sono disastrati, anche per colpa di una classe politica incapace, corrotta e ladra che per non ammettere le proprie colpe deve invocare il nemico. In fondo i debiti ce li siamo fatti da soli e se avessimo fatto i "compiti a casa" per tempo non navigheremo con una barca che fa acqua da tutte le parti.
    rmx

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  3. ahi, quanti strafalcioni quando parli di economia:
    1. l'euro non è di per se la causa della crisi, le crisi economiche non hanno mai una causa sola; però l'euro rende molto più difficile, lenta e costosa l'uscita dalla crisi, provocando al paese danni pesantissimi. questi risci connessi all'ingresso nell'euro erano stati ev idenziati ampiamente già dieci anni fa, gli studi sulle unioni monetarie sono abbastanza avanzati ed era chiaro a tutti fin dall'inizio che l'unione europea si prestava male, molto male, ad un esperimento del genere. Aggiungo che l'ingresso nell'euro è stato forzato da prodi e ciampi con trucchi e menzogne degne del peggior berlusca: piaccia o no, questa è la verità
    2. certo, se avessimo la lira avremmo svalutato, proprio come fece amato nel 93 o gli svedesi pochi anni dopo. non c'e' nulla di male in una svalutazione, serve a recuperare competitività, ad accelerare la ripresa ed in un caso di capacità ampiamente sottoutilizzata (come è quello in cui ci troviamo attualmente) non determina neppure grosse pressioni inflazionistiche a breve. certo, a medio termine ci sono degli inconvenienti (la svalutazione non è un'alternativa alle riforme strutturali) ma in genere è più facile riformare unsistema economico in ripresa che uno in recessione
    3. spread, debito e crescita sonio tre problemi cinnessi ma distinti: lo spread dipende essenzialmente dal atto che i mercati hanno smesso di credere che la BCE si farà garante del nostro debito, e non c'e' altro modo per ridurre lo spread che convincere la BCE, quindi i tedeschi, a cambiare atteggiamento; in questo senso un governo come quello di monti e l'adozione di politiche di rigire sono importanti, perchè rendono politicamente più digeribile per i tedeschi il sostegno alle finanze italiane. Il debito naturalmente concorre a tenere in ansia i mercati ma non c'e' alcuna speranza di ridurre significativamente il debito pubblico se l'economia nazionale non riprende a crescere: nessun paese ha mai riequlibrato i conti solo tagliando le spese, ci sono sempre voluti dei firti stimoli alla crescita (e storicamente le svalutazioni sono state il più efficace, specie in economie orientate all'export come la nostra)
    4. l'idea che la BCE abbia usurpato la sovranità dei governi nazionali o determinato un deficit di democrazia è una stupidaggine; è vero però che l'ingresso nell'euro ha ridotto i margini di autonomia dei governi nazionali in politica economica. del resto, all'epoca proprio qquello si voleva: l'ingresso nell'euro è stato un tentativo, molto spregiudicato e ormai probabilmente fallito, di accelerare l'integrazione politica europea

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    1. enrico,
      da come eri partito pensavo di aver scritto un mare di stupidaggini.
      comunque, brevemente:
      1. non è l'euro a creare rigidità, casomai gli errori di certi governanti. pensa se al posto della merkel ci fosse stato qualcuno un po' meno rigido e se al posto di berlusconi ci fosse stato monti...
      2 e 3. senza entrare nel merito della svalutazione, io non ho scritto che sarebbe stato peggio o meglio. ho scritto che saremmo stati comunque in una situazione determinata dall'economia: e allora perché cianciare sull'economia che comanda sulla democrazia e da lì prendersela con la bce, con l'euro ecc.?
      4. "l'idea che la BCE abbia usurpato la sovranit dei governi nazionali è una stupidaggine". appunto. sull'ingresso dell'euro che riduce i margini di autonomia in politica economica, potrei dirti che anche bretton woods riduceva i margini, potrei dirti che la stessa appartenenza alla UE riduce i margini, tante cose riducono i margini. embé?

