No,
dico: vogliamo provare a prendere sul serio Berlusconi quando chiede
il sistema semipresidenziale alla francese?
Se
sì, bisogna rispondere innanzitutto ad alcune domande:
- sistema elettorale per l’elezione del Presidente: turno unico o doppio turno con ballottaggio? Elezione diretta come in Francia o elezione di grandi elettori come negli Stati Uniti?
- durata del mandato: quattro anni, cinque, sette?
- attribuzioni del Presidente della Repubblica relativamente ai rapporti con il Parlamento: iniziativa di legge, promulgazione delle leggi, potere di rinvio al Parlamento, proposta di referendum su disegni di legge ritenuti particolarmente importanti, scioglimento del Parlamento e così via.
- attribuzioni del Presidente della Repubblica relativamente al consiglio dei ministri: poteri di nomina delle varie cariche non ministeriali, poteri del presidente del Consiglio dei ministri e così via.
- rapporti tra Governo e Parlamento: se si passa al sistema presidenziale, la separazione dei poteri deve essere più marcata e quindi i ministri possono essere membri del Parlamento oppure no? Se no, quali sono le incompatibilità una volta terminato il mandato governativo? Viene introdotta, come in Francia, la riserva di legge?
- rapporti tra Presidente della Repubblica e Magistratura.
Così,
a naso, devono essere abrogati e riscritti completamente – come
minimo e mi tengo molto basso – ventisei articoli della
Costituzione (l’art. 64 co. 3, gli artt. 70-81, 83-90, 92-96), e
modificati altri cinque (il 99, il 100, il 104, il 134 e il 135).
Poiché:
- ogni legge di revisione costituzionale ha bisogno di due successive deliberazioni a intervallo non minore di tre mesi e a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione;
- oltre alle norme costituzionali dovranno essere emanate anche tutta una serie di norme di attuazione (per esempio, per l’elezione stessa del presidente: sistema elettorale, suddivisione dei collegi, regolamentazione...);
la
domanda sorge spontanea: se Berlusconi quando ha avanzato la sua
proposta era davvero convinto di quel che stava dicendo, qualcuno
l’ha avvertito che tutto ‘sto lavoro andrebbe fatto
entro i dieci mesi (conteggiando pure agosto) che mancano alla
scadenza della legislatura e del mandato dell’attuale Capo dello
Stato?
EDIT: ringrazio Philip Michael Santore per aver linkato la proposta berlusconiana, che conferma quanto le domande che io ho posto non sono state affrontate se non in minima parte: quel che ne verrebbe fuori non sarebbe il semipresidenzialismo alla francese, ma soltanto l'elezione diretta di un presidente della Repubblica che andrebbe a presiedere le riunioni del Consiglio dei ministri. Un pasticcio epocale, di quelli che si potrebbe provare nostalgia per gli altri pasticci epocali combinati fino ad oggi dalla premiata ditta Berlusconi & c.
EDIT: ringrazio Philip Michael Santore per aver linkato la proposta berlusconiana, che conferma quanto le domande che io ho posto non sono state affrontate se non in minima parte: quel che ne verrebbe fuori non sarebbe il semipresidenzialismo alla francese, ma soltanto l'elezione diretta di un presidente della Repubblica che andrebbe a presiedere le riunioni del Consiglio dei ministri. Un pasticcio epocale, di quelli che si potrebbe provare nostalgia per gli altri pasticci epocali combinati fino ad oggi dalla premiata ditta Berlusconi & c.
ti ho preso a pretesto per un post
RispondiEliminaMi pare ovvio che sia l'ennesima boutade populista di cui viene farcita la politica italiana da diciassette anni a questa parte.
RispondiEliminaUn bello slogan e via, non conta se è improponibile ed irrealizzabile... Tanto la gente che ci crede la trovano... E tanta.
Vero S & B (ma anche T) ?
