sabato 2 giugno 2012

Se Grillo scopre l'articolo 53 della Costituzione

Evidentemente a corto di argomenti polemici – quello sulla parata del 2 giugno ormai è esaurito – a Beppe Grillo tocca prendersela con la nazionale di calcio e con l’Imu, giudicata anticostituzionale.
Già, proprio così.
Scrive il demagogo genovese: “nella Costituzione italiana è specificato che le tasse vanno pagate in proporzione alla capacità contributiva di un cittadino subordinata ad un regime di progressione che deve tener conto della posizione sociale e dell’occupazione del contribuente. L’Imu è calcolata sulla casa senza tener conto del proprietario”.
Ora, l’articolo 53 della Costituzione, al quale Grillo fa riferimento, recita: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Partiamo con qualche cenno storico. Già il democristiano Salvatore Scoca, durante i lavori dell’Assemblea costituente, proprio a proposito dell’articolo 53 spiegò chela progressione applicata ai tributi sul reddito globale o sul patrimonio dev'esser tale da correggere le iniquità derivanti dagli altri tributi, ed in particolare da quelli sui consumi. Intanto ho accettato la più sintetica nuova formulazione del capoverso dell'emendamento concordato: «Il sistema tributario si informa al criterio della progressività»; in quanto gli attribuisco la stessa portata e lo stesso contenuto. Naturalmente, con questa enunciazione non vogliamo dire — né lo potremmo — che tutte indistintamente le imposte debbono essere progressive, perché ben sappiamo come ciò sarebbe impossibile o scientificamente errato; perché ben sappiamo che la progressione non si addice alle imposte dirette reali e può trovare solo inadeguata e indiretta applicazione nelle imposte sui consumi e nelle imposte indirette in generale. Resta tuttavia fermo che il sistema tributario nel complesso deve essere informato al principio della progressività”. Meuccio Ruini, presidente della Commissione per la Costituzione, precisò: “L'onorevole Scoca, nella sua alta competenza, ha voluto richiamare il criterio della progressività; ma ha tenuto conto che non si può applicare, come abbiamo visto, a tutti i singoli tributi; ed è ricorso alla formula che l'onere complessivo dei tributi che gravano su ogni cittadino sia progressivo. Criterio esatto; ed in sostanza equivalente all'altro, su cui poi proponenti e Commissione si sono accordati, che il complesso del sistema tributario sia informato a progressività (…) In complesso, la disposizione che ora vi leggerò, che è stata concordata dai tre proponenti sotto gli auspici della Commissione, è questa: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». È un'espressione sintetica, di stile costituzionale e non è inesatta né incompleta. La Commissione è tranquilla nell'accogliere questo emendamento che costituirà probabilmente un articolo del Titolo economico — probabilmente perché lo collocheremo dove apparirà opportuno nella revisione e nel coordinamento finale — in quanto è nella sua sostanza una disposizione democratica, e non crea difficoltà pratiche di applicazione e nessuna dubbiezza”.
La Corte costituzionale è intervenuta varie volte sulla questione. Per esempio, in riferimento al famoso sei per mille, il 4 maggio 1995 (presidente Antonio Baldassarre): “come ha avuto occasione di chiarire la stessa giurisprudenza costituzionale, il principio di progressività è da rapportare al complesso del sistema tributario e non invece a ciascun tributo, venendo così, in definitiva, a governare le imposte personali”. Dello stesso tenore, la sentenza del 20 giugno 1994 (presidente Francesco Paolo Casavola), questa riferita – guarda caso – proprio all’Ici: “tale principio si riferisce al sistema tributario nel suo complesso, dal momento che il principio stesso, se inteso come crescita dell’aliquota correlata con l’ammontare del reddito, non può che aver riguardo al rapporto diretto fra imposizione e reddito personale complessivo del contribuente”.

E’ così e c’è da farsene una ragione: ogni volta che si parla di tasse da pagare, il tribuno del popolo vede prevalere le origini genovesi e piscia fuori dal vaso.

22 commenti:

  1. Magari rileggi con più attenzione ciò che ha scritto Grillo. In particolare:

    le tasse vanno pagate in proporzione alla capacità contributiva (...) L’Imu [sulla prima casa] è calcolata sulla casa senza tener conto [della capacità contributiva] del proprietario

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    1. philip
      ai fini dell'art. 53 Cost., quello richiamato da Grillo, non cambia niente.

