mercoledì 2 maggio 2012

Non basta dire quel che l'elettore vuol sentirsi dire

I miei lettori più attenti sanno che nella mia città domenica voteremo per il nuovo sindaco e i consiglieri comunali. Di questi ultimi ne conosco parecchi. Quelli che corrono per il Partito Democratico hanno tutti una difficoltà: vengono loro rinfacciate le scelte e le condotte del partito a livello nazionale.
Non conta se essi sono persone stimate e se il programma per la città è valido oppure no.
Contano, invece, altri due fattori.
Il primo è la scarsa (e sono generoso a definirla scarsa) credibilità del PD: scandali finanziari (poco importa se risalgono alla Margherita, queste son distinzioni da addetti ai lavori che l’omino del bar evita), rimborsi elettorali, stipendi dei parlamentari, beghe tra correnti, corruttele varie annullano anche le eventuali buone proposte che possono essere avanzate. Sotto questo aspetto, chi è causa del suo mal pianga sé stesso.
L’altro fattore è l’appoggio dato al governo Monti con le sue scelte su pensioni e tasse. E qui due cosette in più voglio scriverle.
Il PD avrebbe potuto tranquillamente puntare su elezioni anticipate oppure dare la fiducia a Monti a fine novembre, quando la stragrande maggioranza degli italiani a parole era disposto a sopportare tutti i sacrifici dell’universo, per poi passare all’opposizione ai primi di dicembre, quando i primi provvedimenti impopolari venivano adottati. Invece no, invece il PD sta sopportando più di tutti il peso di questa stagione, anziché lucrarne alla grande come avrebbe potuto fare (e come ha fatto l'Italia dei Valori) e penso che almeno questo bisognerebbe riconoscerglielo quale punto di merito.
Ma vorrei aggiungere, e vengo al punto che più mi preme, che chi vuol fare politica, anche a livello cittadino da consigliere comunale, deve avere una certa preparazione. Perché può anche andare lì a dire tutte le sue belle cosine sull’ospedale e sulla nuova viabilità e sui parcheggi, e può essere onesto e perbene quanto vogliamo, ma quando il pensionato gli rinfaccia le tasse che deve pagare e il cassintegrato la difficoltà di mettere insieme il pranzo con la cena e lui, candidato consigliere comunale, fa parte di una forza politica che appoggia il governo, diventa arduo uscirne bene. Sarebbe per lui molto più semplice andar lì con la faccia apparentemente pulita e dire ai propri interlocutori quel che vogliono sentirsi dire (“tutti ladri, a Roma!”), se non fosse che è proprio questo uno dei (tanti) motivi per cui siamo dove siamo.

1 commento:

  1. Come sempre, essere il meno peggio in questa melma che è la politica italiana non vale.

    Ci sarà sempre un demagogo che dice ciò che alcune persone dotate di un immeritato diritto di voto voglione sentire.

    "Politici ladri. E idraulici evasori. E Rumeni assassini. E ebrei taccagni. E italiani mafiosi. " Con i tipi da bar non si governa il paese. La lega questo dovrebbe averlo insegnato.

    Amarezza.

    T.

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