---Alex
"bisogna rispondere innanzitutto ad alcune domande"
RispondiEliminaBasta che tu legga il testo della proposta di legge e avrai tutte le risposte
"Così, a naso, devono essere abrogati e riscritti completamente – come minimo e mi tengo molto basso – ventisei articoli della Costituzione (...) e modificati altri cinque"
Solo undici articoli verrebbero modificati
"tutto ‘sto lavoro andrebbe fatto entro i dieci mesi"
La Costituzione tutta fu approvata in diciotto mesi; non vedo perché dieci non basterebbero per approvare un legge costituzionale di sette articoli che io sono stato capace di leggere in meno di dieci minuti.
A mio avviso il PD dovrebbe dire se è favorevole o contrario al merito della proposta invece di frapporre schermaglie, sofismi e obiezioni procedurali.
Philip,
RispondiElimina1. appunto, la proposta del PdL risponde solamente ad alcune delle domande che io ho posto, non a tutte. Lascia sul terreno tutta la partita delle attribuzioni del Parlamento, dei rapporti tra governo e parlamento, tra esecutivo e magistratura. Un pasticcio epocale. Come puoi introdurre una riforma che preveda che il presidente della repubblica presiede le riunioni del consiglio dei ministri senza al tempo stesso dettagliare i poteri del governo, del presidente e le attribuzioni del potere legislativo? lasciare questi vuoti normativi sarebbe la via più breve al populismo più deteriore.
2. cambia undici articoli perché appunto non tratta tutta una serie di questioni che invece sarebbe obbligatorio trattare per evitare il pasticcio epocale di cui sopra.
3. hai una pur vaga idea di come lavorò l'assemblea costituente? direi di no, altrimenti non proporresti simile paragone.
1. Criticare il merito di una proposta è più che legittimo. Dire niet a prescindere, come ha fatto Bersani, o scrivere "vogliamo provare a prendere sul serio Berlusconi" (cioè dando per scontato che la proposta non fosse seria salvo prova contraria), come hai fatto tu, o addirittura scrivere "proclami da circo", come ha fatto un commentatore a caso, lo è meno.
Elimina2. Per brevità di commento non mi metto ora a disquisire del merito. Solo due cose:
a. ritengo condivisibili le considerazioni contenute nel preambolo della proposta di legge,
b. benché a me il sistema politico francese non piaccia, questa proposta ha un merito: risolve alla radice il problema della figura del presidente della repubblica, che sulla carta avrebbe dovuto essere super partes come un monarca, ma che nella pratica usa il suo potere discrezionale pro domo sua (nel senso della sua parte politica).
Un dibattito onesto dovrebbe iniziare da lì.
3. So come lavorò l'assemblea costituente, e proprio in virtù di ciò ribadisco il paragone.
@ Philip
Eliminala proposta che tu hai linkato NON risolve alla radice il problema della figura del presidente della repubblica, anzi: aumenta il caos. perché, per es., non prevedendo una norma come l'art. 34 costituzione francese, non distingue tra quali sono le materie di competenza del parlamento e quali del potere esecutivo e con ciò creando conflitti di attribuzione e competenze.
se sai come lavorò l'assemblea costituente non mi spiego per quale motivo dici che un progetto così complesso possa essere approvato in pochi mesi.
Non capisco quale caos tu paventi. Il nostro ordinamento già contiene una normativa equivalente che separa la competenza normativa dell'esecutivo da quella del legislativo: da un lato le varie riserve di legge stabilite dalla Costituzione, dall'altro le Disposizioni sulla legge in generale contenute all'inizio del codice civile.
EliminaLa riforma proposta è una legge relativamente semplice. Se il PD l'accettasse ci sarebbe tutto il tempo per votarla e farla entrare in vigore. Come dicono gli americani where there is a will there are ways.
philip,
Eliminasenza offesa, eh, ma ripassati il diritto costituzionale prima di sparare cazzate....
Ok, mi fai un esempio del caos che avverrebbe?
Eliminasi, si....volere è potere!
