giovedì 7 giugno 2012

Le carte di Berlusconi sul semipresidenzialismo

Il Popolo delle Libertà ha presentato le sue famose carte sulla riforma costituzionale semipresidenzialista. Come previsto, si tratta di un pastrocchio che non introduce il semipresidenzialismo, ma soltanto l’elezione diretta di un Capo dello Stato senza quasi disciplinare tutto il contorno. Anzi, il pastrocchio proposto è addirittura peggiore delle previsioni.
Infatti, si tratta di cinque emendamenti all’articolo 9 della proposta di legge S24.
Ora, questo articolo 9 modifica a sua volta l’articolo 94 della Costituzione introducendo un sistema alla tedesca: non sarebbe più il Governo a ricevere la fiducia, ma il presidente del Consiglio (cfr.: cancellierato); e questi potrebbe essere sfiduciato solamente indicando un nuovo capo del governo (cfr.: sfiducia costruttiva). Quindi, ci sarebbe un rafforzamento dell’esecutivo nella figura del Presidente del Consiglio dei ministri che diventerebbe davvero centrale nell’assetto istituzionale.
Gli emendamenti del PdL lasciano intatta questa situazione: quindi, cancellierato e sfiducia costruttiva. Però prevedono, al contempo, l’elezione diretta del Capo dello Stato.
Che senso ha?
Nessuno.
Si tratterebbe di un mostro giuridico-istituzionale, con un organo come il Capo dello Stato rafforzato a scapito del Capo del Governo il quale, a sua volta, sarebbe rafforzato a scapito del Parlamento. Non si capisce che senso abbia potenziare la figura del Primo ministro (nel testo illustrato ieri da Alfano, questa dizione sostituisce quella di Presidente del Consiglio) tramite la sfiducia costruttiva se poi c’è un Presidente della Repubblica eletto dal popolo che, tra le sue funzioni, presiede il Consiglio dei ministri, rappresenta l’Italia in sede internazionale ed europea e promulga le leggi senza controfirma e senza esserne responsabile giuridicamente.
Come se non bastasse, gli emendamenti del PdL non entrano nel dettaglio dei rapporti con il potere legislativo, con la magistratura, con il governo.
Quindi: a pastrocchio si aggiunge pastrocchio. Con due poteri (Parlamento e Capo dello Stato) a legittimazione popolare e un altro (il Primo ministro) che non può essere sfiduciato se al contempo non si trova un’alternativa. Cosa succede in caso di conflitto tra di essi? Boh, saperlo. In teoria, può sembrare tutto molto facile (per esempio, si fa la conta: se due poteri sono d’accordo, l’altro soccombe), nella pratica tutto può diventare quasi impossibile da gestire. Anche perché a complicare il tutto – ma a questo punto rischia di essere un dettaglio – rimarrebbe il bicameralismo perfetto e ogni legge avrebbe bisogno dell’approvazione di entrambe le Camere sul medesimo testo.
Infine, non si dice praticamente niente del sistema di pesi e contrappesi da introdurre. L’unica novità – in sé positiva e ripresa dal testo approvato in Bicamerale tre lustri fa – sarebbe una modifica all’art. 137 della Costituzione: “un quarto dei componenti di una Camera può sollevare la questione di legittimità costituzionale delle leggi approvate dal Parlamento entro trenta giorni dalla loro entrata in vigore”. Purtroppo, la proposta pidiellina non riforma l’articolo 135 della Costituzione e quindi il Presidente della Repubblica eletto dal popolo e che presiede il Consiglio dei Ministri continuerebbe a nominare un terzo dei giudici costituzionali (e un altro terzo verrebbe indicato dal Parlamento), con ciò rischiando di ridurre anche la portata del nuovo contrappeso introdotto.

Come già scritto in passato, non ho niente contro il sistema semipresidenziale. Introduciamolo pure. Basta fare le cose a modo, modificando in maniera corretta una trentina di articoli della Costituzione a seguito del profondo cambiamento del rapporto tra poteri dello Stato. Così come lo stanno pensando e, come se non bastasse, facendolo coabitare con un istituto “rafforzativo” della forma di governo parlamentare, è una roba che non ha senso.
Delle due l’una: o il semipresidenziale alla francese o il cancellierato alla tedesca.
Ma ricordiamoci che nel primo caso ci sarebbe da riscrivere un quarto di Costituzione, nel secondo basterebbe modificare un comma.

8 commenti:

  1. Attendo trepidante che PMS ci illumini sulla genialità della proposta.

    :-) :-) :-)

    Ciao

    Paolo

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  2. Qualcuno avvisi il Prof. Michele Ainis a farsi un giro qui... ne avrebbe di che complimentarsi per cotanta lucida ed articolata esposizione!

    Bravissimo NUCS, ti dovrebbero dare un premio per la migliore opera pedagogica dell'anno!

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    1. x,
      com'era il codice iban sul quale effettuare il bonifico? :-D

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  3. Premettendo che anche secondo me qualsiasi ridisegno della Costituzione debba essere complessivo, non sono d'accordo con una critica così forte.

