Spero
sempre, però, che ci sia un salto di qualità. Può essere solamente
di un tipo: il programma.
Questo
vale sia che il PD ambisca a rappresentare tutti, moderati e
riformisti (qualunque cosa oggi vogliano dire queste due
definizioni), sia che punti a un’alleanza da Vendola a Casini. Un
programma chiaro, definito, che non si sottragga a trattare in
maniera inequivocabile questioni anche spinose come le missioni
internazionali di pace, i diritti civili e la riforma del mercato del
lavoro.
In
fondo, è stato deciso che saranno primarie aperte, no? Bene, tornare
indietro non si può. Primarie aperte siano. Senza sotterfugi, senza
liste o albi di elettori: più sono aperte e più legittimato e
credibile sarà il vincitore, anche nel far digerire ad eventuali
alleati posizioni inizialmente non condivise su diritti civili,
missioni internazionali e mercato del lavoro.
Aspetta e spera. Il massimo che sanno fare è una canzonetta come colonna sonora, una citazione colta, qualche slogan, poi si riempiono la bocca di belle parole che al momento opportuno si dimenticano.
RispondiEliminaInsomma fumo tanto, idee poche.
rmx
@ NUCS:
RispondiEliminala maggior parte di questi pensa che parlare di programmi significhi decidere con chi allearsi.
Che questo debba essere funzionale a fare qualcosa per il Paese gli sfugge.
Ciao
Paolo (oggi molto pessimista)
...e, per di più, trovo preoccupante che, a parte pochi elementi, l'intero PD sembra si stia perdendo a guardarsi l'ombelico delle primarie (a partire da un Civati che in questo mi sta deludendo).
RispondiEliminaPresentare un programma vuol dire per prima cosa guardarsi intorno: in questo momento quelli che vorrebbero rinnovare il partito sembtra si stiano guardando dentro.
Ciao
Paolo