Eliminatutte le promesse disattese son li a dimostrare proprio a carico dell'ex-PDC che tra il dire e il fare.... tutte le svolte epocali che doveva imprimere al Paese, per non parlare delle genialate come i vari piani-casa che dovevano fare da volano e le frustate all'economia come la revisione dell'art. 41, son rimaste lettera morta, NONOSTANTE LA MAGGIORANZA DI GOVERNO piu' importante (per numeri rispetto all'opposizione)della storia repubblicana.
Eggià, ma c'era sempre qualche affaruccio privato di cui trattare che era piu' urgente, dalle intercettazioni ai processi brevi, nel disinteresse totale per il problema della perdita dei posti di lavoro o della vita delle aziende stritolate dalla burocrazia (non per niente han messo Bossi e Calderoli alle Riforme & Semplificazione).
Ma la vera domanda è: E' più ridicolo il presidente-burlesque quando fa questi proclami da circo o la gente come Santore che crede ancora a queste televendite? Ma veramente 20 anni non hanno insegnato nulla?
RispondiEliminaBoh...sgomento totale
Davide
mah, sul fatto che la riforma non si possa tecnicamente fare in 10 mesi ho i miei dubbi. resta che bisognerebbe rispondere nel merito. a me non sembra una cattiva idea, con tutta la diffidenza che posso avere verso le proposte del berlusca
RispondiEliminaenrico,
Eliminase la proposta è quella linkata da philip, mi sembra di aver risposto anche nel merito.
@ Philip
RispondiEliminaL'art. 34 della costituzione francese prevede che la legge stabilisce le norme riguardanti una serie di questioni: segue elenco. tutto il resto sono regolamenti e ordinanze governative (art. 37) e se nel corso dell'iter legislativo risulta che una proposta o un emendamento riguardano una materia non riservata alla legge il presidente della camera può opporre l'irricevibilità.
facciamo dunque l'esempio che in italia si introduca il semipresidenzialismo ignorando tutta la parte riguardante i rapporti tra parlamento e governo (come succederebbe con la proposta calderisi).
mettiamo il caso che il parlamento faccia una legge che dimezza i contributi pubblici ai partiti.
il presidente della repubblica dice: signori, io sono stato eletto dal popolo sulla base di un programma che chiede non il dimezzamento, ma l'abolizione totale dei contributi pubblici ai partiti.
ecco qua un bel conflitto istituzionale tra due organi entrambi a legittimazione popolare (parlamento e presidente della repubblica) e tutto perché si è pensato solamente a eleggere un presidente senza pensare a tutto il resto.
ho fatto un esempio piccolino su una questione secondaria (per es., la costituzione francese riserva alla legge la decisione sulla moneta), ma quanti altri avrei potuto farne?
pensa al csm, oggi presieduto dal capo dello stato: e un domani che sarà eletto dal popolo?
ripeto: pasticci in serie. e tutto perché ci si è fermati alla superficie. e ti ho fatto solamente due esempi. ma potrei continuare: pensa soltanto al fatto che il semipresidenzialismo è un sistema bicefalo, perché il presidente viene eletto dal popolo, ma il governo deve godere la fiducia delle camere (a proposito: nella proposta calderisi si introduce, analogamente alla francia, la figura del primo ministro al posto del presidente del consiglio... competenze nuove? boh!).
"mettiamo il caso che"
EliminaSemplice: il presidente della repubblica potrà rinviare la legge alle camere per una seconda deliberazione. Se il parlamento procede a rivotarla il presidente potrà sciogliere le camere. E se il nuovo parlamento la rivota il presidente dovrà fare buon viso a cattivo gioco, dato che gli elettori hanno dato ragione al parlamento. Come avviene in qualsiasi repubblica (semi)presidenziale: del resto anche in Francia può succedere che il presidente sia in conflitto col parlamento. È successo e teoricamente succederà se la destra dovesse vincere le prossime elezioni. Succede negli USA dove Obama da due anni non ha più la maggioranza in parlamento. Stando alle tue obiezioni Obama è stato eletto in base ad un programma che prevede la riforma sanitaria e ora il nuovo congresso gliela sta facendo a pezzi: "ecco qua un bel conflitto istituzionale tra due organi entrambi a legittimazione popolare".
