Me
ne aveva parlato entusiasta l’altra sera un amico con precedenti nel Partito
Democratico locale, ma pensavo fosse una boutade delle sue (ogni
tanto ne ha). Poi ho letto Ciwati e pure lui ne parla come di ipotesi
di lavoro, avanzata da quello che aveva detto che andava in Africa,
mentre ieri nel retroscena su Repubblica verrebbe (il condizionale è
d’obbligo, quando si ha a che fare con i retroscena giornalistici)
benedetta addirittura da Bersani e su Affari Italiani si ribadisce il
concetto attribuendone però la regia a quello che va in barca,
l’avversario di quello che voleva andare in Africa.
Insomma, l’idea
per le prossime elezioni politiche sarebbe quella di affiancare al PD
una lista civica nazionale che possa attrarre voti moderati e delusi puntando sull'etica e su personaggi provenienti dalla società civile.
Una
genialata degna di chi insegue più le mode passeggere o i tatticismi
che il rapporto con gli italiani.
Io
la trovo sbagliata per almeno tre motivi: uno di tipo ideologico /
politico; uno di tipo concettuale; uno di tipo strategico-elettorale.
E’
un errore di tipo ideologico / politico perché affiancare una lista
civica di quel genere al PD significherebbe annientare l’idea
originaria del PD stesso, sarebbe come certificare la sua morte.
Alcuni giorni fa io stesso ho scritto che il PD sta fallendo la
missione per cui era nato, quella di unire i riformismi, di essere
punto di riferimento per tutta quella parte di elettorato che si
riconosce in un’idea di Paese e in una concezione di politica e di
partecipazione democratica. Se la mia analisi è giusta, la
conseguenza non è quella di continuare a vivacchiare delegando ad
altri il raggiungimento degli obiettivi propri: o ti sciogli o cambi
te stesso. Che poi: l'etica pubblica non dovrebbe essere un pilastro del PD? Dare spazio a volti della società civile anziché ai soliti nomi della politica non dovrebbe essere una strategia perseguita dal PD?
La
genialata è poi un errore di tipo concettuale perché non puoi
formare una lista del genere prima ancora di sapere che legge
elettorale ci sarà.
Infine,
è un errore di tipo strategico-elettorale perché le liste civiche
nascono con altri obiettivi. Nell’ultima tornata delle
amministrative esse hanno attratto molti voti di protesta verso i
partiti, ma il segreto della loro affermazione sta nel candidare
persone conosciute sul territorio. Il giochino funziona a livello
comunale e provinciale perché si presentano tante liste e tanti
cittadini, ognuno di loro si muove per raccogliere preferenze e, in
una consultazione locale che spesso va oltre le ideologie e permette
anche il voto disgiunto, può succedere che Tizio, che pure non
voterebbe mai una coalizione o una lista, stavolta la vota perché
c’è il vicino di casa e siccome Tizio stesso non vuole che quella
strada nuova che vogliono costruire passi proprio dove ha fatto
l’orto, allora...
Personalmente,
non vedo grande differenza tra chi chiede di allearsi con l’UdC,
chi chiede più sinistra e chi chiede liste civiche in appoggio al
PD. Sono tutti e tre modi di scansare il problema reale. Che non ha a
che fare con le alleanze, né con le alchimie elettorali, ma con un
certo modo di fare e intendere la politica.
Se
il PD vuole vincere le prossime elezioni politiche non deve inventare
chissà che cosa. E’ sufficiente che inizi a rinnovare il proprio
gruppo dirigente (e ha uno strumento potente a disposizione: le
primarie), che chiarisca meglio agli italiani le proprie proposte (leha, le ha...) e che sia più attento a certe questioni che hanno a
che fare con l’etica pubblica e la trasparenza. Se questo è
considerato troppo, se questo è ritenuto impossibile, è inutile
anche inventarsi liste civiche e c’è una ragione in più per
andare a far del bene in Africa o farsi il giro del mondo in barca a
vela (e rimanendo in pieno Oceano il più tempo possibile).
Volendo fare dell'ironia potrei auspicare una convergenza di esponenti come Civati ed Adinolfi nella prospettiva di affiancare al PD anche un Net - Party.
RispondiEliminaCosì l'assalto grillino troverebbe opposizione sui prindipali fronti.
Paradossalmente e con molta tristezza devo però constatare che, vista l'incapacità dei vertici del PD di rinnovarsi e rinnovare il partito, forse è giusto che questo diventi il riferimento dei conservatori di centro sinistra (definizione che per me è un ossimoro, ma che rispecchia la realtà), mentre progressisti ed innovatori trovano altra casa.
Il problema è che non vedo come sia possibile di un patrocinio conservatore su un movimento progressista senza che quest'ultimo rinunci alla sua capacità innovatrice...
Tempo fa, nel mio blog prevedevo che il PdL avrebbe richiamato SB, utilizzato le liste civiche e riorganizzato la presenza in internet per risollevarsi senza cambiare (come peraltro mi sembra che stia avvenendo).
Ancora una volta è indicativo che il PD pensi di mettersi sulla stessa strada. Evidentemente per alcuni il concetto di alternativa rimane quello di offrire la stessa con differenze di scarso peso. In quest'ottica potrei suggerire di sostituire l'ex candidato Calearo con Bombassei, Marcegaglia o Marchionne...
Ciao
Paolo
Fortuna che c'è chi dice no. Come Matteo Orfini:
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