lunedì 11 giugno 2012

Risposta al senatore Li Gotti (IdV)

Il senatore Luigi Li Gotti ha risposto su Twitter al mio post precedente scrivendo che “sul ddl mercato lavoro compresa modifica 18, è stata posta fiducia con discussione troncata e emendamenti non esaminati”.
A mio modo di vedere, non cambia molto la questione. Anzi, proprio niente.
La domanda è la seguente: il ricorso frequente al voto di fiducia è qualcosa che esula dal rapporto Governo-Parlamento, è anticostituzionale, viola qualche principio di democrazia?
No, assolutamente.
Il parere della Giunta per il regolamento del Senato del 19.03.84 precisa, anzi, che “la facoltà del Governo di porre la questione di fiducia sugli oggetti posti al voto dell’Assemblea discende dai princìpi sui quali si fonda il rapporto Parlamento-Governo nel nostro ordinamento costituzionale. Ciò è confermato da una prassi che conta numerosi precedenti consolidati”. E la Corte Costituzionale (sentenza n. 391 del 1995) ha sottolineato che l’apposizione di questione di fiducia “sull’approvazione o reiezione di emendamenti ad articoli di progetti di legge” può essere qualificata come procedimento speciale disciplinato dai regolamenti parlamentari e nel momento in cui questi vengono rispettati non ci sono lesioni alla Costituzione.
Quanto al principio di democrazia eventualmente violato, se si guardasse poi ad altri ordinamenti in maniera più attenta si scoprirebbe che il potere di emendare progetti di legge altrove è disciplinato in modo più dettagliato, con ciò venendo anche a gestire diversamente la richiesta di voto di fiducia da parte del Governo e a prevenire qualche polemica di troppo. In Francia, la Costituzione – che non è soltanto elezione diretta del Capo dello Stato – stabilisce alcuni limiti alla possibilità di emendare progetti di legge e se il problema è “discussione troncata e emendamenti non esaminati” l’articolo 44 prevede che “se il Governo lo richiede, l’assemblea investita si pronuncia con un solo voto su tutto o parte del testo in discussione, con i soli emendamenti proposti o accettati dal Governo”: e nessuno Oltralpe protesta che questa norma violi le prerogative del Parlamento o sia poco democratica.

Poi possiamo giustamente lamentare che il governo Monti ricorre troppo al voto di fiducia (ma c’è un numero oltrepassato il quale si può dire che si esagera?), che lo fa per ricompattare la maggioranza (come, del resto, avvenuto nel corso della XIV e XV legislatura e anche con l’ultimo governo Berlusconi) e non per evitare l’ostruzionismo parlamentare (ma i 600 emendamenti alla legge sul mercato del lavoro non mi sembrano affatto pochi), che questo non è il modo migliore di fare politica, che un ricorso eccessivo alla fiducia da parte di Monti era prevedibile e probabilmente addirittura inevitabile alla luce dell’eterogeneità delle forze politiche che sostengono l’esecutivo. Ma dire – come ha fatto Di Pietro – che certi comportamenti offendono la politica è sbagliato metodologicamente e concettualmente. E’ propaganda. Legittima, per carità, ma pur sempre propaganda. Offesa è quando la Costituzione o un principio di democrazia o anche (come nel caso di certe nomine) soltanto di elementare buonsenso vengono violati.
Casomai, dovremmo riflettere su come in Italia intendiamo o desideriamo il rapporto tra Governo e Parlamento, che in altri ordinamenti è più sbilanciato verso l’esecutivo, mentre da noi è più sbilanciato verso l’assemblearismo.

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