Se non vuoi questo tipo di situazioni non devi eleggere direttamente né il presidente, né il governo, ma optare per un sistema completamente parlamentare.
Però c'è un problema, nel nostro sistema parlamentare. Ti incollo quello che ha efficacemente scritto recentemente il tuo amico Christian Rocca:
I presidenti italiani pongono veti sui ministri, possono addirittura promuovere ribaltamenti dei risultati elettorali o governi d’emergenza del tutto privi di legittimità popolare, ma sempre nel pieno rispetto della lettera e dello spirito della Costituzione e nonostante le mini riforme politiche degli anni Novanta ci avessero convinto che spetta agli elettori scegliere direttamente il Governo e il premier. In realtà non è vero che il presidente della Repubblica italiana non abbia poteri. Semmai non esiste da nessuna altra parte che un presidente non eletto dal popolo abbia la quantità e la qualità dei poteri politici a disposizione del Quirinale. Il capo dello Stato è titolare dei due strumenti politici fondamentali in qualsiasi sistema democratico: spetta a lui sciogliere le Camere e a lui nominare il presidente del Consiglio, anche non tenendo conto del risultato delle urne.
Il nostro capo dello Stato ha il potere di convocare il Parlamento in seduta straordinaria e di indirizzare il dibattito politico inviando messaggi formali. Il capo dello Stato, se gli garba, può rimandare alle Camere una legge approvata dai rappresentanti del popolo. I disegni di legge del Governo devono essere autorizzati dal presidente, il quale è anche il capo delle Forze armate e presiede il Consiglio supremo di difesa, cioè è titolare di uno degli strumenti più importanti di politica estera, oltre che di sicurezza nazionale. In quella sede, e con questi poteri, Carlo Azeglio Ciampi ha impedito al governo Berlusconi di partecipare all’intervento militare in Iraq, al contrario di quanto fece Scalfaro con il governo D’Alema ai tempi del Kosovo. Il presidente nomina cinque senatori a vita con cui può cambiare la maggioranza al Senato. Può sciogliere i consigli regionali, presiede l’organo di autogoverno della magistratura, nomina un terzo dei giudici costituzionali e può annullare reato e pena con la grazia. Sono poteri pienamente politici che sarebbe meglio fossero esercitati alla luce del sole, in modo moderno da un vero leader politico.
Ecco, questa riforma risolve il problema del presidente della repubblica. Perché il bel conflitto istituzionale già avviene oggi, con l'aggravante che uno dei due organi non ha la legittimazione popolare e in virtù di ciò ha ampi margini per fare quel che gli pare, senza rispondere a nessun'altro che il padreterno.
philip
Eliminasu quello che dici tu: la tua può essere una (e sottolineo: "una") soluzione (semplicistica, a dire il vero, e non risolutiva). ma capisci che nel progetto calderisi non c'è? quindi, si torna al concetto di cui parlavo: non basta dire "semipresidenzialismo" e, soprattutto, se la vuoi fare devi prevedere tempi più lunghi per farla a modo.
su quel che scrive christian rocca: innanzitutto chi lo dice che soltanto in italia il capo dello stato non eletto direttamente dal popolo ha tutte quelle funzioni? si è dimenticato di leggere la costituzione spagnola, per es., dove il re ha addirittura il potere di sanzionare (oltre che promulgare) una legge. ma anche la legge fondamentale tedesca attribuisce poteri interessanti al capo dello stato.
in secondo luogo, "spetta a lui sciogliere le camere e a lui nominare il presidente del consiglio, anche non tenendo conto del risultato delle urne". rocca dimentica innanzitutto che il presidente non scioglie le camere come e quando gli aggrada (come, ad es., il premier inglese), ma soltanto se non c'è più una maggioranza politica in grado di esser tale; e dimentica anche (ma non mi stupisce, visto per chi parteggia politicamente) che quella italiana è una democrazia rappresentativa e una forma di governo parlamentare. la "maggioranza che esce dalle urne" è la maggioranza che si forma in parlamento e che sostiene un governo.