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    2. Se uno, in virtù del fatto che non ha i soldi in banca o sufficiente reddito, fa fatica a pagare l'IMU, è più che legittimo argomentare che detta imposta violi l'art. 53.

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    3. philip,
      neanch'io ho i soldi in banca per pagare l'iva di tante cose che sono costretto ad acquistare (il pane, l'acqua, il latte...), quindi anche l'iva è incostituzionale.
      e poi non ho soldi per pagare il canone rai, quindi anche il canone rai viola l'art. 53 (benché ci sia una sentenza della corte addirittura risalente al 1966 che dice il contrario).
      infine, come se non bastasse, non ho i soldi nemmeno per il bollo auto, quindi è incostituzionale anche il bollo auto. e la tassa sulla RcAuto? incostituzionale pure quella, non ho sufficiente reddito.

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    4. In primo luogo non è argomento corretto dire che se altre imposte sono potenzialmente incostituzionali, ciò sana la potenziale incostituzionalità dell'IMU: se la costituzione stabilisce un principio, esso va rispettato. Altrimenti si cambi la costituzione. Oppure si ammetta che la costituzione è semplicemente subordinata alla ragion di stato e la si smetta di disquisire de jure condito su cosa è costituzionale e cosa non lo è.

      In secondo luogo, nello specifico:
      - l'IVA la paghi su ciò che acquisti. Ma non sei obbligato ad acquistare. Puoi coltivare il tuo cibo se hai un giardino, oppure andare a mangiare presso un'opera di carità. Oppure, se non hai i soldi, rivolgerti ai servizi sociali. Detto questo, io in principio non sono contro né a una no-tax area sulla parte di reddito minimo, né a una tassa "negativa" (affinché tutti abbiano un minimo vitale, né a un reddito minimo di cittadinanza, né ai food stamps, né alla carta acquisti che fece il governo Berlusconi, né a una detassazione dei beni primari, tutte misure che renderebbero di fatto pari a zero l'IVA sui beni primari. Vogliamo proporre una cosa analoga per l'IMU? Non credo sia possibile: occorrerebbe abolirla e basta. Ma va comunque detto che se hai un reddito, per quanto basso possa essere, l'IVA sui beni che hai citato la puoi pagare. Quindi l'IVA la possiamo considerare legata alla capacità contributiva. Non è il caso dell'IMU.
      - canone RAI: nessuno ti obbliga ad avere radio, tv o quant'altro
      - bollo e ass. auto: nessuno ti obbliga a comprare un'auto
      La prima casa invece è un bene primario. Uno dirà: se non hai i soldi per l'IMU puoi sempre vendere o affittare casa tua. Vero, ma occorre trovare qualcuno che la compri o l'affitti. Il che può richiedere tempo. E poi dovrai trovarti un luogo dove vivere e pagarlo. E alla fine in questi casi l'IMU determina una specie d'esproprio di fatto della casa in cui vivi.
      Ma ciò che è brutto nell'ICI-IMU è che è un'imposta che prescinde dal reddito: a parità di casa posseduta paga N l'anziana pensionata a 1000 euro al mese che ha ereditato la casa come il giovane commercialista che ne guadagna 5000.

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    5. philip,
      nessuno ti obbliga a comprare una casa (e tra mangiare e avere una casa il bisogno primario è mangiare).
      infine, ti informo che pure l'iva prescinde dal reddito. il mezzo litro di latte che ho comprato a 0.73 incide molto meno sul mio reddito rispetto a quello di mio padre, ma molto di più sul mio reddito rispetto a quello di gigi buffon.

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    6. Nessuno mi obbliga a comprare una casa, ma, se una vedova pensionata (o un figlio disoccupato) in tale casa ci ha vissuto e poi l'ha ereditata, arriviamo al paradosso che per continuare a vivere a casa sua uno potrebbe dover pagare oltre la propria capacità contributiva.
      Perché appunto il punto non è la progressività ma la capacità contributiva, come ha efficacemente scritto paolie. Vuoi tassare le prime case? Ok, ma almeno rapporta l'imposta al reddito del proprietario: prima dell'ICI la casa di proprietà generava un reddito (la rendita catastale) che andava messo nella dichiarazione dell'IRPEF. Era irrisorio, ma aumentarlo fino a raggiungere il gettito dell'IMU sarebbe socialmente più giusto.

