Premetto:
io ritengo che il PD debba fare le primarie per i candidati
parlamentari e anche per il candidato presidente del Consiglio.
Punto.
Però
siccome il sindaco di Firenze è uso fare le pulci agli altri, è
giusto che qualcuno le faccia pure a lui. O no?
E
allora cominciamo.
A
un certo punto dell’intervista e parlando di primarie dice: “non
si cambiano le regole quando fa comodo e il gioco è in corso”.
Peccato
che, chiedendo le primarie, sia proprio lui a voler cambiare le
regole quando fa comodo e a gioco in corso. Lo statuto del PD –
giusto o sbagliato che sia, non mi interessa – all’articolo 5
prevede che la durata del mandato del segretario nazionale sia di
quattro anni e all’articolo 20 comma 5 precisa che “qualora il
PD aderisca a primarie di coalizione per la carica di presidente del
Consiglio dei ministri è ammessa, tra gli iscritti del PD, la sola
candidatura del segretario nazionale”. Ne deriva che la
posizione di Bersani, eletto nel 2009, è abbastanza blindata, almeno
in teoria.
Mi si potrà obiettare che in realtà Renzi chiede
primarie di partito e non di coalizione. Ma allora delle due l’una:
o questo significa che il PD si presenta da solo alle politiche del
2013 (!), oppure quel che viene chiesto non sono primarie per il
candidato presidente del Consiglio, ma un vero e proprio congresso di
partito per l’elezione del nuovo segretario. Legittimo,
intendiamoci: ma chiamiamo le cose con il loro nome, senza ricorrere
ai trucchetti in politichese del rottamatore, che a parole interpreta
le esigenze di un nuovo modo di far politica e nei fatti si limita a
vestire la vecchia politica con un abitino un po’ più alla moda.
Poi, per carità, il PD è il partito delle deroghe e Bersani darebbe
un segnale importante a raccogliere la sfida: secondo me ci farebbe
pure un figurone.
Anche
perché quando si passa dagli annunci di sfida ai contenuti, si
capisce come non sia tutto oro quel che luccica.
Dice Renzi: “io
trovo timido il PD sulla legge elettorale perché non può esser un
meccanismo alla fine del quale non si sa chi ha vinto le elezioni”. Ha ragione, perché è vero che il PD è
timido e la bozza Violante era quella che era. Ha pure torto, però. Perché
questa è la classica legge sulla quale c’è da scendere a
compromessi con tutti. Si torna al problema dei tecnici al governo:
finché scrivono sui giornali possono prescrivere le ricette più
belle del mondo, quando tocca a loro devono fare i conti con la
realtà. Se Renzi fosse segretario del PD e dovesse mediare tra le
varie anime (a partire dalla sua: nei famosi “100 punti” chiedeva
il ritorno a collegi uninominali, ma senza spiegare se il sistema
dovesse essere proporzionale, maggioritario, a doppio turno, a turno
unico...) del partito e poi con i potenziali alleati e indi volesse
mettere ai voti una legge elettorale avendo almeno l’appoggio di
qualcuno del centrodestra in Parlamento (i numeri attualmente son
quelli che sono), dovrebbe scendere a patti esattamente come sta
facendo Bersani. Né più, né meno.
Altro
passaggio inquietante: “a me non piace l’idea
novecentesca del partito che ha il segretario: pensare di togliere il
nome dal simbolo, di combattere la personalizzazione così. Oggi la
comunicazione è tutto nella vita politica e lo abbiamo visto anche
con i movimenti di Grillo e dintorni”. Se c’è un motivo per
cui, nonostante tutto, continuo a dare un minimo (ma proprio minimo,
a esser sincero) di credito al PD è proprio il fatto che non è un
gruppo leaderistico, ma un partito in cui uno come Renzi può
lanciare il guanto di sfida al suo segretario senza che questi gli
imponga dall’alto il diktat della scelta di campo. Vero, la
comunicazione oggi è fondamentale in politica: ma con la sola
comunicazione – pensiamo alle suggestioni di Grillo sull’uscita
dall’euro o sul mancato pagamento del debito pubblico – si
rischia di dar retta ai pifferai magici che ci fanno cadere nel
burrone. Leggendo questa frase si capisce che, anche tra certi nuovi
dirigenti PD, vent’anni di berlusconismo non hanno insegnato
niente. O forse troppo.
la seconda che hai detto..
RispondiEliminaBuongiorno,
RispondiEliminaconcordo al 100% con quanto scrivi. E sono anche abbastanza convinto che Renzi abbia un seguito più chiassoso che numeroso, per cui alla fin fine potrebbe pure perderle queste primarie.
In ogni caso chiunque sia il segretario del PD è destinato a essere vittima di quei duri e puri che troppe volte ci hanno condannato a perdere le elezioni con il disastroso esempio delle elezioni 2008.
Saluti
Tommaso
tommaso,
Eliminaanch'io penso che il seguito di Renzi sia più chiassoso che numeroso: le primarie fatte dai renziani nelle varie città stanno lì a dimostrarlo.
credo che Renzi lo sappia, ma credo anche che a lui in questo momento non interessi tanto vincerle quelle primarie, quanto ritagliarsi una fetta di potere. ripeto, per me Renzi non è il nuovo, è il vecchio rivestito a nuovo, ma sempre vecchio è.
Visto che con Renzi siamo in tema "Firenze", qualcuno potrebbe ricordargli la famosa "congiura dei Pazzi".
RispondiEliminaEcco, a me sembra che il rottamatore viva in uno stato di "congiura dei Pazzi permanente", nella quale però non interpreta il ruolo di Lorenzo il Magnifico, ma piuttosto quello di uno dei congiuranti (baroncelli?).
Intendiamoci, il PD non è il Rinascimento italiano, ma Renzi dovrebbe avere il coraggio di uscire allo scoperto ed evitare di tramare nell'ombra.
Anche perchè la storia ci insegna che di profeti, predicatori, congiuranti ed eroi sono piene le fosse. Esca una volta per tutte dal PD e si proponga come alternativa moderata.
Se ne ha la forza ed il coraggio.
Oppure smetta di criticare e contribuisca in modo propositivo allo sviluppo politico del PD.
Certo che la politica italiana ci offre certe candidature in sede di approccio alle primarie.
RispondiEliminaVe l'immaginate uno scontro tra cdx e csx capitanati da quei due giganti dell'ego (e nani della politica) che sono la Santanchè e Renzi?
Ciao
Paolo