La mia è una mera previsione di ciò che potrebbe accadere nel caso che mi hai prospettato secondo le regole che vigerebbero. Dunque nel progetto Calderisi c'è.
EliminaÈ ovvio che qualsiasi sistema che preveda l'elezione separata di presidente e parlamento possa generare un conflitto fra i due, e pensare di prevenirlo ripartendo le competenze è pura illusione.
Così come è pura illusione pensare di prevenire i dissidi di una coppia stipulando un dettagliato contratto prematrimoniale...
Esempio concreto: se la destra dovesse vincere le prossime elezioni legislative in Francia, non c'è art.34 che tenga: sarebbe caos istituzionale, come è già avvenuto due volte in passato.
Se non vuoi rischiare quel "caos" dì che sei contrario all'elezione diretta del presidente. Se non vuoi rischiare il divorzio, resta single.
Hai citato tre ottimi sistemi parlamentari. L'Italia può restare parlamentare come loro. Ma in quei paesi il capo dello stato è super partes. Da noi no.
In quei paesi chi vince le elezioni non deve poi "lottare" col capo dello stato per governare. La sinistra sa cosa significa avere un avversario al Quirinale: Cossiga. E sa cosa significa invece averci avuto tre alleati quando al governo c'era Berlusconi. Quindi per favore non facciamo finta che il problema non esista.
E la sinistra sa anche cosa significa avere un esecutivo debole.
Dopo di che Berlusconi non ha detto che la proposta è blindata, prendere o lasciare: se il PD la vuole emendare che lo faccia. Nulla che non possa essere fatto in pochi giorni, se c'è la volontà di farlo.
Philip,
Eliminail tuo problema sai qual è? che sei troppo presuntuoso e saccente per renderti conto di quante cazzate scrivi e di quanto, talvolta, esse siano imbarazzanti.
dunque, secondo te la tua proposta (il presidente della repubblica scioglie le camere se queste approvano una legge che lui aveva rinviato anziché firmarla) si inserirebbe "secondo le regole che vigerebbero". allora, ti informo che l'articolo 74 co. 2 della Costituzione prevede che il presidente DEVE promulgare e NON PUO' sciogliere le camere. per percorrere la strada che tu indichi bisogna modificare l'art. 74 cost.
quanto ai conflitti di attribuzione e competenze tra poteri: non si chiede di prevenire OGNI conflitto, ma di prevenire E gestire nel caso ci siano controversie. la costituzione francese è molto dettagliata e articolata in proposito (e di recente migliorata per inserire nuovi pesi e contrappesi).
infine, ti informo che quando in francia c'è stata la coabitazione magari c'è stato un dibattito politico più infuocato, ma nessun caos istituzionale: e questo grazie anche al fatto che il legislatore francese - a differenza tua e di calderisi - era stato previdente e lungimirante.
Caro NUCS, avevo scritto:
Elimina"Se il parlamento procede a rivotarla", intendendo che prima che il procedimento si concluda il presidente avrebbe tutto il tempo di sciogliere le camere. A iter concluso è ovvio che il presidente la debba promulgare.
"quando in francia c'è stata la coabitazione magari c'è stato un dibattito politico più infuocato, ma nessun caos istituzionale"
Allora devi precisare cosa intendi per "caos istituzionale". Mi hai fatto l'esempio di un contrasto fra parlamento e presidente su di una scelta. Anche quello lo possiamo chiamare "un dibattito politico più infuocato", senza bisogno di definirlo "caos istituzionale".
