Il
senatore Luigi Li Gotti ha risposto su Twitter al mio post precedente scrivendo che “sul ddl mercato lavoro compresa modifica 18, è
stata posta fiducia con discussione troncata e emendamenti non
esaminati”.
A
mio modo di vedere, non cambia molto la questione. Anzi, proprio
niente.
La
domanda è la seguente: il ricorso frequente al voto di fiducia è qualcosa che esula dal rapporto
Governo-Parlamento, è anticostituzionale, viola qualche principio di
democrazia?
No,
assolutamente.
Il
parere della Giunta per il regolamento del Senato del 19.03.84
precisa, anzi, che “la facoltà del Governo di porre la
questione di fiducia sugli oggetti posti al voto dell’Assemblea
discende dai princìpi sui quali si fonda il rapporto
Parlamento-Governo nel nostro ordinamento costituzionale. Ciò è
confermato da una prassi che conta numerosi precedenti consolidati”.
E la Corte Costituzionale (sentenza n. 391 del 1995) ha sottolineato
che l’apposizione di questione di fiducia “sull’approvazione
o reiezione di emendamenti ad articoli di progetti di legge”
può essere qualificata come procedimento speciale disciplinato dai
regolamenti parlamentari e nel momento in cui questi vengono
rispettati non ci sono lesioni alla Costituzione.
Quanto
al principio di democrazia eventualmente violato, se si guardasse poi
ad altri ordinamenti in maniera più attenta si scoprirebbe che il
potere di emendare progetti di legge altrove è disciplinato in modo
più dettagliato, con ciò venendo anche a gestire diversamente la
richiesta di voto di fiducia da parte del Governo e a prevenire
qualche polemica di troppo. In Francia, la Costituzione – che non è
soltanto elezione diretta del Capo dello Stato – stabilisce alcuni
limiti alla possibilità di emendare progetti di legge e se il
problema è “discussione troncata e emendamenti non esaminati”
l’articolo 44 prevede che “se il Governo lo richiede,
l’assemblea investita si pronuncia con un solo voto su tutto o
parte del testo in discussione, con i soli emendamenti proposti o
accettati dal Governo”: e nessuno Oltralpe protesta che questa norma
violi le prerogative del Parlamento o sia poco democratica.
Poi
possiamo giustamente lamentare che il governo Monti ricorre troppo al
voto di fiducia (ma c’è un numero oltrepassato il quale si può
dire che si esagera?), che lo fa per ricompattare la maggioranza
(come, del resto, avvenuto nel corso della XIV e XV legislatura e
anche con l’ultimo governo Berlusconi) e non per evitare
l’ostruzionismo parlamentare (ma i 600 emendamenti alla legge sul
mercato del lavoro non mi sembrano affatto pochi), che questo non è
il modo migliore di fare politica, che un ricorso eccessivo alla
fiducia da parte di Monti era prevedibile e probabilmente addirittura
inevitabile alla luce dell’eterogeneità delle forze politiche che
sostengono l’esecutivo. Ma dire – come ha fatto Di Pietro – che
certi comportamenti offendono la politica è sbagliato
metodologicamente e concettualmente. E’ propaganda. Legittima, per
carità, ma pur sempre propaganda. Offesa è quando la Costituzione o
un principio di democrazia o anche (come nel caso di certe nomine)
soltanto di elementare buonsenso vengono violati.
Casomai,
dovremmo riflettere su come in Italia intendiamo o desideriamo il
rapporto tra Governo e Parlamento, che in altri ordinamenti è più
sbilanciato verso l’esecutivo, mentre da noi è più sbilanciato
verso l’assemblearismo.
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