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    2. "ahi, quanti strafalcioni quando parli di economia"

      Ok, sei riuscito a scriverne di più tu, te lo riconosciamo :-)

      1. Immagino che la riduzione dei tassi di interesse sul nostro debito accordataci per quindici anni a torto o a ragione in virtù dell'aver aderito all'euro e la riduzione delle possibilità di speculare sulla valuta davanti ad una massa monetaria più grande abbia favorito la crisi: piaccia o no è la verità...
      2. Infatti quando l'Italia svalutava la lira non c'erano assolutamente problemi di inflazione. Neanche un po'. Perchè invece io me li ricordo?
      3. se i mercati hanno bisogno di un garante per il nostro debito è perchè noi da soli non forniamo garanzie. E se non otteniamo garanzie potrebbe essere che sia perchè da troppo tempo non ci preoccupiamo minimamente di crescere, oltre ad avere conti in disordine e debito troppo elevato.
      4. Ricordo anche come potevamo fare la voce grossa quando avevamo la lira: i margini di manovra per noi erano talmente grandi che nel luglio 1985 ci siamo incapricciati e ce la siamo fatta svalutare del 20% in un giorno, per sfizio...

      Ciao, vado a studiare economia...

      Paolo

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    3. In realtà la domanda "perché dovremmo impiccarci al dio euro?", se intesa non nell'accezione antisistema dei grillini vari, ma per quello che è, cioè perché mantenere a forza la parità Lira-Marco a quota 990, ha un suo senso. Così come l'aveva quando aderimmo acriticamente al Trattato di Maastricht, quando poi facemmo carte false (pare proprio il caso di dirlo) per adottare l'Euro, e infine quando Ciampi negoziò e ottenne una parità non proprio favorevole (990, appunto).
      Nel 1979 un Marco valeva 450 Lire circa, nel 1989 ne valeva 730, nel 1999 ne valeva 990, dopo che negli anni precedenti era stato a lungo oltre i 1000. Dubito che l'euromarco valga oggi 990 eurolire.
      Quando una moneta è sopravvalutata l'economia ne risente. Nel 2001, prima della svalutazione, l'Argentina non riusciva più ad esportare neanche un chiodo.
      Se quota 990 abbia o meno un senso lo puoi dedurre guardando i precedenti: aveva senso nel 1992 tenere la Lira a quota 750? Aveva senso tenerla al tempo del fascismo a quota 90? Pare di no. Tanto più che al giorno d'oggi il governo non ha più il potere di ridurre salari, tariffe e affitti.
      Per il resto condivido il commento di Enrico. Qualche nota:

      @ nonunacosaseria

      Non è la Merkel a creare rigidità. A farlo è in primo luogo il Trattato di Maastricht, del quale la Merkel chiede solo il rispetto. Tanto più che quando si dice "Merkel" si deve intendere "il popolo tedesco": non è che ci sia una politica tedesca di austerità targata CDU e una di "crescita" (???) targata SPD.

      @ PaoloVE

      1.la riduzione dei tassi d'interessi è un'ottima cosa per i debitori (quale è lo stato italiano), ma non è che l'adesione all'Euro ce l'abbia data gratis. Si è pagato un prezzo molto salato in cambio di essa: abbiamo convertito il nostro stock di debito pregresso in valuta forte.
      2. non era l'Italia a svalutare la Lira ma era il mercato a farlo: un paese, quando la sua valuta è liberamente convertibile e scambiabile sul mercato sostanzialmente non ne ha il controllo allo stesso modo in cui una società quotata in borsa non controlla il valore delle proprie azioni.
      3. i mercati non hanno bisogno di un garante. prima esigevano alti tassi per sottoscrivere titoli di stato in lire perché altrimenti la svalutazione della lira mangiava tutto il guadagno.

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    4. @ MPS:

      incisivo come sempre... :-)

      1. Io non sostengo che l'Euro sia stata una panacea: ha creato opportunità e rischi. Mi pare che chi vede solo gli ultimi (magari perchè non siamo stati in grado di sfruttare i primi) sia guercio. Ed il fatto di ripagare in monete forte un debito contratto in moneta debole non mi pare uno svantaggio. Il problema è che non l'abbiamo saputo fare, malgrado tassi d'interesse ridotti...

