domenica 27 maggio 2012

Sul semipresidenzialismo e su altri modelli costituzionali

Non sono contrario a prescindere al semipresidenzialismo alla francese. Nemmeno sono favorevole ad esso a prescindere. Diciamo che sono laico su quel modello, come sugli altri, e spiego perché.
Non esiste la forma di governo perfetta, così come non esiste la legge elettorale perfetta. La Germania ha una forma di governo parlamentare e una legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento, la Francia ha una forma di governo a metà tra il parlamentare e il presidenziale e una legge elettorale maggioritaria a doppio turno, il Regno Unito ha una forma di governo parlamentare e un maggioritario puro e gli Stati Uniti una forma di governo presidenziale e un maggioritario puro. Quattro Paesi, tre forme di governo differenti, tre sistemi elettorali diversi. Eppure sono quattro Paesi che spesso indichiamo tutti come buoni esempi, in cui chi vince le elezioni può governare per un’intera legislatura e c’è stabilità istituzionale. Questo significa che forma di governo e sistema elettorale incidono sì, ma fino a un certo punto. La vera differenza la fanno altri dispositivi costituzionali o una certa prassi nei rapporti politici.
In Italia spesso il dibattito si concentra sul modello – il tedesco, il francese, lo spagnolo, l’ungherese – e, quel che è peggio, sulla superficie di quel modello.
In linea teorica, se il problema italiano è quello della governabilità e della stabilità basterebbe poco per risolverlo.
Faccio un esempio prendendo a pretesto una delle legislature più controverse, quella del 2006-2008.
Mettiamo il caso che in quel periodo fosse stato vigente l’istituto della sfiducia costruttiva. Ossia, quel meccanismo in base al quale per sfiduciare il governo il Parlamento deve contemporaneamente formare un’altra maggioranza o indicare un altro esecutivo. Per introdurlo sarebbe stato sufficiente modificare tre commi all’articolo 94 della Costituzione. Molto probabilmente – pure con il porcellum, anzi: soprattutto con il porcellum, visto che in Italia il Governo deve avere la fiducia di due Camere – la storia della legislatura 2006-2008 sarebbe stata parecchio diversa. Perché l’ultimo dei senatori eletti in capo al mondo non avrebbe avuto il potere di ricatto, perché non avremmo vissuto uno psicodramma governativo ogni volta che Turigliatto annunciava voto contrario al rifinanziamento delle missioni all’estero, perché Willer Bordon e Lamberto Dini ci avrebbero pensato dieci volte prima di cambiare schieramento. E’ possibile che ora non staremmo a leggere editoriali in cui Travaglio rinfaccia al PD di non aver legiferato sul conflitto d’interessi (e se li scrivesse, lo farebbe a ragione) e forse con la spending review saremmo partiti due o tre anni prima.
Ma, anche senza sfiducia costruttiva, quella legislatura avrebbe potuto essere diversa semplicemente con una legge maggioritaria a doppio turno (senza scorpori, senza coalizioni forzate e senza meccanismi che annacquano tale sistema elettorale), ossia evitando di toccare anche un solo comma della Costituzione. In quel caso, infatti, difficilmente uno come Turigliatto sarebbe entrato in Parlamento, mentre chi cambiò schieramento in corso d’opera forse ci avrebbe pensato non dieci, ma cento volte prima di attuarlo sapendo che poi – per essere rieletto – avrebbe dovuto sottoporsi al giudizio degli elettori.
Tuttavia, in entrambi i casi – doppio turno e sfiducia costruttiva – ho usato il condizionale. Perché poi vai a sapere te come si evolve il quadro politico, la contrapposizione in Parlamento, l’evoluzione di uno o più partiti.
Quel che è bene sapere è che non soltanto non esiste il modello perfetto (altrimenti, lo avrebbero adottato tutti), ma il segreto del funzionamento di un sistema istituzionale spesso si nasconde nei dettagli, nelle modalità di attuazione di un sistema: ossia, proprio quello che nel dibattito politico-giornalistico italiano viene spesso ignorato. Il tanto decantato sistema francese è stato modificato dopo cinquant’anni perché c’era qualcosa che non tornava e ancora oggi da quelle parti si chiedono se non sia il caso di modificarlo ulteriormente.

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