La
miopia politica della dirigenza nazionale del Partito Democratico è
tale che non sono bastati cinque anni di citazioni continue del libro
“La Casta”, non è bastato il successo elettorale del Movimento 5
Stelle, non è bastato il calo dei consensi mentre il Popolo delle
Libertà si sfracella, non è nemmeno bastato che per avere un po’
di seguito elettorale dentro quello stesso partito è sufficiente che
qualcuno non proprio sconosciuto dica “a casa Veltroni D’Alema e
compagnia”.
Niente.
Continuano
imperterriti.
La
notizia di questi giorni è in realtà una non-notizia. Ossia, pare
proprio che verrà rispettata quella regola statutaria che prevede
una deroga al vincolo dei tre mandati parlamentari per il 10% degli
eletti totali. In pratica, 30 di loro su 86.
Tempo
fa ne parlai con un’esponente della segreteria nazionale che
conosco. Lei mi rispose che questi onorevoli di antica elezione sono
bravissime persone, fanno un lavoro importantissimo, “sono tra
quelli che risolvono dubbi e casi incerti e riescono a sbrogliare
matasse complesse”. Giusto per fare due nomi: Mimmo Lucà? “Uno
dei massimi esperti di terzo settore e di politiche sociali, ha fatto
un gran lavoro, tra cui l’unico rapporto sulle politiche sociali in
Italia che ancora oggi è un’utile mappa”; Sesa Amici?
“ancora oggi una delle poche donne che lavora sul tema
rappresentanza, legge elettorale ecc.”.
Per
carità, io non discuto che si tratti di brave persone. Sono pure
consapevole che la maggior parte di coloro che se la prendono con chi
ha messo le radici in Parlamento ha in testa D’Alema Veltroni e
Bindi e non sconosciuti peones di lungo corso e di consolidati
rapporti con il proprio territorio. Ma è il concetto, è il
principio della non-inamovibilità che va salvaguardato. Senza
estremismi, come ho già avuto modo di chiarire in passato: non mi
piace il limite, magari fissato per legge (novità che potrebbe far
sorgere pure un problema di profilo costituzionale), dei due mandati
inderogabili e poi stop, perché, come in tutte le cose, ci vuole un
po’ di buonsenso. Quando però la deroga l’hai fatta per il
segretario, il suo vice, il presidente, i capigruppo e, nel caso
(oggi non attuale, ma un domani chissà), qualche ministro in carica,
io direi che è sufficiente. Vorrà dire che si troveranno altri
uomini e altre donne a occuparsi di rapporti sulle politiche sociali
e di rappresentanza.
Concludo
con una considerazione forse impopolare.
Si critica il PD perché fa le deroghe. Però è l’unico che fa le
deroghe perché, tra i partiti attualmente presenti in Parlamento, è
anche l’unico che si pone certi problemi.
È bene porsi certi problemi, ma poi occorre trovare soluzioni giuste, e non soluzioni che sono peggio dei problemi.
RispondiEliminaIl limite ai mandati è una scelta, che ha dei pro e dei contro. Esattamente come non dare nessun limite.
Lo scandalo delle pensioni facili dei parlamentari deriva anche dal fatto che certi partiti cambiavano spesso i propri parlamentari: ad Andreotti, per dire, non è mai stato rimproverato di avere preso una baby pensione!
Viceversa, se si pone due mandati come limite, stipendio da parlamentare basso, magari divieto di continuare a svolgere il proprio lavoro e zero pensione alla fine della legislatura, avremo che in parlamento ci andrà per lo più gente che ha "poco da perdere", diciamo.
Il problema è che se si è arrivati a dover ratificare un limite inderogabile, ciò è avvenuto per abusi di rendite di soluzione.
RispondiEliminaEd è vero che il PD è l'unico a porsi il problema, ma è anche uno dei pochi ad avere in organico personaggi che hanno 7 (7!) legislature sul groppone.
Neanche i Papi.
Ciao
aolo