      2. Chiunque svalutasse la lira il risultato essenziale per gli italiani (che Enrico non ricorda) era quello di generare inflazione. Quella che divorava il potere d'acquisto dei salari.

      3. Parlane ad Enrico: è lui che parla di garanti...

      Ciao

      Paolo

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    5. mi dispiace per paolo e nonunacosaseria, ma l'errore è proprio di partenza: l'euro crea una enorme rigidità, una rigidità pericolosissima, perchè ci priva dell'autonomia in politica monetaria e ci vincola alla valuta di paesi con econoia molto più forte della nostra. Non è che la crisi l'abbia provocata l'euro, ma è l'euro che ci rende difficilissimo uscirne: e proprio questo, la mancanza di flessibilità a fronte di possibili crisi (e qualche crisi in economia prima o poi arriva sempre) è il rischio che paventavano 15 anni fa quelli che all'euro erano contrari. I prodi i ciampi e i padoa schioppa hanno gestito l'ingresso nel più puro stile berlusconiano, scommettendo sul bel tempo a durata infinita e taroccando i numeri. quanto alle altre osservazioni, caro paolo, sì, ti coonviene andare a studiare economia: la svalutazione della lira ha sicuramente prodotto spinte inflazionistiche, ma non quando, come ad esempio nel 93, è stata adottata come misura antirecessiva in una economia con capacità sottoutilizzata; ci sono molti altri esempi analoghi (es la svezia a fine anni 90) mentre non esiste un solo esempio in storia economica di paesi che siano usciti da una recessione pesante senza svalutare. Quanto ai benefici della riduzione dei tassi di interesse, sono stati molto meno rilevanti di quanto si pensi (oltre che completamente rimangiati all'arrivo della prima ondata di crisi nel 2008): il peso del debito pubblico diventa un macigno solo quando un paese perde il controllo della propria valuta, come accadde all'argentina quando si indebitò in dollari e a noi dopo l'euro. Del resto, l'idea all'ingresso nell'euro era in fondo proprio quella: imporre dei vincoli così stringenti alla politica economica da forzare riforme e scelte politiche (tipo l'integrazione europea) che sarebbe stato impossibile far passare seguendo i normali iter parlamentari. Ma la storia dimostra che questi espedienti sono molto rischiosi e che le unioni monetarie sono costruzioni complicate e fragilissime, molto più fragili delle unioni commerciali e doganali, proprio per l'enorme rigidità che impongono: invece di citare a vanvera esempi come bretton woods (che comunque alla fine saltò) converrebbe studiarli; l'esperienza di bretton woods è proprio una di quelle più richiamate 15 anni fa da chi si opponeva all'euro, c'e' ben poco nell'esperienza di bretton woods che possa suffragare una decisione come quella dell'entrata nell'euro. in ultimo, l'idea che l'italia contasse poco sulla scena internazionale per via della lira è puerile: vi risulta che la sterlina penalizzi il peso internazionale dell'inghilterra? avere delle cognizioni di base di politica monetaria non è obbligatorio, ma se si vuol parlare di temi monetari è opportuno informarsi. Tutto qui

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    6. enrico,
      bretton woods l'avevo citato solamente a titolo esemplificativo per dire che comunque vincoli economici nelle scelte dei governi ci sono stati anche senza l'euro.
      quanto al paragone tra sterlina e lira e peso speficico di regno unito e italia, francamente non ho capito cosa c'entri...

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    7. @ Enrico:

      nel 1980 i bot a 12 mesi arrivavano a rendere oltre il 19%. Adesso meno del 7%.

      Abbiamo quasi 2miliardi di € di debito pubblico e siamo forti importatori di beni che paghiamo in dollari.

      Fai un po' tu...