Perché a livello giuridico il finanziamento ai partiti è regolato da una legge, ergo è materia di competenza del parlamento, senza bisogno d'inserire un art.34 nella costituzione. Dunque ogni scelta in materia deve essere fatta dal parlamento.
Se un presidente fa una promessa in materia, detta promessa è da intendersi nel senso "io candidato presidente, in quanto leader politico della futura maggioranza parlamentare, ordinerò alla mia parte politica di abolire il finanziamento ai partiti".
Ma formalmente non ci sarà nessun caos istituzionale, dato che in materia il parlamento è sovrano.
philip
Elimina1. guarda che, sotto il profilo costituzionale, non cambia niente: il presidente, a ordinamento vigente, non può sciogliere le camere per un motivo come quello che supponi tu. ma perché non ammetti di aver scritto una cazzata invece di arrampicarti sugli specchi in questa maniera?
2. caos istituzionale è caos istituzionale. per es., come ho riportato nell'esempio fatto precedentemente, il presidente vuole una certa cosa e il parlamento un'altra ognuno invocando le proprie prerogative. visto che abbiamo citato l'art. 34: l'art. 34 cost. francese dice, per es., che è la legge e non un regolamento o un'ordinanza a stabilire la normativa sull'emissione di moneta. quindi (la butto là grossa proprio per far capire il concetto) se il presidente vuole uscire dall'euro ha bisogno di passare dall'approvazione del parlamento. per quanto riguarda invece il finanziamento dei partiti, siccome l'art. 34 non lo ricomprende tra quelli che devono essere normati da legge, esso DOVRA' (non: "POTRA'", bensì "dovrà"!) essere normato da regolamento o ordinanza, ossia dal governo. più chiaro ora il concetto? la costituzione francese è molto stringente su questi aspetti, specifica bene cosa deve fare il legislativo e cosa l'esecutivo e se non fosse chiaro, quando ci sono conflitti di attribuzione e competenze, spiega bene anche come procedere per risolverli. tutte cose che calderisi nella sua proposta tralascia, perché l'importante nella proposta calderisi non è che il sistema funzioni, ma che il presidente della repubblica venga eletto dal popolo e poi, una volta in carica, chi se ne importa.
"a ordinamento vigente, non può sciogliere le camere per un motivo come quello che supponi tu"
EliminaLa costituzione vigente non pone né limiti né vincoli ai motivi che possono indurre il presidente a sciogliere le camere. Che non è tenuto a motivare le sue decisioni. Il parere dei presidenti delle camere non è vincolante. So che in dottrina quest'opinione non è condivisa, ma resta il fatto che se il presidente domani volesse sciogliere le camere nulla glielo potrebbe impedire. Questo a costituzione vigente. Un domani con un presidente eletto dal popolo e con la modifica dell'art.88 del progetto Calderisi tale facoltà resterebbe in capo al presidente, che in più avrebbe la forza politica di farlo (la qual cosa è quello che di fatto gli impedisce di farlo oggi, non le norme costituzionali).
"ognuno invocando le proprie prerogative"
Fare le leggi è prerogativa esclusiva del parlamento, e lo sarebbe anche a riforma approvata.
"l'art. 34 cost. francese dice, per es., che è la legge e non un regolamento o un'ordinanza a stabilire"
Mi spieghi come un'ordinanza, un regolamento, potrebbe modificare una legge vigente come quella sul finanziamento ai partiti (in Italia)? Essa sarebbe ricorribile al TAR che l'annullerebbe. Nel nostro ordinamento le leggi del parlamento sono sovraordinate rispetti ai regolamenti governativi.
"quando ci sono conflitti di attribuzione e competenze, spiega bene anche come procedere per risolverli"
Come detto, il nostro ordinamento già contiene una normativa equivalente che separa la competenza normativa dell'esecutivo da quella del legislativo: da un lato le varie riserve di legge stabilite dalla Costituzione, dall'altro le Disposizioni sulla legge in generale contenute all'inizio del codice civile.
philip,
Eliminate l'ho già detto e te lo ripeto: studia prima di commentare, non ti accorgi che stai scazzando e pure assai.