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    7. philip,
      dunque, io che vivo in affitto (ci vivo realmente, in affitto) devo destinare una parte del mio stipendio mensile a vivere sotto un tetto e arrangiarmi se i soldi non mi bastano, mentre chi ha ereditato la casa (e non ha sborsato un euro per avere un tetto) non dovrebbe nemmeno pagare l'imu.
      per certi aspetti, giusto così. ma ti ricordo che il principio liberale muove su basi opposte.

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    8. Ritiro la terz'ultima parola: l'espressione è talmente di uso comune che mi è scappata di bocca. Dunque via l'aggettivo "socialmente": sostituire l'IMU con una più alta rendita catastale sarebbe individualmente (e non socialmente) più giusto. Sarebbe più giusto, poiché in quel caso l'imposta terrebbe conto dell'effettiva capacità contributiva di ciascuno.

      Sei libero di attribuire all'IMU una funzione di giustizia sociale, ma:

      1. la Costituzione, quando cita il criterio della progressività e quello della capacità contributiva, non stabilisce che il fisco abbia la funzione di riequilibrare le disuguaglianze economiche che una società libera genera;

      2. non c'è nessun principio liberale alla base di ciò. vi è solo un legittimo desiderio socialista: infatti, come diceva Hayek, giustizia sociale e società libera sono in piena contraddizione l'una con l'altra;

      3. se vuoi la giustizia sociale devi sostanzialmente abolire il diritto ereditario e il diritto di proprietà.

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    9. philip
      non attribuivo all'imu alcuna giustizia sociale. la mia era soltanto una considerazione legata al tuo esempio sull'eredità.

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  2. fafnertv(at)hotmail.com04 giugno 2012 01:56

    Il problema è: quanto «informato» a criteri di progressività? La nuova filosofia tributaria tende a passare dalla tassazione delle persone alla tassazione delle cose (Tremonti ne ha parlato spesso).
    L'accertamento della base imponibile è più agevole, l'evasione e l'elusione diminuiscono, il gettito delle imposte è meglio prevedibile. Però la patrimoniale in senso stretto ripugna a tutti, e le iniquità crescono, soprattutto nel Paese dell'evasione delle imposte sul reddito e sul valore aggiunto.
    È il sistema che, di fatto, tende a eludere la Costituzione senza poter essere dichiarato incostituzionale in blocco.

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    1. ecco, questa è già un'obiezione più fondata.
      perché spostando sempre più la tassazione dalle persone alle cose si rischia che il sistema tributario non sia più informato al criterio della progressività. bisogna, a mio avviso, vedere quanto incide la tassazione sulle cose sul totale della pressione fiscale.

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    2. fafnertv(at)hotmail.com04 giugno 2012 16:05

      Una forma di progressività dovrebbe essere realizzata lo stesso (secondo la Scienza delle Finanze) perché la propensione al consumo cresce al crescere del reddito. Quindi il reddito alto sarà penalizzato sia in termini di aliquota personale, sia quando verrà speso in consumi, che si suppongono alti. Può darsi che sia vero sugli assi cartesiani. Ma allora è necessaria un'ampia no tax area sui redditi, per essere certi che le spese per i bassi consumi (tassati come cose) non siano ritassati attraverso l'imposta personale.

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  3. Il vero motivo di incostituzionalità dell'Imu non riguarda la progressività, ma la capacità contributiva. La tassazione deve essere sempre basata su fenomeni indici di ricchezza sottoponibile a tassazione (esempio tipico il reddito). Dare per scontato che il proprietario di un immobile abbia da parte 1000/1500 euro che non vedeva l'ora di dare allo Stato, in aggiunta a una pressione fiscale da paese scandinavo, è iniquo e socialmente pericoloso.

    paolie

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    1. fafnertv(at)hotmail.com04 giugno 2012 15:58

      Infatti non è colpita la ricchezza mobile (i 1000 euro da parte), ma la ricchezza immobilizzata. La casa è patrimonio, e il patrimonio è per definizione indice di capacità contributiva.

