venerdì 8 giugno 2012

Chiedo troppo?

Saranno primarie aperte, dunque.
Nell’attesa di saperne di più, dico subito che voterò per chi soddisferà meglio – o se vogliamo: si allontanerà meno da – i seguenti requisiti:
  • programma chiaro e convincente: se mi dice “faremo una campagna sul merito” e “daremo spazio al talento” non mi basta, voglio sapere – se possibile – come intende valorizzare merito e talento, perché ho diritto a sapere quali sono le idee di chi andrò a sostenere e mi piacerebbe che esse fossero meno distanti possibile dalle mie;
  • idee precise su eventuali alleanze: chi mi dice “associazioni, movimenti, liste civiche, sindaci e amministratori, singole personalità che si riconoscono nel campo democratico e progressista” è un po’ troppo fumoso per i miei gusti;
  • dimostrazione di avere uno spirito collaborativo: dire “l’alleanza l’abbiamo già fatta e vogliamo mantenerla” non dissipa i dubbi, soprattutto se chi lo afferma è stato il primo a romperla addossando, con pretesti vari, la colpa a qualcun altro soltanto perché aveva da coltivare l’orticello dello zero virgola al primo sondaggio;
  • credibilità a livello di governo: se uno deve lasciare anzitempo un incarico elettivo rompendo un patto con gli elettori che lo avevano votato affinché ricoprisse quella funzione per tot anni, già parte svantaggiato ai miei occhi.
Infine, vorrei tanto poter votare senza per questo essere iscritto di diritto a questa o a quella fazione. Vorrei poter votare contemporanamente anche per i candidati al Parlamento. Vorrei che chi ha già fatto tre mandati pieni in Parlamento stavolta rimanesse a casina sua. E vorrei che chiunque si presenti alle primarie le viva con lo spirito con le quali furono vissute a Milano un anno e mezzo fa: chi perde rinuncia a un pezzettino di amor proprio e si butta anima e corpo ad aiutare il vincitore non soltanto durante la campagna elettorale, ma pure successivamente. Francamente, quest’ultimo punto è quello che mi preoccupa di più.

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