      Ciao

      Paolo

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    8. @ PaoloVE

      1. i bassi tassi non sono solo una conseguenza dell'Euro. In realtà i tassi avevano cominciato a scendere anni prima che la partecipazione dell'Italia fosse confermata.
      Per capire perché i tassi sono scesi ti devi chiedere perché prima erano alti. La risposta è semplice: lo erano perché -per semplificare- chi ti presta 100 lire ne vuole indietro 100 + un interesse (poniamo 2%). Se la lira già di suo tende a svalutarsi del 5% all'anno, chi ti presta i soldi ti chiederà un interesse di 2+5.
      I governi degli anni 70 fecero politiche le cui conseguenze furono inflazione e svalutazione. Quelli degli anni 80 vollero superare ciò (anche perché non puoi farle sempre). Onde per cui fecero in modo che la Banca d'Italia gestisse meglio la quantità di moneta piuttosto che finanziare i disavanzi dello stato sociale stampandone in eccesso. Di qui il progressivo calo dei tassi d'interesse.

      2. Nel 1992 la Lira fu svalutata di circa il 25% due anni dopo di un ulteriore 20%. Ti risulta inflazione a due cifre in quel periodo?

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    9. 1. Ti do ragione in quasi tutto, come ho già detto anch'io non focalizzo l'intera variazione di un indice su un unico fattore. Ma quel margine che chi presta vuole realizzare tiene anche conto del rischio che l'inflazione si discosti dal 5% previsto. Rischio che aumenta con il ridursi della base monetaria, visto che rende più facile interventi speculativi. E porterebbe a chiedere per la lira margini superiori. Interessi superiori. Per ripagare un debito enorme con una moneta debole. Continua a non sembrarmi un grabnde affare...

      Ciao

      Paolo

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  4. 95 minuti di applausi! Sei un signore ad aggiungere quel "probabilmente" nell'ultimo paragrafo.

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  5. @ Philip

    tutte le volte che si parla di euro tiri fuori 'sta storia delle 990 lire contrattate da Ciampi dicendo che non era favorevole: senza offesa, ma sembri un disco rotto e non ti accorgi 1. che c'entra come i cavoli a merenda su tutto il ragionamento; 2. che quel cambio non era affatto sfavorevole (a meno che la non si voglia buttare in lotta interpartitica, allora vale tutto, anche il confronto con quota 90 del fascismo).

    quanto al resto, soltanto una considerazione sulla svalutazione. certo, la lira era svalutata dal mercato. ma anche (mi si perdoni il veltronismo) dai governi italiani negli anni '70.

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    1. Cito spesso la parità, perché l'Euro non è altro che una parità monetaria (cone strutture aggiunte, ma quello che conta è la parità).

      Quando dici "Immaginiamo per un momento che non esista la BCE. Nemmeno l’euro. (...) le decisioni dei governi dipenderebbero ugualmente da un differenziale con i bund (a proposito, lo spread esisteva anche ai tempi della lira, tant’è che proprio la sua riduzione fu uno dei capisaldi della politica di Carlo Azeglio Ciampi ministro del Tesoro)" non dici una cosa esatta.

      Se ci fosse la Lira lo spread non sarebbe un problema: calcolarlo non avrebbe nessun senso. Lo spread ha senso fintanto che c'è l'Euro, perché in teoria con l'Euro lo spread non ci dovrebbe essere: perché il BTP non si svaluta rispetto al Bund, e quindi l'investitore non rischia il deprezzamento dell'eurolira rispetto all'euromarco. Se esiste lo spread è perché gli investitori temono il default.

      Ergo, se "c’è lo spread con i bund tedeschi" è "colpa dell’euro".

      Con la Lira ci sarebbe il rischio svalutazione, ma non il rischio default, dato che ultima ratio il tesoro potrebbe ordinare alla banca d'Italia di stampare la moneta per pagare il debito.

      Con questo non voglio dire che se uno ha la febbre la colpa è del termometro, ma che se uno è cronicamente di salute cagionevole temo sia controproducente fargli fare una vita da caserma sperando si faccia un fisico da atleta.

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    2. ...non starai dicendo che al netto delle svalutazioni i tassi su bund e bot remuneravano lo stesso, spero. Perchè a laggere sembrerebbe proprio, e non mi risulta esser vero.

      Magari la solvibilità dello Stato debitore ha qualche peso, non trovi? E a nessuno interessa essere rimborsato solo in termini nominali...

      Ciao

      Paolo

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