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    2. La casa in cui vivi, come dice paolie, non è una ricchezza sottoponibile a tassazione, proprio perché, come dici tu, essa è immobilizzata in un bene che non è un mezzo di pagamento e che non genera reddito.

      E non è un indice di capacità contributiva, ma semmai un indizio della probabilità di essa.

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    3. philip,
      ti informo che sull'affitto pago ogni anno un'imposta di registro a metà con il proprietario. però, mi raccomando, non lo dire a nessuno!

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  4. @ philip:

    la casa genera un reddito, pari all'affitto che non sei costretto a pagare. Dove sbaglio?

    Ciao

    Paolo

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    1. Ragionando come fai te il bollo auto lo dovrebbe pagare solo chi ha l'auto di proprietà e non chi è in leasing. Perché chi non paga un affitto, o ha pagato cash il prezzo d'acquisto, o lo ha pagato un suo dante causa e lui in più ci ha pagato l'imposta di successione, oppure ci sta pagando il mutuo. E oltre a ciò, a differenza dell'inquilino, periodicamente ci deve pagare le ristrutturazioni. Poi ha il capitale immobilizzato, e non è in grado di trasferirsi altrove così agilmente come un inquilino, se ne ha la necessità.

      Beppe Grillo stigmatizza il fatto che "l’Imu è calcolata sulla casa senza tener conto del proprietario", con ciò violando il principio della capacità contributiva. Ora vi state rendendo conto che in fondo ha ragione, e allora tentate di giustificarla con considerazioni di giustizia sociale.

      In virtù di essa, come ho detto, un paese può decidere di tassare la proprietà. Ma, se la nostra costituzione vale qualcosa, lo deve fare tenendo conto della capacità contributiva, di quella effettiva, e non di quella presunta o probabile. E se vuoi anche della capacità contributiva di chi invece deve pagare un affitto o un mutuo. Ma la verità è che se lo stato facesse ciò o incasserebbe meno soldi o aumenterebbe parecchio le imposte a chi ne paga già troppe. E allora è più facile violare la lettera della costituzione, tanto la corte che la deve far rispettare è notoriamente piegata a quella che Mortati chiamava la costituzione materiale e che in parole povere è la ragion di stato. Ma non vi lamentate poi se la gente votava prima Lega, poi Berlusconi e oggi per Grillo...

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  5. @ Philip:

    quando acquisti una casa paghi per ottenerne la proprietà (e puoi rientrare dell'investimento rivendendola) e benefici di non dover pagare l'affitto.

    Sul fatto che l'investimento sia più o meno buono e più o meno flessibile possiamo essere d'accoerdo, ma chi l'ha fatto lo riteneva conveniente rispetto all'affitto, se no avrebbe optato diversamente (a meno che sia diventato proprietario a sua insaputa).

    E poichè normalmente uno compra casa secondo le proprie possibilità, anche la progressività dell'imposizione è, in maniera molto rozza, sostanzialmente rispettata.

    Continuo a non vedere lo stupro della costituzione...

    Ciao

    Paolo

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  6. Se io porto a casa 4000 Euro pago di IRPEF circa il 40% (spero) ma se io ne portassi solo 1000 e mia moglie pure 1000, così come mio figlio e mia figlia, allora entrerebbero sempre 4000 Euro ma di tasse ne pagheremmo sicuramente meno.
    E' giusto ????? Io credo che indipendentemente dall'entità del reddito o del patrimonio lo Stato debba fissare l'Aliquota annuale necessaria a fronteggiare le Spese da sostenere e questa Aliquota (poniamo del 10%)porterà a pagare 1000 su 10000 oppure 100000 su 1000000 e così di seguito. Solo in questo modo le tasse saranno eque, progressive e commisurate alla effettiva capacità contributiva. CHE NE DITE ???

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    1. @ domenico
      uhm... a naso, mi sa che non sia esattamente così.
      primo, perché - per esempio - se la famiglia che tu indichi vivesse in toscana non accederebbe comunque a certe esenzioni ticket, perché i figli, superando una certa soglia di reddito, verrebbero conteggiati a parte.
      secondo, perché gli stessi 100 euro di spesa da sostenere non incidono nella stessa misura per uno che guadagna 1.000 o per uno che guadagna 10.000; il 10% che tu indichi è parecchio differente per quello che ha 10.000 e quello che ha 100.000.

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