'presuntuoso, saccente, scrivo cazzate imbarazzanti e mi devo ripassare (o studiare) il diritto costituzionale'.
EliminaSarà, però IMHO tu, dando questi giudizi trancianti, anche personali, ma senza argomentarli, non sei da meno. E a causa di ciò, come non hai convinto me, probabilmente non hai convinto altri che ti hanno letto.
Per esempio, semplice semplice: ho scritto che se il presidente domani volesse sciogliere le camere nulla glielo potrebbe impedire.
Prova ad argomentare il contrario. Magari mi convinci.
philip,
Eliminad'accordo.
1. la costituzione vigente pone vincoli e limiti allo scioglimento delle camere. norma costituzionale, lavori preparatori in assemblea costituente, prassi e dottrina vanno in questa direzione. lo scioglimento è subordinato al consenso della maggioranza del parlamento e le circostanze che giustificano uno scioglimento anticipato delle camere sono perlopiù un voto di sfiducia, l'impossibilità di formare una maggioranza, l'autoscioglimento perché così decidono le forze politiche, una paralisi istituzionale dovuta a contrasti tra le due camere, mutamento sostanziale della situazione politica (un referendum, un voto anche amministrativo) di cui prendono comunque atto anche un po' tutte le forze politiche.
prova a dire a un giurista che il presidente può sciogliere le camere quando vuole, magari perché (come avevi detto tu) il parlamento gli risottopone un progetto di legge che lui non aveva firmato in prima battuta...
2. come scritto in precedenza, nell'ordinamento francese ci sono una serie di questioni che possono essere disciplinate solamente per legge. ad esempio, la nazionalizzazione di un'impresa o la creazione di un ente pubblico. poi, la legge può nascere per iniziativa del governo o di un parlamentare, ma deve essere votata dal parlamento. tutto quello che non è espressamente previsto dall'art. 34 della costituzione come normato per legge, deve essere normato come regolamento o ordinanza, ossia dal governo. in italia non c'è questa distinzione: in teoria, la nazionalizzazione di un'impresa o la creazione di un ente pubblico può essere fatta per legge ordinaria, per decreto legislativo, per decreto legge (che poi sarà trasformato in legge, certo, ma intanto è un decreto). è come dire: tu parlamento ti occupi di queste materie e basta; tu governo di queste e se vuoi occuparti anche delle altre puoi farlo, ma sappi che ci dovrà essere il voto del parlamento.
rimanendo all'esempio fatto in precedenza, il parlamento francese non legifererebbe sul finanziamento pubblico dei partiti, ma sarebbe competenza del governo. ecco, valla a dire e a fare in italia una cosa del genere, con l'ordinamento attuale.
questa rigida disciplina dell'iter di formazione di una legge previene parecchio del caos che si potrebbe avere con due organi a legittimazione popolare come presidente della repubblica e parlamento.
3. se napolitano domani volesse sciogliere le camere dovrebbe sentire, per costituzione, i presidenti delle camere. se questi gli dicono di no, può anche fare di testa sua, ma ci devono essere delle condizioni come quelle ricordate al punto 1. trovami un giurista, uno solo, che consideri il presidente come in grado, con lo scioglimento, di portare avanti una sua personale politica. ti ricordo che l'atto di scioglimento delle camere va comunque controfirmato.
"prova a dire a un giurista che il presidente può sciogliere le camere quando vuole"
EliminaCome certamente sai, l'art. 88 della Costituzione non esplicita che debbano sussistere le condizioni di fatto che hai citato affinché il Presidente decida di sciogliere le camere. Puoi desumerle da un'interpretazione sistematica della carta? Certo, ma puoi anche non desumerle: ognuno è libero di interpretarla come crede. La dottrina non è univoca, il significato lessicale invece sì.