    Primo: se governo e presidente della Repubblica sono in disaccordo, succede quello che succede in Francia: coabitazione. No problem. Come diceva Sartori nella famosa commissione, è proprio questo sistema a due teste che comunque consente di mantenere la forza del parlamento/governo nel sistema francese.

    Secondo: mi pare che nella proposta del Pdl i poteri del Presidente rimarrebbero tali e quali a quelli attuali, a parte un lievissimo aumento di coinvolgimento nella politica estera (che poi il grosso della differenza mi pare stia nei poteri di difesa ed esteri nel caso francese, oltre a quelli in stato d'emergenza e all'elezioni diretta). Un presidente direttamente eletto praticamente coi poteri formali che ha ora. Mi pare che sia il caso già esistente in Finlandia e Portogallo, mi pare, e non credo abbiano grossi problemi.

    Terzo: anche presupponendo una maggiore influenza del Presidente (che comunque non vedo nella proposta del PdL), i casi sono due. Il parlamento e Presidente sono della stessa parte politica: come avviene in Francia, sostanzialmente il Presidente "cambia" il premier; col meccanismo della sfiducia costruttiva accadrebbe la medesima cosa, perché il partito dei gialli sfiducerebbe il premier Bianchi (del partito dei gialli) per sostituirlo con l'on. Rossi (del partito dei gialli). Sostanzialmente, cambia poco. Un eventuale cambio di maggioranza, invece, sarebbe un'operazione puramente parlamentare, e in quanto tale di contrappeso sia al potere del governo, sia a quello del Presidente e dei suoi poteri (che, ripeto, comunque non mi sembrano un granché aumentati, vedi punto secondo).

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    1. corradom,
      se prendi le costituzioni della francia o dell'austria (due sistemi semipresidenziali, il secondo con un presidente con poteri "lievi") sono molto dettagliate e prevedono una serie di pesi e contrappesi che nel progetto pidiellino non si intravedono.
      per dire: in austria l'assemblea parlamentare può chiedere un referendum per mandare a casa anzitempo il presidente (e non per un discorso di impeachment: per quello sono previste altre procedure). qui avremmo un presidente inamovibile politicamente e irresponsabile giuridicamente. con un primo ministro molto forte anch'egli.
      insomma, il rischio di un caos istituzionale esiste.
      ripeto quanto ho scritto nel post. io NON sono assolutamente contrario al semipresidenzialismo, in francia ha dato buona prova di sé. ma è necessario regolamentarlo bene, altrimenti anche tu vedi nei casi da te riportati come ci possono essere delle complessità. la coabitazione, a mio avviso, non è un problema, ma proprio perché c'è una rigorosa disciplina della situazione in francia che riguarda anche il meccanismo di formazione delle leggi.

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    2. Non è una questione di presidenzialismo sì/no, su questo sono d'accordo con te. Non sono d'accordo sul resto. Prendiamo il presidente francese, togliamogli esteri/difesa/stato d'emergenza, egli è per molti versi uguale al capo dello stato italiano: presiede la magistratura, è figura garante, non ha iniziativa legislativa, nomina il governo ecc. Seppur non con estrema certezza, mi par di ricordare che nelle intenzioni di De Gaulle il presidente non dovesse addirittura nemmeno essere membro di un partito. In Francia è debolissima la sfiducia, potere tipicamente parlamentare che si applica di solito nei confronti del premier, che in Francia è di nomina presidenziale, e questo dà potere al presidente (oltre alla prassi) nei casi senza coabitazione. Come tu dici nel post, con la proposta del PdL rimarrebbe invece in vita un istituto tipico delle democrazie parlamentari (seppur nella sua versione tedesca), cosa che imho comunque farebbe assomigliare il risultato a paesi tipo Finlandia, Portogallo, o Irlanda, dove infatti hanno eletto un poeta a capo del governo. Tu dici che la proposta del Pdl sia un pastrocchio, io invece credo che sia una burla, un bluff, o roba del genere, ma nulla di pericoloso.

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  4. Non si può perdere un'occasione così, infatti D'alema sta già pensando alla bicamerale-bis.

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  5. corrado
    gli togli gli esteri al capo dello stato francese... hai detto niente! :-)
    (nella formulazione pidiellina sembrerebbe che anche il capo dello stato italiano abbia il potere di rappresentare l'italia nei consessi internazionali come il G8 e non mi pare potere da poco).
    comunque sia, diciamo che nell'idea gollista il presidente era quello che seguiva la strategia, mentre il presidente del consiglio una sorta di capo della pubblica amministrazione.
    ma si torna al discorso di prima: guardiamo le costituzioni e vediamo quanto sono dettagliate e quali contrappesi prevedono, per esempio riguardo alle responsabilità anche giuridiche del presidente.
    in finlandia, portogallo, irlanda e austria non esiste l'istituto della sfiducia costruttiva e non è un caso...

    metti che in casa hai il televisore, la lavastoviglie, la lavatrice, l'aspirapolvere, il forno elettrico e il condizionatore. tutta robina utile. ma se la tieni accesi tutti contemporaneamente e il tuo impianto elettrico non è stato concepito per supportarli tutti insieme, la conseguenza non è un gran rumore, la conseguenza è che ti si spegne tutto e sei fermo.

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