sabato 9 giugno 2012

Poi arrabbiamoci con Bersani perché guarda all'UdC

Oggi al convegno organizzato dalla Fiom Antonio Di Pietro ha detto: “la politica in questo momento non è offesa da tutti coloro che parlano male dei partiti, ma la politica in questo momento è offesa da coloro che anche all’interno dei partiti, anche all’interno del Parlamento, fanno le spartizioni sull’AgCom, da coloro che all’interno del Parlamento votano la fiducia all’articolo 18 e così via”.  
A me che una questione di metodo (le spartizioni sull’AgCom) e una questione di merito (la fiducia all’articolo 18 – che poi non è esattamente così, ma tant’è) siano inserite nella categoria “offesa alla politica” mica lo trovo onesto.
Perché io son d’accordo che il comportamento di PD, UdC e PdL sulle autorità di garanzia è stato vergognoso, oltreché un regalo a Beppe Grillo e all’astensionismo. Ma quando si parla della riforma del mercato del lavoro si apre un altro libro: quello delle scelte comunque legittime. E il Parlamento ci sta proprio per quello: perché chi vorrebbe riformare o abrogare l’articolo 18 e chi vorrebbe mantenerlo tale e quale a ora discutano e votino.
E’ una frase rivelatrice, quella di Di Pietro. L’ennesima, a dire il vero. Mi chiedo quanto sia possibile costruire un patto di governo con uno che ragiona così, con uno che, equiparando scelte (discutibili quanto vogliamo) di metodo e scelte (discutibili quanto vogliamo) di merito, trae come conclusione logica che se non la pensi come lui fai parte delle forze del male e puoi essere delegittimato.

6 commenti:

  1. è un interessante paradosso: più grillo toglie voti a di pietro e più di pietro fa e dice le stesse cose di grillo e più grillo toglie voti a di pietro

    si rassegnassero: il loro elettorato è totalmente sovrapponibile

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  2. il 20% e oltre dei voti accreditati a Grillo non sono solo quelli di Di Pietro, giacché rispetto alle precedenti votazioni l'IDV non si è "mosso" molto in termini di percentuali.

    rmx

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  3. pure al ballottaggio di Parma mi sembra che i sedicenti moderati del P2ELLE si siano sovrapposti, resistendo alla pigrizia astensionista, pur di punire gli alleati in maggioranza al governo!

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  4. fafnertv[at]hotmail.com10 giugno 2012 17:33

    L'osservazione mi sembra sofistica: se vogliamo essere pignoli, stiamo parlando di scelte tutte legittime. Le designazioni dei membri delle Autorità di garanzia rispondono a una logica parlamentare, e come tale da rispettare formalmente: la discrezionalità politica è insindacabile. La Corte Costituzionale arriva a dire che persino le violazioni palesi dei regolamenti parlamentari non invalidano l'atto. Allo stesso modo, sono insindacabili i voti espressi sulla riforma del rapporto di lavoro.
    Uno può dire «questo mi fa schifo», ma è un'opinione politica su un provvedimento legittimo. Se politicamente due cose mi fanno schifo allo stesso modo, ho il diritto di dirlo senza sbagliare.

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  5. @ nucs:

    che l'art.18 sia un tema legittimo per la politica è sicuramente vero, ma chiedere la fiducia ed imporre dictat minacciando dimissioni ad ogni piè sospinto non è esattamente il modo migliore di fare politica.

    Quanto ad ADP, se guardo il passato, non è mai stao il problema delle coalizioni di centro sx. Lo sono stati invece centristi e cattolici integralisti, compresi quelli interni al PD.

    Ciao

    Paolo

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  6. Io invece mi chiedo come sia possibile costruire un patto con il PD.
    Guardate pure all'UDC che tanto al prossimo giro avremo un 5 stelle premier.

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