Di Cossiga, che era anche professore di diritto costituzionale, da Presidente della Repubblica fu richiesta la messo in stato d'accusa per:
h) la rivendicazione di un potere esclusivo di scioglimento delle Camere e la sua continua minaccia;
Il comitato parlamentare ritenne tutte le accuse manifestamente infondate, come si legge negli atti parlamentari del 12 maggio 1993.
La Procura di Roma richiese l'archiviazione a favore di Cossiga il 3 febbraio 1992 e l'8 luglio 1994 la richiesta fu accolta dal tribunale dei ministri.
Questo ad oggi è l'unico precedente che abbiamo. E va nel senso da me indicato.
Andiamo oltre: un decreto di scioglimento delle camere non è un atto motivato. Leggere per credere. Se non è motivato, ne consegue che il presidente non deve rendere conto dei motivi che gli passavano per la testa quando lo ha emesso e che non vi è un organo terzo deputato a statuire sulla congruità di detti motivi.
E se il governo non controfirma? Il governo ha l'obbligo di controfirmare gli atti del presidente della repubblica. Se non lo fa si va sul penale. Oppure al caos istituzionale. Ma a quel punto non ha più senso discettare di regole.
Riguardo al punto 2 la regola in Italia è così: il governo, mediante norme secondarie, può fare tutto quello che la legge (e la costituzione) non gli impedisce. Il sistema limita il potere del governo così come limiterebbe domani il potere del governo diretto dal presidente della repubblica eletto dal popolo. Se venisse messo un equivalente dell'art. 34 francese non verrebbe riempito un vuoto giuridico, ma verrebbe emendato il sistema attuale. Forse in meglio, perché no? Ma non è che l'elezione diretta del presidente equivalga a un potere giuridico di modificare per via normativa secondaria le norme primarie vigenti.
Philip,
Eliminama cosa c'entra cossiga?
ma chi ha mai detto che l'atto di scioglimento è motivato?
la carta può essere interpretata come ti pare? certo. ma sempre rimanendo nei paletti fissati: testo, lavori preparatori, giurisprudenza, dottrina, prassi.
la dottrina è UNANIME nel ritenere che lo scioglimento NON possa essere un atto con il quale un presidente possa imporre una sua politica personale.
la dottrina è divisa invece tra chi dice che il presidente ha un ruolo prevalente nello scioglimento, ma la controfirma in tal caso - vista la natura dei poteri del presidente - ha una funzione di merito (e quindi va ben oltre la pura formalità, come dici tu) e chi invece dice che lo scioglimento dovrebbe essere subordinato al consenso del governo o sua iniziativa.
in nessun caso - ripeto: in nessun caso - si ritiene che il presidente possa sciogliere così, tanto per, magari perché il parlamento rivota una norma che il presidente non aveva votato.
la prassi va casomai nel senso inverso, ossia quella di presidenti che cercano di NON sciogliere e va nella direzione che sono SEMPRE state le forze politiche a optare per lo scioglimento anticipato.
quanto ai lavori preparatori, anche qui si va in questa direzione: lo scioglimento NON PUO' essere un atto con il quale il presidente porta avanti una sua politica.
quanto alla questione sistema francese / sistema italiano: ho forse scritto che ci sarebbe un vuoto legislativo? no, ho scritto che ci sarebbe un caos, perché due poteri a legittimazione popolare potrebbero reclamare le stesse competenze e attribuzioni.
Come aggirare l'ostacolo ed impedire al Governo di attuare le riforme necessarie, restando per sempre "responsabili"? Inventarsi un mattino il sistema semipresidenziale alla francese!
RispondiEliminaRagioniamoci pure nel merito, ma intanto sarebbe bello se questo non fermasse la riforma elettorale (e, soprattutto, se questa restituisse rappresentatività è possibilità di rinnovamento al sistema politico italiano).
RispondiEliminaCiao
Paolo